Giuseppe Allegri-LIMA 57- la prima vittima di covid-19 Tra i tassisti

“Lima 57”, questa era la sigla di Giuseppe Allegri, il tassista morto ieri all’ospedale San Paolo di Milano, ricoverato dai primi giorni di Marzo, e trasferito in terapia intensiva da una ventina di giorni. All’età di 63 anni è la prima vittima del Covid-19 nella categoria dei tassisti; lascia così la moglie 60enne, in quarantena, e la figlia Valentina di 34 anni. Il virus non gli faceva paura, o perlomeno non lo dava a vedere, continuando, finché ha potuto, a trasportare medici, infermieri e personale dell’Areu, spesso offrendo le corse. Gege Mazza, amico e collega, anch’esso della centrale radiotaxi 6969, dice: “Vogliamo continuare a dare un contributo a chi è sul fronte e anche Beppe ha proseguito a farlo fino all’ultimo. Il rischio c’è, ma ora che il servizio è ridotto all’osso, ci sembra il minimo impegnarsi comprando i medicinali agli anziani e trasportando i medici”. La “sua” zona, il suo “quartier generale”, era Famagosta, vicino all’ospedale dove come per beffa è morto, e si estendeva dal posteggio taxi della fermata della metropolitana verde, sino a quasi tutto il sud città. Questo virus, non permette nemmeno un saluto, un addio, così ad Allegri, stimato da tutti colleghi, sarà dedicata una corsa in via Famagosta con un drappo nero che sventolerà legato all’antenna dell’autoradio, ed una lettera che qui riportiamo:

Un eroe caduto in servizio. Anche noi abbiamo i nostri eroi. Colleghi caduti in servizio perché vittime di balordi. Colleghi investiti mentre stavano soccorrendo persone coinvolte in incidenti stradali. Colleghi e amici che si ammalano di questo maledetto virus, perché in questo grave momento di difficoltà non vogliono fare mancare il loro servizio ad una cittadinanza in difficoltà. In ogni città, anche nelle piccole provincie il tassista rimane al suo posto e presidia il territorio, spesso effettuando un numero ridotto di corse, a volte anche gratuite, ma essenziali per chi ha urgenza di spostarsi. In questi giorni i nostri pochi clienti non stanno certamente andando ad una festa o ad un ricevimento, sono le persone che per lavoro, quasi sempre legato ai servizi sanitari o di soccorso, hanno evidenti necessità di spostamento. Con queste poche righe vogliamo ricordare Giuseppe e tutti quei tassisti che si stanno prodigando a mantenere attivo questo servizio, troppo spesso dimenticato ma essenziale per la comunità.
-I tassisti milanesi-

I sindacati dei tassisti erano stati tra i primi a denunciare la mancanza di misure di sicurezza, sottolineando che “tutte le direttive, ministeriali e regionali, per i servizi pubblici di trasporto persone, ordinano di garantire condizioni tali da non permettere la trasmissione del COVID-19 durante il servizio”. Resta difficile, per esempio, mantenere la distanza minima di un metro tra gli occupanti del veicolo, ed impossibile se con più di un cliente a bordo; la maggior parte delle sigle dei sindacati esortano quindi, per Milano e la Lombardia intera, ad interrompere il servizio, in quanto: “non ci sono le condizioni di sicurezza né per il tassista né per l’utenza”. Parlando con alcuni tassisti di Milano, proprio nella zona di Allegri, Famagosta, si denotano due problemi fondamentali: il primo, come possono pagare mutui, spese, mantenere figli, ecc. senza lavorare, dato che in nessun decreto sono mai stati previsti sussidi per la loro categoria? Il secondo, come potrebbero muoversi tanti medici ed infermieri, che usano regolarmente i taxi, oppure il personale Areu, (che ha inoltre delle convenzioni)? Senza poi considerare, che ultimamente, coprono anche un servizio, spesso gratuitamente per loro scelta, di ritiro e consegna a domicilio dei farmaci e di spesa per gli anziani, i più a rischio durante questa pandemia. “In questo modo restano al sicuro, senza dover uscire” dice un tassista, e prosegue, “se il virus fa paura a me, e rischio io che ho quarant’anni, immagino il terrore ed il rischio che corre una persona magari di settanta o più anni. Non mi sentirei bene con me stesso se interrompessi questo servizio”. A volte, quindi, fa più paura andare contro la propria morale, che non un virus mortale come il Covid-19.

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