Tenta il suicidio nel cimitero: salvato in extremis dalla polizia

Giovedì, un uomo ha tentato di suicidarsi all’interno del cimitero di Busto Arsizio, lo stesso, dove si scoprirà in seguito, sono sepolti i propri genitori.
Ma partiamo con ordine.
Sono le ore 20,00 di Giovedì 2 Aprile, una Volante della Polizia di Stato di Busto Arsizio, viene inviata in via Favana, dopo l’avvistamento di un uomo, che è penetrato all’interno del cimitero scavalcandone il muro di cinta. Quasi nello stesso momento, la centrale operativa riceve una chiamata da una donna, il cui marito, le ha annunciato tramite messaggio, la decisione di togliersi la vita, proprio nel cimitero di Busto Arsizio. Gli Agenti subito giunti sul posto, hanno così scavalcato a loro volta l’alta recinzione, e dopo una breve perlustrazione, attirati da alcuni rumori, lo hanno avvistato in una zona scarsamente illuminata .
L’uomo era in posizione accovacciata all’esterno di un ballatoio, appoggiato in modo precario su un solo piede, con una corda attorno al collo e l’altra estremità già annodata intorno alla ringhiera: non lasciava alcun dubbio circa le intenzioni di suicidio.
Con la massima cautela, vista la gravità della situazione, i poliziotti si sono avvicinati tentando di instaurare un dialogo con l’uomo, ma senza successo. Ben presto la situazione è precipitata: dopo aver lanciato un grido disperato, in direzione degli agenti, intimandogli di lasciargli raggiungere i propri cari, l’uomo si è lanciato nel vuoto. La prontezza di riflessi di uno degli Agenti, ha però fatto si che riuscisse ad afferrare per il giubbotto l’aspirante suicida, che nonostante abbia continuato a scalciare e dimenarsi, non è riuscito a divincolarsi e far stringere la corda attorno al collo, fallendo nel disperato gesto.
L’uomo è stato sollevato di peso e quindi immobilizzato a terra dagli Agenti, che dopo aver reciso la corda, hanno dovuto trattenerlo, con non poca fatica, fino all’arrivo dei soccorsi sanitari, incaricati di trasportarlo all’ospedale.

Charlotte: da Oldrati la valvola anti-covid19

Potrebbe essere il nome di una nuova borsa di lusso, frutto dell’estro di uno dei nostri favolosi stilisti italiani, Charlotte, invece, sebbene frutto dell’ingegno italiano, è una valvola che permette di trasformare le maschere da snorkeling full face in una maschere respiratore d’emergenza.

L’innovazione, è venuta in soccorso alle esigenze di chi lotta in prima linea nella lotta al Covid-19, l’esperienza e la necessità di medici e pazienti ha trovato così prima Isinnova, società di sviluppo innovativo ed in un secondo momento Oldrati troupe, gruppo internazionale di spicco nella produzione di manufatti in gomma, plastica e silicone. Oldrati, che in precedenza si era occupato della produzione delle maschere da snorkeling, in tempi record, ha potuto industrializzare il processo di produzione della valvola, mossa necessaria per garantire la precisione dimensionale e la reperibilità qualitativa di tutte le valvole. Standardizzare la produzione, dopo la creazione dello stampo, significa rendere prossimo allo zero il rischio di produrre valvole difettate, inutilizzabili per la messa a punto della easy-Covid 19, in un frangente in cui ogni minuto è prezioso. Il Gruppo, i cui reparti produttivi si trovano nelle province tra le più colpite, Bergamo e Brescia, non ha esitato a riconvertire le proprie linee produttive, riaprendo, in accordo con le autorità, i sindacati ed il personale, le porte della propria azienda. Tanti quindi hanno collaborato, hanno dedicato e stanno dedicando il loro impegno mettendosi al servizio degli altri.

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“Ho sempre creduto nella forza della collaborazione e questo progetto ne è un esempio straordinario. Non è stato facile decidere di riaprire alcuni reparti produttivi ed impegnarsi mentalmente e fisicamente no stop a questo progetto nella situazione in cui stiamo vivendo. Sono però onorato di avere al mio fianco collaboratori che hanno da subito compreso l’importanza sociale di questa attività e che non hanno esitato a darsi da fare combattendo paure, ansie e difficoltà”  ha dichiarato Manuel Oldrati, CEO del Gruppo Oldrati.

I primi kit easy-Covid-19 sono già stati consegnati alle Aziende Socio Sanitarie territoriali del Garda e di Crema, al Policlinico di Monza per quanto riguarda la regione Lombardia, all’Asl 2 della regione Liguria che provvederà a smistarli nei vari ospedali. Nel bergamasco, duramente colpito, la Protezione Civile di Clusone si occuperà della distribuzione all’Ospedale di Piario e Clusone e per finire nel bresciano, ugualmente in grande difficoltà, Valle Camonica solidale lì donerà alle RSA di Lozio e Pisogne. Il Gruppo ha altresì deciso di donare 2000 kit easy-Covid 19 e 10.000 valvole Charlotte Oldrati alle strutture in prima linea nella lotta spasmodica al virus. Questi elementi verranno forniti come unità distinte al personale medico competente che ne valuterà l’opportunità di utilizzo. Numerose richieste sono già pervenute anche a livello internazionale: da Spagna, Francia, Tunisia, Egitto, Nigeria; il Gruppo ha assicurato la propria disponibilità: in un momento in cui siamo colpiti tutti a livello mondiale è importante fare sistema.

Controlli a Busto Arsizio: coppie appartate, feste di compleanno ed armi da taglio

Se gli otto esercizi commerciali controllati dalla polizia locale di Busto Arsizio sono risultati in regola con controlli COVID, lo stesso non si può dire per parecchi privati cittadini.
Nel fine settimana appena trascorso sono stati effettuati 249 controlli nelle strade di Busto Arsizio: venti persone hanno fornito motivazioni non rientranti tra quelle espressamente indicate dai decreti, per altri due casi si procederà, invece, per false dichiarazioni.
Nel pomeriggio di venerdì la Polfer, coadiuvata da una pattuglia, ha fermato una coppia di ragazzi che, dopo aver scavalcato la recinzione della stazione centrale è salita a bordo di un’auto, dove li aspettava un trentenne pregiudicato della zona. Oltre alle sanzioni amministrative per aver eluso i controlli di Polizia Ferroviaria e Polizia Locale, l’auto utilizzata per la fuga è stata sequestrata dagli agenti in quanto priva di assicurazione.
Due coppie hanno pagato cara la nostalgia per l’innamorato: i fidanzati ventenni appartati in un parcheggio, lei residente in città, lui del legnanese, che si sono giustificati agli agenti dicendo di “non vedersi da settimane” e la coppia, trovata in un parcheggio di Viale Venezia, che sfruttava gli spostamenti di lavoro di uno dei due, residente fuori regione, per potersi vedere. In entrambe le situazioni sono state applicate le sanzioni del caso.
Segnalati dai vicini di casa, alcuni residenti del centro cittadino che hanno pensato di organizzare una festa di compleanno con tanto di ospiti provenienti da Gallarate. I cittadini, di origine Albanese, sono stati sottoposti a controllo da parte degli Agenti di Polizia che non hanno creduto alle loro parole, quando hanno asserito di essere soli in casa. Rifugiati sul terrazzo, sono stati infatti trovati nascosti amici e parenti del padrone di casa intervenuti alla festa. Tutti sono stati identificati e sanzionati come da prassi.
Reati di oltraggio e minaccia a pubblico ufficiale, queste le denunce rivolte ad una ragazza diciannovenne di Busto Arsizio, che fermata durante un controllo, oltre a rifiutarsi di fornire informazioni relative al suo spostamento, ha messo in atto comportamenti aggressivi che sono arrivati alla minaccia di sputare addosso agli agenti. Oltre alle denunce chiaramente è stata emessa sanzione amministrativa.
Un coltello a serramanico, questo è quanto ha rinvenuto il Nucleo Pronto Intervento, all’interno nella vettura di un cittadino albanese residente in città. Per lui denuncia per porto abusivo di oggetti atti ad offendere e sequestro dell’arma.

Quando tutto sarà finito: CHI saremo?

Questa tragedia ci avrà portato degli insegnamenti, avrà cambiato la nostra vita attuale, le nostre scelte, i nostri valori?
Forse non sono la sola a pormi infinite domande sul futuro; finalmente salvi avremo davanti a noi la prova di come su questo Pianeta, in cui ci comportiamo da padroni, non contiamo nulla. Nell’esatto momento in cui Madre Natura vorrà eliminarci dalla faccia della Terra non ci dovrà mettere un grande impegno per sterminarci. Abbiamo chiuso occhi ed orecchi davanti alle problematiche dell’inquinamento e della distruzione, abbiamo minimizzato ed avvallato ogni scorretto comportamento, aggrappandoci, al così chiamato, “progresso” ed al “benessere economico”.
Il blocco del Mondo ci ha mostrato che fortunatamente, almeno in parte, i danni arrecati, in secoli di abusi, sono reversibili: l’aria può tornare ad essere respirabile e le acque ad essere limpide.
Ma quando tutto sarà finito noi decideremo di essere quelli che siamo sempre stati, o forse peggio per recuperare il tempo ed i profitti perduti? Il cambiamento fa sempre paura, ma ora che non siamo chiamati singolarmente, bensì tutta l’umanità, possiamo e dobbiamo metterla da parte ed agire.
I governi ci hanno intimato cosa fare, o meglio cosa non fare, per proteggerci da questo virus. Non sarebbe forse giusto che altri tipi di atteggiamenti venissero banditi con la stessa forza? Alla fine l’obiettivo è il medesimo: il nostro bene; ma, forse, è utopia!
Noi adulti, radicati nelle nostre convinzioni, spero saremo finalmente portati ad un nuovo “illuminismo” per opera dei nostri figli.
Inquineremo meno, perché certi combustibili non dovranno più essere utilizzati; mangeremo meno carne, o smetteremo del tutto, per empatia verso gli animali e perché allevare come ora non sarà più sostenibile; ricicleremo, dato che non ci richiede un grande impegno; proteggeremo gli animali, avendo come ideale che non sono oggetti dedicati al nostro divertimento, così come gli zoo ed i circhi chiuderanno, poiché finalmente saremo in grado di percepire la loro crudeltà intrinseca.
Mi chiedo anche se ci prodigheremo di più verso i deboli, i nostri anziani, quelli che anche prima di questa emergenza necessitavano di noi, che con ogni probabilità avevano difficoltà con la spesa anche senza la presenza del Covid-19. Vi prego, apriamo gli occhi, e vediamo queste difficoltà; smettendo di pensare che qualcun altro, sicuramente, si sta già occupando di loro. Facciamolo perché è moralmente etico, e ne verremo ripagati.

Durante questo “esilio” portando il cane a passeggio ed alzando lo sguardo da terra, ho visto tanti anziani sui balconi che si sbracciavano per salutarci ( il cane Pippi e me).
Ricambiando il saluto, mi sono spesso fermata a chiedere se erano soli in casa e se avessero bisogno di qualcosa, ma la necessità più grande si è sempre dimostrata essere: parlare! Avere un contatto umano con qualcuno!
C’è la signora di via Volta, che mi ha raccontato del cane che aveva e del cane della figlia, che solitamente cura durante il giorno, e di quanto le manchi.
C’è il signore di via Cantù, sempre in vestaglia da camera, che mi ha chiesto com’è il mondo fuori, e di tornare per fargli accarezzare il cane.
Sono i genitori, i nonni, oppure gli zii di qualcuno, ma sono soprattutto la coscienza e la parte migliore di noi; sono i nostri vecchi, quelli che ci vogliono bene sempre, anche se non ci facciamo vedere mai.
Possiamo trovare tutti un modo per essere migliori di come siamo stati fin’ora; questa occasione non lasciamola scemare non appena ci troveremo nuovamente sulla linea di partenza per riprendere la corsa della nostra vita.

Associazione Animalisti Italiani Onlus informa: gli “amici pelosi” non trasmettono il Coronavirus

Ancora una volta i nostri amici pelosi, coloro con cui condividiamo le nostre vite e da cui riceviamo amore incondizionato, sono al centro di false notizie e bersaglio dei soliti ignobili haters. Questo è un momento storico incredibile, che dovrebbe solo spronarci alla riflessione sulle nostre scelte verso il Pianeta in cui siamo ospiti, verso le vite che conduciamo, verso il vero senso degli affetti .Dovrebbe appunto. Eppure c’è chi ha deciso di buttare questi giorni dedicandoli all’odio, seminando con false notizie la paura che il COVID -19 possa essere trasmesso dagli animali e palesando la propria ignoranza con esternazioni del tipo: “Avviso che il primo animale che vedo nella mia proprietà verrà abbattuto“. Chiaramente indispettito, per questo che è solo uno dei molti contenuti inappropriati che stanno girando nelle ultime ore sul web, Walter Caporale, presidente dell’Associazione Animalisti Italiani, ha ribattuto: “Anche io lancio la ‘taglia’! Buffoni, vi bacio in bocca e faccio l’amore con voi senza protezioni!”
Oggi è più sicuro abbracciare un cane che stringere la mano ad uno sconosciuto, ha fatto presente Marco Melosi, presidente dell’AMVI (associazione medici veterinari italiani). Il professor Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi, ha aggiunto: “baciare e farsi baciare da un cane, è meno rischioso che baciare una persona. La trasmissione di una malattia è ben più facilitata tra individui della stessa specie, rispetto a speci differenti, perché la struttura ne è predisposta. Gli animali non sono untori e non hanno colpa”.
Da quando è scattata l’emergenza COVID-19, l’associazione si è battuta per promuovere una corretta informazione, gli animali non trasmettono il Coronavirus, come dichiarato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ anche falsa la notizia di un aumento degli abbandoni, il buon senso e l’amore degli italiani per i propri compagni ha avuto fortunatamente la meglio sulla paura.Tuttavia la situazione viene monitorata in modo che la psicosi non prenda il sopravvento sulla verità dando luogo ad azioni insensate.

L’associazione sta anche promuovendo una campagna di sensibilizzazione attraverso il contest #IORESTOACASACONLORO. I nostri animali sono una risorsa inesauribile d’amore e compagnia, pensiamo ad esempio a tutti  coloro che sarebbero  rinchiusi in casa soli se non fosse per la presenza del loro fedele amico a quattro zampe.

Altra challenge che sta passando sui social è  “Postate una foto del vostro amico peloso e scrivete #IONONTICONTAGIO, come campagna contro l’abbandono”.  Bisogna continuare a condividere e diffondere il messaggio: i cani non trasmettono il Coronavirus, come hanno spiegato sia l’OMS che il Ministero della Salute, la scienza deve vincere sull’ignoranza.