Stop ai rifornimenti di carburante: Non é sciopero – impossibilità ad andare avanti

Non si tratta di uno sciopero, ma una chiusura per l’impossibilità ad andare avanti, dicono le organizzazioni che riuniscono i gestori degli impianti di rifornimento carburanti Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio che hanno annunciato la chiusura a partire da domani sera degli impianti sulla rete autostradale. Poche ore fa, il premier Giuseppe Conte ha assicurato “l’approvvigionamento dei carburanti”, mentre i ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, sono al lavoro per promuovere “intese tra i concessionari e i benzinai”. Una situazione dettata dal lockdown dell’intero Paese, che ha fatto crollare la richiesta di carburanti. “C’è stato un calo molto forte dell’erogato nell’ordine dell’85%“, comunica all’Agi il presidente di Anisa Confcommercio, Massimo Terzi, “e per ora non è arrivato nessun aiuto. Dai 10-11.000 litri venduti al giorno sulla rete autostradale siamo passati a 1.000 litri. Dobbiamo pagare almeno sei persone che fanno i turni visto che un impianto autostradale è aperto 24 ore al giorno. In questo momento non ce la facciamo, non vendiamo a sufficienza per pagare quei dipendenti” – prosegue Terzi – “quando chiude la giornata perde 1.000-1.500 euro al giorno. Non è né uno sciopero né una serrata, ma una presa d’atto dell’impossibilità di andare avanti”. Responsabilità anche alle società concessionarie autostradali che “devono mettere sul piatto qualcosa per non farci andare in perdita”. Purtroppo anche il self-service non può essere una soluzione, perché, spiega ancora Terzi, “in autostrada non c’è, c’è sempre un presidio, se il cliente si mette la benzina da solo poi paga comunque al gestore, a una persona fisica”. Alessandro Zavalloni, segretario generale della Fegica Cisl aggiunge: “Il self può essere uno strumento utile sulla rete ordinaria, non sulle autostrade; un’alternativa potrebbe essere la turnazione, tenendo aperto un impianto su 3 o uno su 4“.  

Da domani notte, quindi, gli impianti autostradali, quelli sui raccordi e quelli sulle tangenziali, potrebbero realmente restare chiusi. Successivamente, se non viene trovata una soluzione, chiuderanno via via anche i distributori presenti sulla viabilità ordinaria.  

“In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone. Centomila persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada”, scrivono nella nota Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio. Il premier Conte di risposta, ha affermato che l’esecutivo è pronto a “garantire l’approvvigionamento di tutti i servizi essenziali quindi”, ha sottolineato, “posso garantire che sarà garantita la filiera alimentare, ma anche l’approvvigionamento del carburante“. Ha poi aggiunto: “la ministra De Micheli adotterà un’ordinanza che consentirà di regolamentare l’orario di apertura in modo da assicurare il rifornimento di carburante in tutta la penisola e questo è un modo per venire incontro ad alcune istanze”.

Il Garante per gli Scioperi in una nota ribadisce il “fermo invito a tutte le organizzazioni sindacali, fino al 30 marzo 2020, considerato lo stato di emergenza epidemiologica dichiarato sul territorio nazionale, dovuto al diffondersi del virus Covid-2019, a non effettuare scioperi che coinvolgano i servizi pubblici essenziali, dal momento che essi non farebbero altro che aggravare la condizione dei cittadini”.