La nuova App “IMMUNI”: cos’è, funzionalità, rischi ed indagine del COPASIR

COS’È “IMMUNI”?

Immuni” è la nuova applicazione progettata dai membri di Bending Spoons S.p.A., fondata a Copenaghen nel 2013, e successivamente trasferitasi a Milano, che collabora con i Social network e le società principali che dominano la rete come Google, Apple, FaceBook, McKinsey e CERN. Si tratta fondamentalmente di un’App di tracciamento, scaricabile su dispositivi mobile, voluta dal Governo, che potrebbe iniziare ad essere operativa e scaricabile, per ora non obbligatoriamente, a partire dai primi giorni del prossimo mese. Con questa nuova App, fortemente voluta da Conte, saranno inoltre salvati i dati sanitari dell’utilizzatore, i suoi spostamenti ed eventuali contatti con individui positivi o posti in quarantena.

COME FUNZIONERÀ “IMMUNI”?

Secondo le prime indiscrezioni, oltre all’obbligo di inserimento di tutti i dati personali e sanitari, gli utilizzatori dovranno avere sempre con sé il loro dispositivo mobile (smartphone o tablet) su cui hanno scaricato ed attivato l’applicazione, che non sarà disinstallabile, con le impostazioni “dati cellulare”, “bluetooth” e “GPS o GSM” ATTIVI, in quanto tutto ciò sarà necessario a:

Tracciare gli spostamenti del soggetto con metodo satellitare.

Far collegare i dispositivi di eventuali soggetti positivi, posti in quarantena oppure semplicemente venuti in contatto con positivi o sottoposti ad isolamento al vostro dispositivo, per darvi segnalazioni ed alert.

Fornire il modulo necessario per eventuali spostamenti (ancora da definire vista la progressiva revoca del lockdown) che sarà digitalizzato tramite creazione di QR code dall’App stessa e verificabile dalle Forze dell’Ordine in caso di controllo.

DOVE VERRANNO SALVATI I DATI DI “IMMUNI” E CHI LI GESTIRÀ?

Certamente si tratterà di milioni e milioni di bytes di informazioni sensibili, che al momento il Governo italiano potrebbe non aver modo di immagazzinare direttamente e che quindi richiederebbe l’utilizzo di server di aziende private. La gestione dei dati potrebbe essere affidata al Dipartimento di Protezione Civile, che già ai tempi del terremoto dell’Aquila si occupava dell’informatizzazione e dell’invio degli alert alla popolazione, situazione numericamente ben diversa da quella della pandemia.

ESISTONO RISCHI PER L’UTENTE CHE SCARICA L’APP?

Purtroppo sembra che i rischi per gli utilizzatori siano molto elevati a livello sociale e di privacy. Dal punto di vista della quotidianità, il semplice fatto di incrociare un soggetto, definito a rischio o positivo dall’app, potrebbe costarvi giorni di quarantena ed esami obbligatori. Ben più preoccupante la non remota possibilità di sottrazione di dati personali e sensibili, soprattutto attraverso la connessione bluetooth, che risulta notoriamente la meno difendibile da attacchi di hacker. Eventuali “aggressioni” al vostro smartphone o tablet mettono a repentaglio non solo i dati salvati attraverso IMMUNI, ma tutti quelli presenti sul vostro dispositivo e sui cloud, password, documenti, immagini, video e perfino le credenziali di conti correnti e carte di credito. È inoltre reale la possibilità, come più volte avete visto nei film, di accedere in remoto a telecamere, audio e tastiere dei vostri dispositivi, per fini illeciti da hacktivisti, organizzazioni criminali ed agenzie di intelligence straniere.

 NON CREDETE A TUTTO QUESTO? STA INDAGANDO IL COPASIR

Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani dal 2007, lo dice senza indugi:”ci sono implicazioni tra la sicurezza della Repubblica e la persistenza dell’emergenza del coronavirus”. Per questo “ha deciso di intensificare le proprie convocazioni e il ciclo delle attività connesse”, nel dettaglio sono già stati convocati a dare spiegazioni riguardo “IMMUNI”: il Ministro della Salute, Roberto Speranza, la titolare del Dicastero dell’Innovazione, Paola Pisano, il direttore generale del Dipartimento Informazioni e Sicurezza, Prefetto Gennaro Vecchione, e il suo vicedirettore, Prof. Roberto Baldoni, incaricato per la cybersicurezza.

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