Agenti scambiati per clienti: arrestato per spaccio!

Nel tardo pomeriggio di ieri, 23 novembre, durante un servizio dedicato al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti in una zona boschiva ai margini dell’abitato di Marnate, un uomo, tratto in inganno dall’oscurità del luogo, ha scambiato due Agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio per suoi acquirenti.

L’uomo, non appena gli Agenti si sono avvicinati, si è reso
conto che le persone invitate ripetutamente a raggiungerlo non erano i tossicodipendenti che attendeva, e ha gettato alcune bustine che teneva in mano, pronte per la consegna, tentando di scappare. Nei brevi istanti della fuga, prima di essere bloccato dagli Agenti, l’uomo ha urlato a gran voce avvisando gli altri spacciatori al momento all’interno del bosco della presenza della Polizia, permettendo loro di allontanarsi velocemente con il favore dall’oscurità.

Un rapido controllo ha permesso di rinvenire a terra una delle bustine, notate poco prima in mano allo spacciatore, contenente una dose di cocaina.

L’uomo, identificato come un italiano di 29 anni e residente nell’alto milanese, è stato trovato in possesso di 200 euro in banconote di diverso taglio, che ha ammesso essere il frutto dello spaccio di cocaina ed eroina svolto fino a quel momento.

Nel corso del controllo al ventinovenne gli Agenti sono stati raggiunti dagli originali acquirenti dello stupefacente i quali hanno confessato l’appuntamento fissato poco prima con lo spacciatore per la cessione di alcune dosi di eroina e cocaina. L’uomo è stato quindi arrestato e sono state avviate le indagini per individuare i suoi complici nell’attività di spaccio.

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La Zona Rossa: cosa si può e cosa non si può fare?

Domande quotidiane che in molti si pongono: le risposte in base al nuovo DPCM in vigore da oggi in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria.


Il nuovo DPCM, varato nella notte tra il 3 e 4 Novembre, entrerà in vigore oggi, dopo la definizione delle differenti “zone” da parte del Ministro della Sanità Roberto Speranza. Il DPCM sarà efficace fino al 3 dicembre.

Le misure anti-contagio intraprese dovrebbero restare in vigore per due settimane, ovvero fino alla conferma, o modifica, del “coefficiente di rischio” della propria Regione.

Cosa si potrà e non potrà fare in zona rossa da oggi?

Una serie di domande, alcune che potrebbero sembrare banali, ma a cui molti non sanno darsi risposta.

Si può entrare e uscire dalla Regione (zona rossa)?

La norma prevede che ci si possa muovere soltanto per “comprovate esigenze”, per un’emergenza o per motivi di salute, studio e lavoro.

Serve l’autocertificazione?

Sì. Chiunque si sposti all’interno di una “zona rossa” deve portare con sé l’autodichiarazione, opportunamente compilata con l’indicazione dei motivi dello spostamento, il luogo da cui si parte e quello in cui si arriva.

Se dimentico l’autocertificazione o non ho modo di stamparla?

Nessun problema. Le Forze dell’Ordine dislocate sul territorio saranno in grado di fornirne una copia al momento dell’alt, e sarà obbligatorio compilarla.

Sono obbligato a stare nell’abitazione di residenza o domicilio o posso rimanere da un parente?

La norma chiarisce l’obbligo di soggiornare al proprio domicilio di residenza o comunque nella propria dimora abituale.

È consentito trasferirsi in una cosiddetta “seconda” casa?

No, non è consentito.

È possibile uscire dal proprio Comune?

Per i residenti delle zone rosse, è in vigore il divieto di uscire dal proprio Comune di residenza, sia con mezzi di trasporto pubblici che privati, salvo che per «comprovate esigenze» di lavoro, studio e salute.

È possibile uscire per una visita medica (una visita specialistica, una visita dal dentista, un consulto dal medico curante)?

Sì. Il Dpcm consente gli spostamenti per motivi di salute, entro i quali rientrano anche le visite mediche. Ovviamente occorre specificarlo sull’autocertificazione.

Per quali altre ragioni è consentito uscire?

Il Dpcm consente gli spostamenti per comprovate esigenze di lavoro, per motivi di salute e “altri motivi ammessi dalle vigenti normative”. Tra questi ultimi c’è l’approvvigionamento di beni di prima necessità: quindi recarsi a fare la spesa, in farmacia, ad acquistare sigarette, ma anche per far rifornimento di carburante o per l’acquisto di materiale elettronico.

Resta il divieto di uscire dal territorio del Comune di residenza a meno che nel proprio Comune manchi il negozio di beni di prima necessità che interessa. Vale, in ogni caso, la regole del Comune più vicino.

È possibile uscire per una passeggiata?

Sì. Nel DPCM è scritto che l’attività motoria è consentita, fuori dall’orario previsto per il cosiddetto “coprifuoco”, in prossimità della propria abitazione. Deve sempre essere rispettato il distanziamento di almeno un metro da ogni altra persona e l’obbligo di utilizzo di dispostivi di protezione delle vie respiratorie. Per una passeggiata non è necessario avere con sé l’autocertificazione.

Cosa si intende per “in prossimità della propria abitazione”?

Non esiste, per il momento, una quantificazione precisa del concetto di “prossimità” dalla propria abitazione. Dovrebbe valere il buonsenso. Le Forze dell’Ordine valuteranno caso per caso.

È ancora previsto il “coprifuoco”?

Sì. Il “coprifuoco” entra in vigore alle 22 e si protrae fino alle 5 del giorno successivo.

Si può portare a spasso il cane?

Sì. È consentito con mascherina e fuori dagli orari previsti per il “coprifuoco”, senza autocertificazione e sempre in prossimità della propria abitazione.

È permesso accompagnare i figli a scuola, anche se la scuola si trova in un altro Comune?

Sì. Sono consentiti gli spostamenti necessari a garantire la didattica in presenza laddove autorizzata.

Quali scuole saranno chiuse e quali aperte?

Sono chiuse tutte le superiori, i licei, gli istituti tecnici, le scuole di formazione professionale. Si fa ricorso alla cosiddetta “didattica a distanza”.

Rimarranno aperti gli asili nido, le scuole materne, le scuole primarie (elementari) e le classi prime delle secondarie di primo grado (medie).

In caso di genitori o parenti anziani. È possibile portare loro la spesa? E più in generale, è possibile andare a trovarli, anche se risiedono in un altro Comune?

Sì, è consentito. Si tratta di un’evenienza che rientra nelle “comprovate esigenze”, a maggior ragione nel caso di parenti stretti in parte o del tutto non autosufficienti.

Affetti stabili. È possibile andare a trovare il/la fidanzato/a?

No. In base a una prima interpretazione del DPCM, in attesa di ulteriori chiarimenti, sembra che questa possibilità sia esclusa. Non è escluso che nelle prossime ore vengano chiariti meglio gli aspetti legati agli “affetti stabili”.

È possibile andare al bar o al ristorante?

Il decreto sospende l’attività di tutti i servizi di ristorazione, ivi compresi pub, pasticcerie, bar e gelaterie. Consentito l’asporto.

È possibile ordinare cibo da asporto?

L’attività di ristorazione da asporto è sempre autorizzata, fino alle 22.00. Vietato consumare sul posto o nelle adiacenze.

Pizza da asporto: è possibile recarsi nella pizzeria di fiducia, se fuori dal Comune di residenza?

No. È consentito uscire dal proprio Comune soltanto se nel proprio Comune non vi sia una pizzeria da asporto. In ogni caso occorre servirsi presso quella più vicina al proprio domicilio.

È possibile andare per negozi?

Sono chiusi tutti i negozi ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole e negozi che vendono generi considerati “di prima necessità”.

Quali sono i negozi aperti, quindi considerati “di prima necessità”?

Per generi di prima necessità si intendono: generi alimentari; carburante; materiale elettronico; ricariche e schede telefoniche; fioristi, librerie, articoli medicali e ortopedici; materiali per la cura degli animali; combustibile per uso domestico e per riscaldamento; prodotti per la cura della casa e della persona.

È possibile andare al centro commerciale?

Nelle zone rosse i centri commerciali saranno chiusi, con la sola eccezione degli esercizi diretti alla vendita di soli generi alimentari, e di farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole.

È possibile andare dal barbiere o dal parrucchiere?

Sì. Barbieri e parrucchieri resteranno aperti.

È possibile andare dal parrucchiere/barbiere di fiducia anche se si trova in un Comune diverso da quello di residenza?

No, non è consentito. È possibile uscire dal territorio del proprio Comune di residenza soltanto nei casi in cui nel proprio Comune di residenza non eserciti alcun parrucchiere. In ogni caso è permesso raggiungere solo il parrucchiere/barbiere più vicino al proprio domicilio.

È possibile servirsi presso un supermercato in un Comune diverso da quello di residenza?

No. È possibile uscire dal territorio del proprio Comune di residenza soltanto nei casi in cui nel proprio Comune di residenza non siano presenti supermercati.

La ragione del DPCM è quella di limitare al massimo gli spostamenti non necessari. Pertanto sarò consentito di raggiungere l’attività disponibile più vicina a casa.

È possibile andare dall’estetista?

No, il decreto impone la chiusura di tutti i centri estetici.

È possibile svolgere attività sportiva all’aria aperta?

È consentito svolgere attività sportiva e motoria all’aperto ed in forma individuale. Non vige la regola della “prossimità” alla propria abitazione, ma non sarà consentito lasciare il Comune di residenza/domicilio.

È possibile svolgere attività sportiva in una palestra o in un centro sportivo all’aria aperta?

No. Il DPCM prevede la chiusura sia delle palestre sia dell’attività dei centri sportivi all’aperto.

Durante l’attività sportiva è obbligatorio indossare la mascherina?

No. Chi pratica attività sportiva non è obbligato a indossare la mascherina fintanto che gli sia possibile rispettare il distanziamento di almeno un metro.

È possibile andare al cinema o a teatro?

No, i cinema ed i teatri sono chiusi.

È possibile andare a Messa?

Sì. Sarò consentito andare a messa, fermi restando l’obbligo di utilizzo della mascherina e del distanziamento. La norma vale per qualunque altro luogo di culto.

È possibile andare all’estero?

È consentito espatriare per esigenze lavorative, esigenze di assoluta urgenza, esigenze di salute, esigenze di studio o per rientrare presso il proprio domicilio.

Scarica in PDF il nuovo DPCM del 3 Novebre 2020 e gli allegati.

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Italia divisa in tre zone di rischio. In base a cosa?

21 indicatori assegnano il coefficiente di rischio alle Regioni

Il nuovo DPCM, il 23esimo del 2020, varato nella notte tra il 3 e 4 novembre, l’Italia è stata divisa in tre zone: Rozza, Arancione e Gialla. Ad ogni zona corrispondono quindi delle restrizioni mirate per il contenimento della crescente curva pandemica di Sars-Cov-2.

Come sono differenziate le zone di rischio?

Le zone, non modificabili per almeno due settimane, ricalcano perfettamente la geografia politica delle Regioni italiane. Il colore, e quindi il “coefficiente di rischio” attribuito ad ogni Regione, si ottiene confrontando 21 indicatori stabiliti dal provvedimento emanato il 30 aprile scorso dal Ministero della Salute.

Ad oggi, le Regioni in zona rossa, quelle con maggiori restrizioni, sono Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Calabria. Nella fascia intermedia, zona arancione, sono state inserite Puglia e Sicilia. Tutte le altre, con restrizioni più lievi, fanno parte della zona gialla.

Quali sono i 21 indicatori?

Gli indicatori del “coefficiente di rischio” sono divisi in tre macro-categorie:

  • capacità di monitoraggio
  • capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti
  • risultati relativi a stabilità di trasmissione a alla tenuta dei servizi sanitari
Capacità di monitoraggio
  1. Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  2. Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  3. Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  4. Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  5. Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
  6. Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).
Accertamento, indagine e gestione contatti
  1. Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.
  2. Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
  3. Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
  4. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.
  5. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
  6. Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata ima regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.
Sensibilità di trasmissione e tenuta del sistema sanitario
  1. Numero di casi riportati alla Protezione Civile negli ultimi 14 giorni.
  2. Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
  3. Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale).
  4. Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno.
  5. Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
  6. Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
  7. Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale).
  8. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19.
  9. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19

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Busto Arsizio: ucraino ventiseienne arrestato per spaccio

BUSTO ARSIZIO – Erano circa le 17 della domenica di Ognissanti, quanto una Volante del Commissariato di Busto Arsizio, in viale Boccaccio, ha notato, in sella a una bici, un ventiseienne ucraino residente in città; volto già noto ai poliziotti perché più volte denunciato o arrestato per spaccio di stupefacenti.

Il giovane, appena vista la Volante, ha tentato di allontanarsi spingendo più forte sui pedali, ma ha soprattutto cominciato ad armeggiare freneticamente con il cellulare. Gli Agenti lo hanno subito fermato e, controllando il telefonino, hanno constatato che aveva appena disinstallato l’applicazione “Whatsapp”. Sospettando che ciò fosse finalizzato a cancellare qualche chat compromettente, i poliziotti sono riusciti a reinstallare l’applicazione e recuperare la cronologia dei messaggi più recenti: verificando che l’argomento trattato in una delle chat era il prezzo e la qualità della “maria” che l’ucraino aveva venduto ai suoi clienti.

A questo punto è scattata la perquisizione personale, che ha fatto trovare addosso al giovane ucraino circa 7 grammi tra hashish e marijuana e soprattutto la somma di circa 600 euro, giustificabile solo come provento di spaccio, visto che il ventiseienne è cronicamente disoccupato e vive di espedienti.

Successivamente è stata eseguita la perquisizione del domicilio. Qui sono stati trovati altri 100 grammi di marijuana, in parte già divisa in dosi pronte per la vendita. Inevitabile l’arresto del ventiseienne per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

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Tenta la fuga tra le strade di Busto Arsizio a bordo di un’auto rubata : pluripregiudicato 53enne in manette

Teatro dell’inseguimento è stata, ancora una volta, la zona di confine tra Busto Arsizio e Castellanza; ben conosciuta dagli Agenti delle Forze dell’Ordine come luogo di spaccio di sostanze stupefacenti.

Una pattuglia del Commissariato della Polizia di Stato, che alle 17,30 di ieri, 30 ottobre 2020, stava perlustrando quell’area ha incrociato una Fiat Punto che viaggiava in direzione opposta con a bordo il solo autista. L’uomo, con in testa un cappellino, dopo aver notato i poliziotti si è rapidamente voltato per non farsi vedere in volto, ma così facendo ha definitivamente insospettito gli Agenti. Dopo aver invertito la marcia della volante, gli è stato inutilmente intimato l’alt.

Il guidatore ha iniziato una fuga spericolata, imboccando curve ad elevatissima velocità e mettendo in pericolo la sicurezza degli altri utenti della strada. L’inseguimento è durato alcuni minuti, fino a quando i poliziotti hanno notato la Punto entrare in un parcheggio senza vie di uscita, se non attraverso un bosco, dietro al muro di cinta di una ditta.

Gli Agenti hanno deciso di appostarsi nascondendo l’auto di servizio e infatti, dopo qualche minuto, hanno notato l’uomo col cappellino sporgersi da dietro il muro di cinta e osservare la strada per verificare se la pattuglia fosse ancora sulle sue tracce. Gli Agenti, usciti dal loro nascondiglio, hanno bloccato l’uomo. Subito dopo è stata avvistata la Punto, con il motore e gli pneumatici ancora caldi, parcheggiata a pochi metri.

L’individuo ha fatto un ultimo estremo tentativo di negare la propria presenza alla guida dell’auto, che si presentava chiusa e senza chiavi di accensione, ma è stato definitivamente smentito dalle immagini registrate da alcune telecamere a circuito chiuso che lo mostravano mentre, issatosi sul muro di cinta della ditta, vi posava un oggetto. I poliziotti hanno infatti recuperato sullo stesso muro le chiavi della vettura, che è risultata rubata a Vergiate.

Il fermato, un pluripregiudicato italiano di 53 anni, è stato arrestato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

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Protesta a Varese! Una piazza condivisa tra esponenti di Forza Nuova ed agenti in borghese

Contro le chiusure imposte da Governo e Regione, contro la “dittatura sanitaria” e contro le mascherine, viste come simboli di oppressione. Non esiste un solo ideale di protesta tra i manifestanti che si sono radunati ieri sera, martedì 27 ottobre, in Piazza Monte Grappa a Varese.

In circa 300, se escludiamo gli agenti in borghese, si sono ritrovati intorno alle 21; pochi con la mascherina e senza alcun rispetto del distanziamento sociale. Qualche commerciante, alcuni cittadini, molti tra giovani e giovanissimi appartenenti al mondo della tifoseria da stadio ed ai movimenti di estrema destra.

Per il discorso d’apertura il microfono è stato dato nelle mani di Francesco Tomasella, militante di Forza Nuova e animatore di “Identità Laghee”, un gruppo che si definisce “Circolo culturale tradizionalista e identitario, contro il pensiero unico mondialista e massificante”. Tomasella ha parlato di fronte ad una piazza, che a suo dire, “non si è riunita nel nome del negazionismo del virus, ma contro chi con la paura del virus vuole imporre la dittatura sanitaria”.

Durante la serata di manifestazione, il microfono è passato di mano in mano ai presenti, quali testimoni delle problematiche sociali dovute al Coronavirus: perdita del posto di lavoro, paura del domani e per la privazione delle libertà personali. Non sono ovviamente mancati filo-negazionisti e no-mask, che durante i loro discorsi al microfono hanno minimizzato il pericolo del virus e messo in dubbio l’utilità delle mascherine.

Nessun simbolo di partito, ma dura la contestazione nei confronti di del premier Giuseppe Conte e di Rocco Casalino, contro i quali è stato esposto un grande striscione dal contenuto omofobo.

Lo striscione omofobo contro il Premier Conte e casalino

L’idea degli organizzatori, probabilmente in accordo con gli esponenti dell’estrema destra varesina, era quella di proseguire simbolicamente per qualche minuto, al grido di “libertà!” oltre il coprifuoco previsto per le 23.00, per poi lasciar spazio alle fronde estremiste.

Da Piazza Monte Grappa, occupata ormai da un centinaio di manifestanti, è così partita una pioggia di fumogeni, bottiglie di birra e petardi, accompagnati da alcune bombe carta, in direzione delle Forze dell’Ordine schierate di fronte a Corso Matteotti e Via Marconi.

Alla vista delle Forze dell’Ordine rimaste impassibili nelle loro posizioni, tutti i presenti sono partiti in corteo, attraversando via Veneto e via Morosini, fino a piazzale Kennedy dove hanno preso le loro vetture e si sono dileguati.

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Fontana ordina il coprifuoco in Lombardia: dannoso per l’economia e probabilmente inutile

Dopo l’ok del Ministro Speranza si attende l’ordinanza: coprifuoco dalle 23 alle 5, didattica a distanza nelle scuole secondarie e chiusi i centri commerciali non alimentari nei weekend.

La Regione Lombardia, con l’Ok del Ministro Speranza e dei sindaci dei capoluoghi di Regione, è al lavoro per varare nelle prossime ora la nuova “ordinanza coprifuoco” per cercare di contrastare l’aggravarsi della pandemia.

Il coprifuoco dalle 23 alle 5

Regione Lombardia ha chiesto al governo Conte, nella persona del Ministro della Salute, Roberto Speranza, ed ottenuto parere positivo, per lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, ad esclusione dei casi di comprovata necessità, o per motivi di salute e di lavoro, nell’intera Lombardia dalle ore 23 alle 5 del mattino a partire da giovedì 22 ottobre.

La proposta è stata avanzata al Governo dai i Sindaci dei Comuni capoluogo di Regione, insieme al presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Mauro Guerra, ai capigruppo di maggioranza e di opposizione e al governatore Attilio Fontana.

“Credo sia opportuno prendere un’iniziativa come questa che è simbolicamente molto importante ma non dovrebbe avere delle conseguenze di carattere economico particolarmente gravi, senza però lasciare che la situazione peggiori. Ho sempre sostenuto che l’Italia non si può permettere un lockdown, dal punto di vista economico ma anche psicologico. Dobbiamo evitarlo, dobbiamo trovare la strada migliore per evitarlo”.

Attilio Fontana, Quarta Repubblica su Rete4 il 19 ottobre 2020

Bar, ristoranti e sale giochi

L’ordinanza prevede la chiusura dalle 23 di tutte le attività. Nei bar e ristoranti le consumazioni saranno consentite dopo le 18 solo al tavolo. Sono anche chiusi dalle 18 alle 6 del mattino i distributori automatici di alimenti e bevande posti sulle pubbliche vie.

Chiuse in tutta la Regione le sale scommesse, sale giochi e le sale bingo. Vietato l’uso delle slot machines nei bar e in qualsiasi altro esercizio pubblico.

Didattica a distanza

Regione Lombardia ha deciso anche l’alternarsi tra distanza e presenza delle attività didattiche per tutte le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali di secondo grado. Raccomandazione alle università di attivare la didattica a distanza appena possibile.

Mezzi di trasporto

Secondo le prime indiscrezioni, come di consuetudine, ci saranno adeguate norme stringenti per le società di trasporto private, ma nessuna stretta sui trasporti pubblici, se non lo scaglionamento degli ingressi a scuola. In tutta la Regione i pendolari potranno continuare ad ammassarsi su pullman, metro e tram, l’importante è che siano ben stipati per raggiungere il posto di lavoro o la scuola, ma che non facciano acquisti nei weekend.

Metropolitana di Milano

Fontana ha fatto bene i calcoli?

Sicuramente conoscerà i numeri in ascesa dei nuovi positivi, ieri 1687, di cui il 90-95% asintomatici e poco infettivi, ma sicuramente parla a sproposito dichiarando che la nuova ordinanza “non dovrebbe avere delle conseguenze di carattere economico particolarmente gravi”.

Secondo una ricerca della Camera di Commercio di Milano è emerso che la Lombardia si classifica al primo posto in Italia per numero di imprese ristorative: 22,000 ristoranti e 26,000 bar. Come potrebbero sopravvivere queste imprese, già molto compromesse dal primo lockdown, con le nuove restrizioni e senza concreti aiuti economici dal Governo?

Non dimentichiamo che Fontana, ancora indagato dalla Procura di Milano, si è interessato al fatturato di Dama spa, per la fornitura di mezzo milione di euro di camici, in quanto di proprietà del cognato Andrea Dini e di sua moglie Roberta Dini; ma non si interessa anche alle altre aziende presenti sul territorio? Secondo Unioncamere, infatti, il 1° trimestre del 2020 ha già visto chiudere oltre 20.000 attività, e nel 2° trimestre ne sono state chiuse altre 9.880. Quante ne chiuderanno ancora?

Perché non usare il modello Stoccolma?

A Stoccolma, come in tutta la Svezia, la strategia di non attuare alcun lockdown ha funzionato. Sotto la guida dell’epidemiologo Anders Tegnell, direttore dell’Agenzia di Sanità Pubblica svedese, la Svezia, ha semplicemente puntato sul buonsenso e su un minimo distanziamento sociale, una sorta di immunità di gregge, senza distruggere la propria economia e mettendo in ginocchio i propri cittadini.

Mettendo i dati svedesi a confronto con quelli italiani, possiamo notare che l’assenza di restrizioni ha generato meno morti: 61 morti ogni 100.000 abitanti in italia, contro i 57 morti, sempre ogni 100.000 abitanti, in Svezia.

Dal punto di vista economico, la Svezia, seppur in sofferenza, secondo le stime della Commissione Europea perderà il 5,3% del proprio Pil. L’Italia, devastata da lockdown e restrizioni, perderà, secondo le stime dal 10,2 al 12,4% del suo Pil.

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Sequestrato un arsenale di armi a varese; 4 arresti per traffico internazionale di armi da guerra


VARESE – La Polizia di Stato di Varese, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione/UCIGOS e diretta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, ha arrestato 4 persone coinvolte in un traffico internazionale illegale di armi da guerra.

I poliziotti della Digos hanno sequestrato, in appartamenti e cantine in uso agli
arrestati, un vero e proprio arsenale di armi: oltre 50 tra mitragliatori, fucili di
assalto, carabine e pistole; sono stati altresì sequestrati 14 manufatti esplosivi,
granate, numerosi pezzi di armi, serbatoi per cartucce ed oltre 10.000 munizioni di vario calibro.

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Italia pronta a fallire: in arrivo coprifuoco serale e chiusure settoriali.

Oltre al coprifuoco notturno e le chiusure di migliaia di attività, avanza anche l’ipotesi di didattica a distanza per le scuole superiori.

Governo e Ministero della Salute stanno studiando un nuovo giro di vite per arginare i numeri in crescita dell’emergenza Coronavirus. In accordo con le regioni potrebbero essere istituiti dei lockdown regionali, direttamente dai governatori. Al momento le misure al vaglio sono: coprifuoco dalle 22; chiusura di palestre, parrucchieri, barbieri, centri estetici, cinema e teatri; didattica a distanza per le scuole superiori.

Quanto sono realmente preoccupanti i numeri dei contagi?

I dati ufficiali di ieri, 15 ottobre 2020, mostrano una netta crescita di positivi: 8.804, di cui il 95% asintomatici e con ridotta carica virale, a fronte del record di 162.932 tamponi. In aumento anche i ricoveri ospedalieri, che però, come conferma Giorgio Palù, past president delle Società Italiana ed Europea di Virologia, rappresentano il 6% dei positivi. Da considerare, inoltre, che molti dei ricoverati sono soggetti paucisintomatici, e per molti altri si tratta di ricoveri sociali: persone anziane e sole. Questi dati evidenziano ancora una volta che la situazione è ben differente da quella dei mesi di marzo ed aprile. Crescono i contagi all’aumentare del numero dei tamponi, è logico, ma la letalità del Covid-19 è stabile, tra i positivi, tra lo 0,3 e lo 0,4%.

Quanto interessa al Governo il pensiero del Comitato Tecnico Scientifico?

Da un lato il Governo Conte già prevede misure più drastiche per il contenimento del virus, dopo aver varato l’ennesimo DPCM appena due giorni fa’. Dall’altro, Agostino Miozzo, coordinatore del CTS, dichiara: “Il Cts non sta facendo alcun pressing sul governo. Stiamo pensando di convocare una riunione del Cts nelle prossime ore, ma nessuno ci ha chiesto nulla, né noi abbiamo chiesto nulla“.
Sebbene sia innegabile che nelle scorse ore, ambienti vicini al Comitato, avevano comunicato che sarebbero serviti provvedimenti più restrittivi per far fronte all’incremento dei contagi, risulta assurdo che un Governo (composto da avvocati, ex bibitari, ex comici, ex disoccupati cronici, ecc), dopo aver appena prorogato lo stato d’emergenza sanitaria, si arroghi il diritto, senza il parere di un comitato di esperti, di decidere per il futuro di un’intera nazione.

Il rischio del fallimento sociale

Secondo uno studio del Sole24Ore condotto su un campione di 3,4 milioni di persone a livello mondiale, e pubblicato il 25 Giugno 2020, è emerso che la solitudine fa aumentare il rischio di morte precoce del 26%, l’isolamento sociale del 29%, e vivere soli del 32%. Certamente la ricerca sugli effetti dell’isolamento sociale legati alla mortalità erano a lungo termine, tuttavia, l’angoscia significativa causata da queste pratiche di isolamento (didattica a distanza, chiusura di luoghi d’aggregazione, ecc) portano ad effetti negativi sul benessere e sulla salute mentale di ogni individuo: soprattutto in termini di disturbi alimentari, di alcolismo e di gioco d’azzardo telematico.

Il sicuro fallimento economico

Un virus con una letalità minore dello 0,001% a livello nazionale (fonte: epicentro.iss.it), in concomitanza con un Governo, molto probabilmente di incapaci, che prende decisioni spesso contrarie al Comitato Tecnico Scientifico, non potrà che portare i cittadini alla fame, ed alla “guerra dei poveri”.

Secondo l’Istat, l’impatto della crisi Covid-19 determina seri rischi per la sopravvivenza del 38,8% delle imprese italiane. Una catastrofe economico-sociale che farebbe perdere il posto di lavoro a circa 3,6 milioni di italiani.

Probabilmente, ma non sicuramente, barricandosi in casa ed interrompendo qualsiasi rapporto sociale non contrarranno il Coronavirus, ma certamente il loro problema sarà pagare il mutuo della casa in cui vivono, fare la spesa, e sostenere le spese di primaria necessità.

Se gli italiani non tornano a mangiare ai ristoranti, forse non si ammalano, ma i ristoranti chiudono e lasciano a casa il personale.
Se gli italiani non vanno dal parrucchiere o dal barbiere, forse non si ammalano, ma i saloni chiudono e lasciano a casa il personale.
Se gli italiani non vanno al cinema o a teatro, forse non si ammalano, ma i cinema ed i teatri chiudono e lasciano a casa il personale.

Forse chiudere tutto, anche a fasce orarie, potrebbe essere una delle soluzioni per difenderci da un virus ormai poco letale, ma sicuramente è la scelta migliore per mettere in ginocchio milioni di italiani.

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Pusher senegalese in manette: da Arona a Busto Arsizio per acquistare stupefacenti da rivendere

Da Arona ai boschi tra Busto Arsizio e Castellanza per rifornirsi di droga di rivendere: pusher in trasferta arrestato dalla Volante del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio.

I controlli tra Busto Arsizio e Castellanza

Nel corso della giornata di ieri, 15 ottobre 2020, durante i regolari servizi di controllo del territorio, estesi alle zone limitrofe alla città dove è presente il fenomeno dello spaccio, la pattuglia del Commissariato, ha notato due uomini a piedi in via della Pace, proprio a ridosso del bosco. Vedendo avvicinarsi la Volante, i due hanno fatto per allontanarsi, ma i poliziotti, insospettiti, li hanno bloccati e identificati. Uno dei due, un senegalese di 50 anni residente ad Arona, ha subito mostrato agli agenti una dose di hashish, minimizzandone il possesso, sostenendo che si trattava del “fumo” destinato al suo consumo personale e chiedendo insistentemente di essere lasciato libero in quanto doveva andare a lavorare.

La perquisizione e l’arresto

I poliziotti, invece, lo hanno perquisito scoprendo che in una calza aveva nascosto circa 40 grammi di sostanze stupefacenti: cocaina e hashish, già divise in dosi. Per il pusher senegalese, risultato tra l’altro disoccupato, sono scattate le manette per detenzione di droga destinata allo spaccio. Secondo la Procura, c’è infatti motivo di ritenere che lo straniero avesse raggiunto i “boschi dello spaccio”, tra Busto Arsizio e Castellanza, per rifornirsi di sostanze stupefacenti da rivendere al dettaglio nella zona di residenza.

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Smaltimento mascherine e DPI: evitare un disastro ecologico

Guida allo smaltimento dei Dispositivi di Protezione Individuale, per non passare da un’emergenza sanitaria ad un disastro ecologico.

Abbandonate per strada migliaia e migliaia di mascherine, guanti gettati via dopo il loro utilizzo, senza nessuna cura per il benessere del nostro pianeta e per la sicurezza altrui: lo smaltimento dei DPI dovrebbe essere una questione importante per tutti. Sono purtroppo moltissimi gli episodi di dispersione nell’ambiente di guanti e mascherine verificatisi negli ultimi mesi. La riapertura dei luoghi di lavoro e delle scuole, in combinazione con l’obbligo delle mascherine, deve andare di pari passo con una maggior sensibilità verso l’ambiente. Un disinteresse verso il giusto smaltimento dei DPI potrebbe portare dall’emergenza sanitaria a un disastro ecologico.

Coronavirus e superfici

Tutti i virus al di fuori della cellula umana vengono sconfitti facilmente. Il Sars-CoV-2 sembrerebbe molto sensibile alla luce del sole e ai disinfettanti a base di cloro. Ormai è noto, a livello teorico, che il Coronavirus sopravvive da pochi minuti a qualche giorno al di fuori del corpo umano.

Senza sole e in presenza di materiale biologico il virus sopravvive più a lungo; esposto ai raggi UV o in zone sanificate resiste invece molto poco. Questi sono fattori molto importanti, sicuramente da tenere in considerazione, anche per la gestione dei rifiuti.

All’Istituto Superiore di Sanità è attivo un gruppo di lavoro per capire se i rifiuti possano rappresentare un reale veicolo di trasmissione, ma ad oggi non è ancora noto il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici dei rifiuti domestici.

I rischi dell’abbandono dei DPI

Esiste un duplice rischio: sanitario e ambientale. Rifiuti potenzialmente infetti, che andrebbero dunque smaltiti nell’indifferenziata, potrebbero entrare in contatto con chiunque. Il virus, plausibilmente ancora presente sulle superfici dei DPI, potrebbe infettare un nuovo “ospite” e far quindi aumentare il numero dei positivi.

Il danno ambientale è invece molto più reale e chiaramente visibile. La quasi totalità dei dispositivi abbandonati sono realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, ovvero plastica, oppure in nitrile, lattice, Pvc o altri materiali sintetici. Tutti prodotti che abbandonati sui marciapiedi, nei parcheggi e ai bordi delle strade, alle prime piogge rischiano di finire nei tombini, andando direttamente a inquinare fiumi, laghi e mari. Da sottolineare, oltre la tossicità dei materiali per l’ambente, il rischio reale che molti animali selvatici possano morire: ingerendo o rimanendo impigliati nei nostri DPI.

Richard Thompson, professore di biologia marina dell’Università di Plymouth, che ha coniato il termine “microplastica” nel 2004, ha dichiarato: “I governi chiedono a ogni cittadino di indossare una mascherina, ma questo non deve significare creare rifiuti. Manca una riflessione su ciò che accadrà a questi oggetti alla fine del loro ciclo di vita. Se questi prodotti vengono utilizzati per strada, dobbiamo insegnare alle persone come smaltirli”.

Il corretto smaltimento di guanti e mascherine

Le linee guida dell’ISS nell’ultimo rapporto sono chiare. Se appartengono a persone non positive, bisogna trattare i DPI come rifiuti normali, quindi smaltirli negli appositi contenitori per l’indifferenziata, ma con un accorgimento: chiuderli a loro volta in un sacchetto, in modo che non possano entrare in contatto con gli operatori ecologici durante il rituro dell’immondizia. Dove si fa la raccolta differenziata non c’è motivo di sospenderla.

Se i DPI appartengono a persone positive, o sottoposte a quarantena, devono essere utilizzati almeno due sacchetti l’uno dentro l’altro o in numero maggiore se poco resistenti. La raccolta differenziata dev’essere sospesa e tutti i rifiuti prodotti devono essere smaltiti come materiale non riciclabile, ovvero indifferenziato. Utile l’utilizzo di un contenitore a pedale, in modo da evitare il contatto con materiale infetto. I sacchi contenenti i DPI vanno chiusi utilizzando guanti monouso e non vanno schiacciati. Il corretto smaltimento sarebbe giornaliero, secondo le procedure in vigore nel proprio Comune di residenza, considerandoli sempre rifiuti indifferenziati.

In entrambi i casi, conferma l’ISS, lo smaltimento finale dei DPI sarà effettuato attraverso inceneritori e termovalorizzatori. In questo modo il virus, eventualmente presente nei rifiuti domestici, sarà completamente distrutto e si limiteranno il più possibile i danni all’ambiente.

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Truffa e spendita di monete false: quindicenne nei guai!


GALLARATE – Nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gallarate sono intervenuti in un bar cittadino a seguito della richiesta da parte del gestore che ha segnalato, la presenza di un giovane che aveva tentato di pagare una consumazione con soldi falsi. Giunti sul posto, gli Agenti hanno constatato che effettivamente si trattava, nello specifico, di una banconota chiaramente falsa e sono stati indirizzati verso un giovane, minorenne, ancora all’interno del bar.

Il giovane, una volta avvisato il padre, è stato accompagnato presso gli uffici del Commissariato e sottoposto a perquisizione personale che ha permesso di rinvenire, all’interno di una tasca dello zaino in suo possesso, un’altra banconota da 10 euro palesemente contraffatta.

Il proprietario del bar ha consegnato agli Agenti altre due banconote, una da dieci e una da venti euro, entrambe contraffatte, riferendo che anche queste erano state spese dallo stesso ragazzo alcuni di giorni prima.

Il giovane infatti, approfittando dell’anziano gestore con problemi di vista, aveva chiesto di cambiare le banconote in tagli più piccoli, abbandonando velocemente il bar dopo aver ottenuto quanto richiesto. L’anziano purtroppo si era reso conto solo in un secondo momento, dopo un attento controllo delle banconote, di essere stato truffato.
Il quindicenne dovrà ora rispondere di truffa e spendita di monete false.

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Triplicati i controlli della Polizia Ferroviaria: arrestati 25 latitanti in Lombardia

Un giro di vite contro la delinquenza nelle stazioni e sui treni della Lombardia.

Sono in tutto 25 i latitanti arrestati dalla Polizia Ferroviaria del Compartimento per la Lombardia, negli ultimi tre mesi, nelle stazioni e sui treni: circa 1 ogni 3 giorni. I controlli nei principali scali lombardi, triplicati rispetto allo scorso anno, essendo passati da 70.000 a 220.000, hanno permesso di rintracciare i ricercati nei cui confronti pendevano ordini di carcerazione per pene definitive oppure ordinanze di custodia cautelare.

Nel dettaglio, i maggiori controlli hanno permesso di fermare: 6 responsabili di rapine, commesse per lo più in ambito ferroviario o a bordo di treni; 7 responsabili di furti, nella maggior parte dei casi sempre commessi a bordo di convogli ferroviari; 4 ricercati per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e 2 destinatari di un ordine di carcerazione europeo per omicidio.

I rimanenti provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Polfer della Regione Lombardia, infine, hanno riguardato reati di maltrattamenti in famiglia, truffa, danneggiamento ed immigrazione clandestina.

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Nuovo Decreto Legge: l’illegalità della mascherina

Sono trascorsi diversi mesi dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, eppure il virus non cessa di essere il protagonista indiscusso dei nostri pensieri e delle diatribe medico-politiche.

Uno degli argomenti su cui quasi chiunque ha espresso almeno una volta il proprio parere è: la questione delle mascherine. Quali usare, quando usarle, a chi farle indossare, dove indossarla e perché.

Ebbene, senza voler scendere nel merito della reale efficacia di questi dispositivi, la cui valutazione è opportuno lasciarla alle menti scientifiche, anche se spesso contrastanti; rivolgiamo l’attenzione su uno scenario che è rimasto in secondo piano: i regolamenti regionali e ministeriali che impongono ai cittadini di indossare le mascherine sono legittimi?

L’obbligo di indossare le mascherine: inizio dell’emergenza pandemica

Inizialmente, l’obbligo di indossare le mascherine non si è articolato in modo uniforme sul territorio. Tale obbligatorietà è stata prevista in modo “trasversale”, ovvero solo per determinate fasce di popolazione (i sanitari, gli esercenti commerciali dei beni di prima necessità come alimentari, farmacie etc.) e solo a livello regionale.
Quindi, obbligatorie solo per alcuni e, comunque, non dappertutto.

La Lombardia è stata la prima ad emettere un’ordinanza con cui ha imposto l’obbligo a chiunque esca di casa di coprire naso e bocca, possibilmente con una mascherina o, in mancanza, impiegando una sciarpa o un foulard (Ordinanza n. 521 del 4/4/2020).
Hanno seguito a ruota, sempre nel mese di aprile, la Valle d’Aosta, stabilendo l’obbligo di indossare mascherina e guanti, non solo per gli esercenti commerciali, ma anche per chi andava a fare la spesa. Ugualmente ha disposto il Veneto. Piemonte e Toscana avevano comunicato che avrebbero reso obbligatorio l’uso della mascherina per tutti, ma solo dopo aver provveduto a distribuirne gratuitamente una gran quantità alla popolazione.

Infine, con il DPCM del 26 aprile, finalizzato ad accompagnare l’Italia nella soprannominata “FASE 2”, l’obbligo è stato introdotto e regolamentato sull’intero territorio nazionale.

Oggi, 8 ottobre 2020, con la pubblicazione e l’entrata in vigore del nuovo Decreto Legge, la mascherina diventa un obbligo per tutti i cittadini al di fuori delle proprie case. Esclusi solamente i bambini, coloro che fanno sport e quelli con patologie che non consentono l’uso di tale protezione.

La normativa di carattere penale attualmente vigente

In questo periodo di Governo del buon avvocato Conte, c’è un elemento che pare essere stato completamente dimenticato: il precetto penale.
Nell’ordinamento italiano infatti esistono ancora delle norme, di carattere penale, che vietano di comparire mascherati in un luogo pubblico.

In particolare, sono due le norme fondamentali che impongono tale restrizione:

  • la prima – l’art. 85 del Testo Unico di legge sulla Pubblica Sicurezza (R.D. n. 773 del 18 giugno 1931), che così recita: “E’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con l’ammenda da L. 100 a 1000. È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto. Il contravventore e chi, invitato, non si tolga la maschera, è punito con l’ammenda da L. 100 a 1000”.
  • la seconda – l’art. 5 della Legge n. 152 del 22 maggio 1975: “E’ vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. ((Nei casi di cui al primo periodo del comma precedente, il)) contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. ((Qualora il fatto è commesso in occasione delle manifestazioni previste dal primo comma, il contravventore è punito con l’arresto da due a tre anni e con l’ammenda da 2.000 a 6.000 euro.)) Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza“.

Dalla lettura di queste disposizioni sorgono due importanti interrogativi: cosa vuol dire “mascherati” e quali sono i “giustificati motivi”?

Il Coronavirus è realmente un “giustificato motivo”?

Il presupposto è ora chiaro: esistono due norme di rilevanza penale che impongono di non comparire in luogo pubblico mascherati, o con altri mezzi che rendano difficile il riconoscimento, se non per giustificato motivo. Opportuno chiedersi se effettivamente le ragioni che stanno alla base dell’obbligo imposto siano valutabili come un “giusto motivo”, tale da scriminare questo comportamento che, altrimenti, avrebbe indubbiamente rilevanza penale.

Fatto pacifico, e non contestabile, è che il virus si trasmetta tramite un contatto stretto con una persona infetta. Lo stesso Ministero della Salute, Roberto Speranza, nella pagina Web appositamente dedicata a fornire chiarimenti sulla natura del Covid-19, scrive: “Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette”.

Il Coronavirus, quindi, non aleggia libero nell’aria rendendola infetta. A riprova di ciò, ad oggi, non ci sono protocolli sanitari che chiariscano come l’uso delle mascherine in luoghi aperti, non affollati, con il mantenimento del distanziamento sociale, sia funzionale a prevenire la diffusione del contagio di Coronavirus.


Indossare la mascherina in luoghi aperti, quindi, non essendoci evidenze scientifiche di alcun tipo, non può essere in alcun modo un “giustificato motivo” per coprire il volto.

Cittadini e Pubblici Ufficiali commettono reati

Considerato che indossare le mascherine per prevenire o limitare la diffusione del virus, soprattutto all’aperto, non costituisce un giustificato motivo, va da sé che tale comportamento sia penalmente rilevante ai sensi degli articoli prima citati (art. 5, L. 152/75, e art. 85 R.D. 773/1931).

Eppure, basta affacciarsi alla finestra di casa per rendersi conto di quanti cittadini, certamente convinti di fare una cosa buona e giusta, circolinoi nelle pubbliche vie, anche da soli, indossando una mascherina.

La domanda, alla luce di ciò, diventa: per quale motivo nessun Pubblico Ufficiale in servizio, che rileva la presenza di persone dotate di mascherine in luogo pubblico, non ha mai segnalato all’Autorità Giudiziaria tali notizie di reato, rendendosi a sua volta passibile del reato di “Omessa denuncia di reato da parte del Pubblico Ufficiale“?

La risposta è molto banale: un’abrogazione implicita, ed illegale, sia dell’art. 85 del Testo Unico di legge sulla Pubblica Sicurezza, sia dell’art. 5 della Legge n. 152 del 22 maggio 1975

Se non fosse così, non ci si spiega come nessuno sia mai intervenuto a sanzionare tali comportamenti penalmente rilevanti.

Giuseppe Conte istiga a delinquere

Ma non è tutto. Sempre considerato che circolare per le pubbliche vie con il volto coperto e non riconoscibile sia penalmente rilevante, se non vi sia stata un’abrogazione implicita ed illegittima dei precetti penali che lo sanzionano, si potrebbe affermare che il nuovo Decreto Legge, che impone di andare in giro indossando la mascherina, di fatto stiano invitando la popolazione a tenere un comportamento contra legem.

Il Governo, in particolare l’avvocato Conte, che ben dovrebbe conoscere la legge, anche per via del suo titolo di studio, sarebbe penalmente perseguibile per il reato di “Istigazione a delinquere”; l’art. 414, comma primo, Codice Penale, infatti recita: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”.

Obbligatorietà dell’azione: R.I.P. in Italia

Il principio dell’obbligatorietà dell’azione, che in Italia risulta ancora costituzionalmente previsto, è quindi stato abrogato? In linea ormai puramente teorica in Italia, l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero, è infatti obbligatorio ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, come recepito anche negli artt. 50 e 405 c.p.p.; cioè l’azione penale diventa obbligatoria quando la “notizia di reato” è fondata e, in generale, quando gli elementi raccolti durante la fase investigativa sono sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio. La pubblicazione di un Decreto Legge sulla Gazzetta Ufficiale non è quindi una fondata notizia di reato?

Ai Lettori, e soprattutto ai Magistrati, il compito di rispondere.

Mascherina? Non ovunque se credi nelle leggi italiane

Molti riterranno l’utilizzo delle mascherine un “giustificato motivo”, idoneo a scongiurare un eventuale peggioramento della pandemia, sebbene in contrasto con i precetti penali sopra riportati. Bisogna tuttavia considerare che uno dei principi cardine del nostro Ordinamento è quello della gerarchia tra le fonti del diritto: esse non sono tutte di pari grado, bensì assumono importanza differente.

La legge costituzionale è all’apice della gerarchia, seguita dalle leggi statali ordinarie e, solo in seguito, da quelle regolamentari (sia di origine governativa, sia regionale).
La fonte superiore, chiaramente, deve prevale su quella inferiore e quest’ultima non può in alcun modo contraddire le fonti di grado superiore.

Ciò comporta, quindi, che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o i Decreti Legge, non possano imporre un precetto che sia in contrasto con quello di una legge ordinaria (quale è quella penale).

Le vie percorribili sono in definitiva due: o è avvenuta un’abrogazione implicita, dunque anche illegale, degli artt. 5, L. 152/75, e 85 R.D. 773/1931, poiché il loro contenuto è completamente in contrasto con il nuovo Decreto Legge, oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che impone di andare in giro “mascherati”, oppure quest’ultimo, come tutti precedenti, devono essere disapplicati in favore delle leggi penali di rango superiore.

Il contesto legislativo in cui ci troviamo è comunque a dir poco confusionario ed assurdo, e sarebbe auspicabile che, nonostante il periodo di “probabile emergenza sanitaria” e la necessità di farvi fronte velocemente, non si perdano di vista altri valori altrettanto importanti su cui si basa il nostro Stato, quali quelli sanciti nella nostra Costituzione.

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Coronavirus – Attenzione alle truffe telefoniche!

Delinquenti si spacciano telefonicamente per figli o nipoti, spesso di persone anziane, nel tentativo di far sborsare soldi per false cure mediche.

In questi ultimi giorni, segnala la Questura di Varese, si sono verificati diversi tentativi da parte di malintenzionati di raggirare persone anziane, facendo credere loro di dover sborsare ingenti somme di denaro per curare un parente che avrebbe contratto il coronavirus. Si tratta di raggiri che delinquenti senza scrupoli mettono in atto per derubare ed estorcere denaro alle vittime prescelte.

Nella giornata di ieri, numerose richieste di aiuto sono arrivate alla Centrale Operativa della Questura di Varese da parte di cittadini che avevano appena ricevuto telefonate dal contenuto sospetto, alle quali, fortunatamente, non hanno creduto. È capitato, riferisce la Questura, che questi malintenzionati abbiano contattato le loro vittime sulla linea telefonica fissa, spacciandosi per il figlio o nipote, spesso presentandosi anche con il vero nome del congiunto, confondendo il timbro vocale con tosse e pianto, ed abbiano detto di essere risultati positivi al Coronavirus e di avere immediato bisogno di soldi per poter ricevere le cure necessarie.

In questi casi, anche se la vittima in un primo momento non cade nel tranello e riattacca la telefonata, trattandosi di linea telefonica fissa, questa non si interrompe e consente al truffatore che, nel frattempo, è rimasto in linea dall’altra parte, di fingersi, questa volta, operatore delle Forze dell’Ordine e di rispondere alla successiva chiamata della vittima al 112, riuscendo così nell’intento di portare a termine la truffa.

È importante, quindi, in questi casi, chiamare immediatamente il 112 per mettersi in contatto con le forze dell’ordine, ma di farlo possibilmente con un telefono cellulare; evitando quindi di trovarsi a parlare con gli stessi truffatori, ed essere nuovamente raggirati.

Il modus operandi è ormai noto alle Forze dell’Ordine, ma purtroppo trova ancora terreno fertile in categorie di persone vulnerabili, soprattutto negli anziani, che, spesso per paura, finiscono per cedere alle richieste dei truffatori.

È fondamentale condividere queste informazioni con i famigliari, gli amici, o i vicini di casa, e segnalare tempestivamente i casi sospetti alla Polizia.

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