Ucciso don Roberto Malgesini: Como in lutto per “il prete degli ultimi”

Proprio seguendo la sua vocazione, aiutare il prossimo, don Roberto Malgesini ha perso la vita in Piazza San Rocco a Como.

Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, il parroco, conosciuto come “il prete degli ultimi”, stava per iniziare il suo giro di distribuzione delle prime colazioni. La Panda grigia che utilizzava quotidianamente per raggiungere i bisognosi era ancora davanti alla canonica, carica di cibo da distribuire.

Il sacerdote ha però trovato l’omicida ad aspettarlo: era una persona che don Roberto conosceva bene, un senzatetto di origini tunisine di 53 anni, con vari decreti di espulsione, al quale forniva assistenza. Anche per questo, e considerato che pare fosse in buoni rapporti con don Roberto, al momento è difficile capire cosa sia passato nella testa dell’omicida. Ciò che ormai è tristemente noto è che il prete è stato colpito da diverse coltellate, e una di queste, al collo, si è rivelata fatale. Dopo l’inspiegabile gesto, l’extracomunitario si è diretto verso la vicina caserma dei Carabinieri, dove si è costituito.

Sul luogo dell’omicidio è giunto anche il vescovo Oscar Cantoni che ha benedetto la salma di don Roberto davanti ad una folla di fedeli e parrocchiani in lacrime. “Curava la situazione di queste persone – spiegano dalla diocesi di Como – era un sacerdote volto al volontariato sociale e lo faceva nel miglior modo possibile, era un pezzo di pane”.

In molti si sono uniti al cordoglio della città.

Angelo Tagliabue, rettore dell’Università dell’Insubria ha dichiarato: “Sono profondamente colpito dalla tragedia che si è consumata questa mattina a Como. Quello che è accaduto non deve far mettere in discussione il valore dell’accoglienza che ha reso don Roberto Malgesini il prete degli ultimi, dei senzatetto, dei migranti, dei bisognosi. Comunque la si pensi, l’accoglienza e la solidarietà sono concetti con cui ciascuno di noi deve confrontarsi. Ed è quello che invitiamo i nostri studenti a fare, oggi più che mai, esercitando con autonomia e partecipazione il loro senso critico di fronte all’attualità”.

Attilio Fontana ha postato su Facebook: “Mi unisco alla comunità di Como che piange la morte di Don Roberto Malgesini, aggredito questa mattina da un senzatetto a cui il sacerdote aveva portato conforto. Da anni Don Roberto all’alba portava i pasti caldi ai poveri della città. Una vita dedicata agli ultimi, un esempio per tutti noi”.

Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha deciso di proclamare il lutto cittadino per il grande impegno di don Roberto nel sociale.

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Riaprono le scuole: 17enne denunciato per detenzione di stupefacenti

È incominciato male il primo giorno di scuola per un diciassettenne di Jerago con Orago.

GALLARATE – Una volante del turno di ieri mattina, 14 settembre 2020 e primo giorno di riapertura delle scuole, nel perlustrare i paraggi di un istituto scolastico del centro cittadino, ha notato nel parcheggio della scuola la presenza di un ragazzo ed una ragazza tra le vetture posteggiate. Alla vista della volante entrambi i giovani hanno cercato di non farsi notare ed il ragazzo ha gettato qualcosa lontano da sé. Il brusco e repentino movimento ha però attirato l’attenzione degli Agenti, che hanno deciso di sottoporre a controllo entrambi gli studenti.

Un rapido accertamento ha permesso ai poliziotti di appurare che il giovane aveva gettato a terra del tabacco unitamente ad involucro di carta contenente sostanza stupefacente, avente le caratteristiche visive ed olfattive tipiche dell’“Hashish”. L’involucro che è stato debitamente sequestrato amministrativamente a carico del ragazzo.

Se le analisi confermeranno la natura stupefacente del materiale sequestrato, il detentore verrà segnalato per la violazione amministrativa prevista dall’Art. 75 D.P.R. 309/90 così come modificato dalla L. 49/06, ovvero la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

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Vaccino anti-Covid AstraZeneca: sperimentazione accelerata e scarsa protezione

Nessuna pubblicazione dei risultati delle fasi sperimentali: dubbi sull’efficacia e sulla tempistica di messa in commercio.

Molti, soprattutto sui Social Network, gli accesi dibattiti sul possibile vaccino anti-Covid. Consideriamo la sospensione e la ripresa dello studio di AstraZeneca, scopriamo come nasce il vaccino e quali protezioni può offrire, riflettiamo sulle fasi di sperimentazione e sugli accordi europei per la somministrazione.

Sospensione e ripresa della sperimentazione AstraZeneca

È durata appena qualche giorno la sospensione dello studio del candidato vaccino di AstraZeneca in corso di sperimentazione a Oxford, con la collaborazione dell’italiana Irbm di Pomezia tramite la divisione Advent.

La vaccinazione sospesa volontariamente in tutti i trial clinici per consentire la revisione dei dati sulla sicurezza dopo un caso di “reazione avversa inattesa” verificatasi in una donna all’interno dello studio di fase III nel Regno Unito, è stata subito ripresa con il consenso della commissione indipendente di valutazione.

Matteo Liguori, amministratore delegato di Irbm, ha commentato telefonicamente la notizia all’agenzia di stampa Dire: “Attendevamo la pronuncia della commissione indipendente con serenità, consapevoli che su una sperimentazione che coinvolge migliaia di persone non si può lasciare nulla al caso. Pertanto ogni potenziale evento avverso va approfondito ed esaminato, in quanto al primo posto viene la sicurezza del vaccino in sviluppo. AstraZeneca, sospendendo volontariamente i nuovi test, ha dimostrato nei fatti che la sicurezza è al primo posto” – aggiungendo – “Ora che le attività ripartono a regime continuiamo a lavorare con cauto ottimismo, ma consapevoli che la strada per la validazione deve avere i suoi tempi, guidati dalla scienza e sotto l’attenta supervisione degli enti regolatori preposti a controllare ogni fase. La breve durata della sospensione permette di mantenere invariati i piani di validazione e distribuzione“.

La notizia della ripresa della fase sperimentale è stata accolta positivamente anche dal Ministro della Salute, Roberto Speranza: “La ripresa della sperimentazione del vaccino Astrazeneca è una buona notizia, ma serve ancora tanta prudenza. La scienza è al lavoro per dare al mondo cure e vaccini efficaci e sicuri. Nel frattempo la vera chiave continuano ad essere i comportamenti di ciascuno di noi”.

Come nasce il vaccino anti-Covid?

Il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19, sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford (UK), parte dalla versione indebolita di un adenovirus, un comune virus del raffreddore che infetta gli scimpanzé. Il patogeno in questione, è stato geneticamente modificato in modo che gli sia impossibile replicarsi nell’organismo umano. Alla sua struttura è stato però aggiunto il materiale genetico necessario a produrre la proteina “spike” che il coronavirus (SARS-CoV-2) utilizza per accedere alle cellule umane.
La speranza è che il sistema immunitario umano riconosca questo stimolo e attivi una risposta contro le proteine spike, in modo che, in caso di successivo incontro con il SARS-CoV-2, sia pronto a combatterlo.

Che protezione offre?

La sicurezza e l’efficacia del vaccino ChAdOx1 nCoV-19 sono tutt’ora in fase di studio su diversi modelli animali. I primi risultati dei test su piccoli gruppi di macachi dimostrano che il vaccino protegge dalla polmonite da CoViD-19, ma non dall’infezione (nel naso degli animali sono state infatti comunque trovate particelle virali).

Se gli stessi risultati fossero confermati anche sull’uomo, non sarebbero dunque pienamente positivi: l’obiettivo più realistico in cui possiamo quindi sperare è quello di mettere a punto vaccini che scongiurino le conseguenze più gravi del Covid, riducendo i sintomi della malattia a poco più di un brutto raffreddore.

Come avviene la sperimentazione?

I test di fase I sono iniziati ad aprile nel Regno Unito, e hanno coinvolto un migliaio di volontari dai 18 ai 55 anni. Questi primi trial sono serviti a valutare la sicurezza del vaccino, a comprenderne i dosaggi e ad escludere effetti collaterali importanti. I risultati di questa fase, sebbene conclusa a maggio, non sono stati pubblicati. Un comitato scientifico indipendente ha visionato i risultati e ha dato il via libera a procedere con le fasi successive.

La fase II prevede di estendere il numero di volontari a oltre 10.000 persone in UK, inclusi anziani (over 55) e bambini (a partire dai 5 anni) che non erano stati presi in considerazione nella fase precedente. La fase III, che in via del tutto eccezionale partirà contemporaneamente alla fase II, valuterà l’efficacia del vaccino su decine di migliaia di volontari in diverse parti del mondo, soprattutto nei nuovi epicentri della pandemia: trentamila negli USA e duemila in Brasile riceveranno una o due dosi di ChAdOx1 nCoV-19, oppure di un altro vaccino o preparato.

Considerato che il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19 può dare alcuni effetti collaterali a breve termine come indolenzimento al braccio, mal di testa e qualche linea di febbre, al fine di evitare che in assenza di sintomi, i volontari sospettino di aver ricevuto un placebo, ad alcuni verranno somministrati altri vaccini o preparati, come il MenACWY (di norma somministrato contro il meningococco).

Per la riuscita dei test è indispensabile, secondo i ricercatori, che i volontari non sappiano che cosa gli sia stato inoculato. Tutti i volontari saranno comunque sottoposti a tamponi e ad esami del sangue periodici per valutare l’esposizione al virus e la risposta immunitaria.

Ironia della sorte, la sperimentazione sarà più veloce se la curva epidemica continuerò a crescere nei Paesi in cui vengono condotti i test. Per capire la reale efficacia del vaccino è infatti necessario che una parte dei soggetti volontari contraggano il virus. I partecipanti alla sperimentazione saranno seguiti per tutta la durata dei test da personale medico; nel caso avessero ricevuto un placebo, un vaccino contro un differente virus, o un preparato come il MenACWY, e dovessero contrarre il Covid-19 perché residenti in aree ancora molto colpite, riceveranno cure tempestive.

L’accordo con AstraZeneca e il vaccino gratuito

L’accordo stipulato nel mese di giugno da Italia, Germania, Francia e Olanda con AstraZeneca serve ad assicurarsi che in Europa arrivino scorte adeguate del vaccino entro la fine del 2020. Un contributo fondamentale alla produzione massiccia di dosi sarà fornito dall’azienda italiana Irbm di Pomezia; già in prima linea con un vaccino anti-Ebola. L’obiettivo di questo accordo, come di molti altri in fase di sottoscrizione, è quello di garantire l’accesso al vaccino, senza esclusioni o distinzioni, a tutti gli stati UE, a fronte di un supporto finanziario dei vari Stati alle aziende biofarmaceutiche che si assumono il rischio di scommettere su vaccini sperimentali.

La distribuzione del vaccino durante la pandemia avverrà su base non-profit. In Italia il vaccino sarà gratuito e offerto, per ora non obbligatoriamente, prima alle categorie più a rischio. Durante la fase ancora acuta dell’epidemia, non sarà verosimilmente acquistabile in farmacia. Le prime dosi di questo “vaccino in tempi record”, considerato che mediamente occorrono dai 18 ai 24 mesi per completare lo studio di un nuovo vaccino, potrebbero essere somministrate in Italia già all’inizio del 2021. Il condizionale è d’obbligo: non si sa ancora la reale efficacia dello sperimentale vaccino ChAdOx1 nCoV-19.

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Tumore al seno: il veleno della api può ucciderlo

Positivi al Covid-19: solo in pochi sono contagiosi

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Tumore al seno: il veleno delle api può ucciderlo

Le api rivelano un altro grande dono all’umanità: il loro veleno può uccidere le cellule del cancro al seno.

Uno studio condotto dall’Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth, Australia, e pubblicato su Nature (npj precision oncology) hanno scoperto che la principale componente del veleno delle api (Apis millifera), detta melittina, può uccidere rapidamente le cellule tumorali aggressive e difficili da trattare.

La melittina

Lo studio ha rivelato che la melittina, combinata con farmaci chemioterapici esistenti, è altamente efficiente nel ridurre lo sviluppo dei cancro nei topi .
Lo studio, nello specifico, ha mostrato che una specifica concentrazione del veleno ha ucciso il 100% dei tumori al seno tripli-negativi e delle cellule cancerose entro 60 minuti, con effetti minimi sulle cellule normali.

La Dott.ssa Ciara Duffy, responsabile della ricerca, ha dichiarato: “Abbiano accertato che il veleno delle api da miele è notevolmente efficace nell’uccidere alcune delle più aggressive cellule del cancro al seno, in concentrazioni che non sono dannose per le cellule normali”. Duffy ritiene che la scoperta possa portare allo sviluppo di un trattamento per i tumori al seno triplo-negativi, per i quali, ad oggi, non esistono terapie mirate e clinicamente efficaci.

La procedura

Nella procedura le api sono state addormentate con anidride carbonica e refrigerate prima di estrarre loro il veleno. I ricercatori hanno poi riprodotto sinteticamente la melittina, verificando che rispecchiasse la maggioranza degli effetti antitumorali del veleno delle api. La melittina, infatti, è in grado di penetrare la membrana plasmatica delle cellule, creare porosità, ed uccidere le cellule tumorali.

Più nel dettaglio, come riporta lo studio “il veleno dell’ape e la melittina sopprimono l’attivazione di EGFR e HER2 interferendo con la fosforilazione di questi recettori nella membrana plasmatica delle cellule di carcinoma mammario”.

Anti-riproduzione della cellula cancerosa

Grazie alla ricerca, si è anche scoperto che entro 20 minuti dalla somministrazione, la melittina ha un altro potente effetto: chiudere il percorso di segnalazione per la riproduzione delle cellule cancerose triplo-negative.
“Abbiamo osservato che interferisce con i percorsi principali che segnalano il cancro e che sono fondamentali per la crescita e la replicazione delle cellule cancerose”, ha dichiarato la dottoressa venticinquenne Ciara Duffy.



La studiosa sottolinea tuttavia la necessità di ulteriori ricerche: “Vi è molta strada da fare su come può essere somministrata, per verificarne le tossicità e le massime dosi tollerate, prima di conseguire ulteriori progressi”.

Scarica lo studio completo (lingua inglese):


“Quando l’ultima ape morirà all’uomo resteranno 4 anni di sopravvivenza”.

Albert Einstein

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Restrizioni anti-Covid prorogate fino al 7 ottobre

Entra in vigore oggi, 8 settembre 2020, il nuovo DPCM, con cui il Governo Conte proroga i divieti fissati il 10 agosto scorso. La scadenza per questo nuovo provvedimento è fissata al 7 ottobre 2020.

Nonostante la lieve risalita dei contagi delle ultime settimane, che impone prudenza, il decreto non prevede nuove restrizioni. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha comunque rassicurato che non ci sarà più alcun lockdown generalizzato.

Tuttavia, non ci sono neppure degli allentamenti delle misure di restrizione, come invece molti auspicavano. Non sono previste riaperture di discoteche. Chiusi anche gli stadi nonostante l’imminente inizio del campionato di Serie A. Nota positiva: si dà il via libera al ricongiungimento delle coppie internazionali.

Nuovo DPCM e l’obbligo delle mascherine

Il Presidente del Consiglio, considerando l’Italia in stato di pandemia e firmando il nuovo DPCM, proroga i divieti e gli obblighi fissati il 10 agosto scorso. Per quanto riguarda l’utilizzo della mascherina – salvo diverse ordinanze locali – è stato confermato l’obbligo di indossarla in tutti i luoghi pubblici al chiuso. Confermato anche l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici all’aperto quando non può essere garantita la distanza di sicurezza di un metro tra le persone. Restano esclusi dall’obbligo della mascherina i bambini sotto i 6 anni e i disabili.

Nuovo DPCM e mezzi di trasporto pubblici

La capienza massima dei mezzi di trasporto pubblici è stata portata all’80%, sia per quanto riguarda i posti a sedere, quanto quelli in piedi. Permane l’obbligo di tenere sempre indossata la mascherina sui mezzi di trasporto pubblici. Secondo il DPCM saranno istallate paratie laddove non è possibile garantire il distanziamento.

Alquanto discutibile la decisione che riguarda gli scuolabus: questi potranno viaggiare con la capienza massima consentita nei casi in cui il tempo di permanenza degli alunni sul mezzo non supera i 15 minuti. Gli studenti di età superiore ai 6 anni dovranno indossare la mascherina dal momento della salita sul mezzo, a meno che non sia possibile l’allineamento degli alunni su posti singoli, escludendo così il posizionamento “a faccia a faccia”.

Nuovo DPCM e ricongiungimento per le coppie internazionali

L’unica novità importante del nuovo DPCM è la possibilità di ricongiungimento per le coppie internazionali. Prevista un quarantena obbligatoria di 14 giorni e l’autocertificazione per l’ingresso in Italia da chi proviene da Paesi finora considerate “off limits”: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia, Colombia.

Per il ricongiungimento delle coppie internazionali è quindi necessario certificare che chi arriva in Italia risiederà presso una persona con la quale vi sia una stabile relazione affettiva.

Così si legge sul DPCM: “è consentito l’ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio, l’abitazione e la residenza di una persona, anche non convivente, con la quale vi sia una stabile relazione affettiva”.

Nuovo DPCM e tamponi obbligatori

Confermata nel DPCM anche la validità dell’ordinanza del Ministero della Salute, Roberto Speranza, del 12 agosto scorso. Permane l’obbligo di sottoporsi a tampone per coloro che nei 14 giorni antecedenti al rientro in Italia abbiano soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna.

Il tampone obbligatorio viene sottoposto direttamente all’arrivo in aeroporto o comunque entro 48 ore dall’ingresso in Italia. Sono esclusi dal tampone obbligatorio, presentandone la certificazione di negatività, coloro che si sono già sottoposti al test nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale.

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Legionella a Busto Arsizio: tutto ciò che c’è da sapere sul batterio

Situazione sotto controllo per Gallera e Antonelli. Ci sono rischi per la salute? Come proteggersi da questo batterio?

La notizia della presenza di legionella a Busto Arsizio è trapelata solo ieri in tarda serata, dopo una nota ufficiale dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. Attualmente la situazione è di un morto e 15 casi accertati.

I primi casi risalirebbero al mese di agosto – spiega Gallera – le autorità sanitarie territoriali si sono attivate immediatamente e hanno realizzato i prelievi e la campionatura delle acque nelle abitazioni di residenza, il controllo degli impianti idrici (acquedotto) e delle torri di raffreddamento. Le analisi di laboratorio sono in corso. In via precauzionale è stata altresì eseguita una iper-clorazione dell’acqua. Sono in corso ulteriori accertamenti igienici e sanitari previsti dai protocolli di sicurezza”.

Le parole del Sindaco di Busto Arsizio

Il sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli, è intervenuto con un post sulla sua pagina Facebook, per rassicurare i cittadini.

Cos’è la Legionella?

“Legionella Pneumophila” è il nome scientifico di un batterio gram-negativo in grado di sopravvivere nell’acqua e nel fango, che si trasmette però per via aerea. Il suo nome deriva dal 1976, dopo che un’epidemia si era diffusa tra i partecipanti al raduno della Legione Americana al Bellevue Stratford Hotel di Philadelphia. Il bacillo può svilupparsi nell’uomo, in modo asintomatico, oppure in due malattie distinte:

  • La Malattia del Legionario, con un periodo di incubazione variabile da 2 a 10 giorni (in media 5-6 giorni). Si manifesta come una polmonite infettiva, con o senza manifestazioni extrapolmonari. La sindrome pneumonitica non ha caratteri di specificità né clinici né radiologici. Nei casi gravi può insorgere bruscamente con febbre, dolore toracico, dispnea, cianosi, tosse produttiva associati all’obiettività fisica semeiologica del consolidamento polmonare. Nei casi meno gravi l’esordio può essere insidioso con febbre, malessere, osteoartralgie, tosse lieve, non produttiva. La polmonite da Legionella non ha quindi caratteristiche cliniche che permettano di distinguerla da altre forme atipiche o batteriche di polmonite. Come tale va sempre sospettata sul piano clinico tra le infezioni polmonari comunitarie e nosocomiali. La diagnosi di laboratorio dev’essere considerata indispensabile per le procedure diagnostiche.
  • La Febbre di Pontiac, meno grave, ha un periodo di incubazione di 24-48 ore. Si manifesta nella sua forma acuta in modo simil-influenzale, ma senza interessamento polmonare e si risolve in 2-5 giorni. I sintomi più comuni sono: malessere generale, mialgie e cefalea, seguiti rapidamente da febbre, a volte con tosse e gola arrossata. Possono essere presenti diarrea, nausea e lievi sintomi neurologici quali vertigini o fotofobia.

Il trattamento di entrambe le malattie, essendo di origine batterica, passa soprattutto attraverso terapie antibiotiche.

Paura per l’acqua potabile

Evidenze scientifiche confermano che il batterio “Legionella Pneumophila” si trasmette per via inalatoria. L’infezione non si contrae né da persona a persona, né bevendo l’acqua del rubinetto, o utilizzandola nella preparazione dei cibi.

Nello specifico, il contagio avviene attraverso aerosol di acqua infettata e per via respiratoria mediante la sua inalazione, aspirazione o microaspirazione. La pericolosità della malattia è inversamente proporzionale al diametro delle goccioline di acqua o delle particelle infettate: più sono piccole (<5 µ) e più facilmente possono raggiungere le basse vie respiratorie.

Gli studi epidemiologici hanno evidenziato che ci sono fattori predisponenti a questa infezione batterica, in particolare: età, fumo di sigaretta, storia di alcolismo, presenza di malattie croniche e malattie respiratorie, immunodeficienza e una certa sensibilità individuale al batterio. Anche la carica infettante del ceppo, così come il tempo di esposizione e la quantità di agente infettante presente nell’ambiente e inalato, incidono sulla forma e la gravità dell’infezione.

Prevenzione

Per prevenire la diffusione del batterio “Legionella Pneumophila” è buona norma effettuare periodici controlli degli impianti di areazione e del sistema idrico, con:

  • accurata pulizia e disinfezione dei filtri dei condizionatori e degli umidificatori;
  • decalcificazione periodica dei rompigetto dei rubinetti e dei diffusori delle docce;
  • sostituzione delle guarnizioni e di altre parti usurate degli impianti idrici.

In contesti di rischio, prima di fare la doccia, lasciare scorrere l’acqua calda per almeno 5 minuti prima di entrare, così da non inalare eventuali vapori potenzialmente nocivi.

Per limitare al massimo la stagnazione dell’acqua che favorisce la crescita dei batteri, può essere inoltre utile pulire e disinfettare scaldabagni e tubature, ovvero i serbatoi di accumulo dell’acqua.

Infine, bisognerebbe evitare di costruire tubature e sistemi che favoriscono il ristagno dell’acqua, favorendo impianti di produzione istantanea d’acqua calda.

FAQ: domande e risposte

Si può stirare con il ferro a vapore?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa.

Si possono utilizzare gli umidificatori?
Sì, utilizzando a scopo precauzionale acqua sterile per riempire i serbatoi dei dispositivi usati per l’umidificazione.

Si possono fare aereosol?
Sì, utilizzando esclusivamente soluzioni fisiologiche sterili.

Si può cucinare la pasta con l’acqua del rubinetto, dato che poi bollirà e si produrrà vapore?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa. Si consiglia, comunque, di utilizzare il coperchio fino all’ebollizione.

Si può usare la caffettiera?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa.

Si possono lavare i piatti con l’acqua calda?
Sì, evitando però di inalare i “vapori” emessi durante lo scorrimento dell’acqua.

Si può usare la lavastoviglie?
Sì, si può usare in quanto la temperatura dell’acqua supera i 40 gradi.

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Divieto di indossare la mascherina a Sutri: la più grande fake news pubblicata delle Grandi Testate

A Sutri, dove Sgarbi è primo cittadino, bisogna fare attenzione ad indossare la mascherina? Occorre farlo solo se è strettamente necessario? Si rischia davvero di essere sanzionati?

“Solo ladri e terroristi si mascherano il volto. In città non c’è nessun contagiato”, avrebbe dichiarato il critico d’arte, e primo cittadino di Sutri, l’On. Prof. Vittorio Sgarbi, aggiungendo: “A Sutri chi porta la mascherina senza necessità sarà multato”.

Cosa dicono le grandi testate?

Nonostante la responsabilità di verificare sempre le fonti delle notizie e porre attenzione al linguaggio usato nel pubblicarle, questo impone l’Ordine dei Giornalisti ed il Codice Deontologico degli stessi, le grandi testate italiane non se ne preoccupano. Un susseguirsi di fake news, non rettificate. Purtroppo “vendere la notizia al lettore” sta diventando primario rispetto alla notizia stessa.

Ecco cos’è stato pubblicato dalle principali testate nazionali il 29 agosto 2020:

Sgarbi vieta la mascherina nel comune di Sutri (dove è sindaco). “Solo i ladri nascondono il volto. Multa a chi la indossa senza necessità“. L’ordinanza firmata dal critico d’arte si richiama alla legge degli anni Settanta che vieta “l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. – Il Fatto Quotidiano

Sgarbi sindaco senza freni: “A Sutri multe a chi indossa le mascherine senza necessità”. “A Sutri chi porta la mascherina senza che sia necessario sarà multato”. Lo stabilisce un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il primo cittadino. – La Repubblica

A Sutri il sindaco Sgarbi multa chi indossa la mascherina “senza necessità”: “Solo ladri e terroristi si mascherano il volto”. A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi,... – La Stampa

Sutri, Sgarbi sindaco multa chi indossa la mascherina. Il viceparroco: «Che pazienza…» A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il sindaco. «Solo ladri e terroristi si mascherano il volto», afferma, in una nota. – Corriere della Sera

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti

L’Ordine dei Giornalisti, è l’ente pubblico italiano, fondato nel 1963 che rappresenta la categoria professionale dei giornalisti, a cui sono obbligati ad iscriversi per esercitare la professione. L’Ordine dovrebbe avere funzione di vigilanza e tutela sull’operato degli iscritti.

Esistono testi fondamentali a cui i giornalisti dovrebbero attenersi, integralmente consultabili sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, tra i quali: Testo Unico dei Doveri del Giornalista ed il Codice Deontologico.

Riguardo il falso riportato, ovvero il divieto di indossare le mascherine a Sutri, è importante sottolineare che il Testo Unico dei Doveri del Giornalista, al Articolo 1, cita: “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori…”

I giornalisti, non di meno le grandi testate, avrebbero anche il dovere di rispettare il Codice Deontologico in caso di errore in una notizia. In questo particolare caso, più che errore, una notizia completamente falsa, non verificata prima della pubblicazione. L’art. 4 del Codice Deontologico cita infatti:Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge”.

La falsità del divieto di indossare la mascherina nel Comune di Sutri

L’unica cosa reale di tutta questa bufera mediatica è la proposta di divieto avanzata dall’On. Prof. Vittorio sgarbi, sindaco di Sutri. Ad oggi però non è stata firmata alcuna ordinanza. La verifica dell’inesistenza dell’ordinanza anti-mascherina è molto semplice, infatti è possibile:

  • consultare il sito internet ufficiale del Comune di Sutri, dove non compare nessuna ordinanza a riguardo;
  • telefonare alla segreteria del Comune al numero 0761.6011;
  • telefonare e chiedere chiarimenti alla Polizia Locale di Sutri al 0761.601219, che sicuramente non potrà contestarvi e verbalizzarvi l’uso della mascherina a protezione del Covid-19.

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Positivi al Covid-19: solo in pochi sono contagiosi

Non tutti i positivi al Cov-Sars-2 sono contagiosi, dipende dalla carica virale.

Dalla metà di agosto è in aumento la curva dei positivi. I media fanno leva sull’allarmismo, trasmettendo continuamente il numero di positivi in costante aumento. Ma facciamo chiarezza sul significato di “positivi” e di “asintomatici”, alla luce del termine “carica virale”.

Cos’è la carica virale?

La carica virale, conosciuta anche come “carico virale” o “titolo virale”, è un’espressione numerica della quantità di virus in un dato volume. Nel caso specifico del Coronavirus, questo numero esprime quante particelle virali siano presenti per ml di fluido corporeo esaminato. Più nel dettaglio, esprime quante copie di Rna virale siano presenti per ogni ml di espettorato o di plasma sanguigno.

Tutti i positivi sono infetti?

Secondo recenti studi, e le dichiarazioni di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, la risposta è negativa. Secondo lo stesso scienziato, un positivo con carico virale inferiore a 100.000 copie di Rna, non presenta sostanziali rischi di contagio.

Ha dichiarato Remuzzi riguardo lo studio condotto su 133 ricercatori della struttura da lui guidata e su 298 dipendenti della Brembo: “In tutto, 40 casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale”.

Quelli che vengono indicati come “nuovi positivi“, (+1.462 al 28 agosto 2020) non sono quindi tutti contagiosi o malati.

Gli asintomatici sono contagiosi?

La paura degli asintomatici, come possibili “untori”, sta dilagando. Importante sottolineare che già nei primi di Giugno, L’Organizzazione Mondiale della Sanità , aveva rilasciato una dichiarazione: “i soggetti positivi e asintomatici hanno meno probabilità di diffondere il contagio del Sars-Cov-2 rispetto a quelli che hanno sviluppato sintomi”.

L’infettivologo Matteo Bassetti, ha sottolineato le 4 categorie esistenti di asintomatici, con le rispettive possibili cariche virali di ogni categoria:

  • gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus. Presentano una bassa carica virale e quindi bassa probabilità di contagiare;
  • i pre-sintomatici, ovvero quelli in fase si incubazione, che nel giro di qualche giorno svilupperanno i sintomi. Presentano una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi;
  • i paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che spesso passano inosservati, con una media carica virale e relativa probabilità di essere contagiosi;
  • i “non più sintomatici”, quelli che sono guariti e che dopo due tamponi negativi tornano ad avere positività. Questi hanno una carica virale bassissima o addirittura nulla, e non sono in grado di trasmettere l’infezione.

L’acceso dibattito tra scienziati

Da un lato si pongono l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, ed i principali media, che dichiarano: “il virus c’è ancora e non è meno aggressivo!”.

Dall’altro si schierano i più importanti virologi e scienziati italiani (Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Lucà Lorini, Giorgio Palù, Roberto Rigoldi e Giuseppe Remuzzi), che hanno firmato un breve documento, anti-allarmistico, già due mesi fa’, e riportato in molte testate, nel quale spiegano che i nuovi positivi saranno poco o per nulla contagiosi.

Il testo completo:

“Evidenze cliniche non equivoche da tempo segnalano una marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia. Il ricorso all’ospedalizzazione per sintomi ascrivibili all’infezione virale è un fenomeno ormai raro e relativo a pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche, in totale parallelismo, hanno mostrato un costante incremento di casi con bassa o molto bassa carica virale. Sono in corso studi utili a spiegarne la ragione. Al momento la comunità scientifica internazionale si sta interrogando sulla reale capacità di questi soggetti paucisintomatici e asintomatici di trasmettere l’infezione”.

Convivere con il virus

La scienza rimane ancora divisa. I Governi di tutto il mondo mettono in moto strategie differenti: dal lockdown all’immunità di gregge. I media creano allarmismo e sui social crescono gruppi negazionisti.

L’unica strategia vincente potrebbe essere di imparare a convivere con questo virus senza ulteriore terrorismo mediatico e senza negazionismo. L’economia deve ripartire, così come l’istruzione. Smettere di “vivere” per la paura di un virus porterebbe solo all’annichilimento dell’Uomo.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.

Mahatma Gandhi

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Il referendum taglia parlamentari: le date, gli orari e l’analisi dei numeri dei parlamentari italiani

Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, previsto per il 9 marzo 2020, e posticipato al 20 e 21 settembre, a causa della pandemia di Covid, è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale.


Qualche numero

Il testo di legge, approvato in via definitiva già l’ 8 ottobre dell’anno scorso, prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento. I seggi della Camera passerebbero quindi da 630 a 400 e i seggi elettivi del Senato da 315 a 200.

L’eventuale approvazione della legge colpirà anche la Circoscrizione Estero: i deputati passerebbero da 12 ad 8 e i senatori da 6 a 4.

La riduzione dei senatori comporterà anche la riduzione del numero minimo di senatori eletti da ogni Regione. In caso di conferma della legge proposta si passerà da un minimo di 7 elettori ad un minimo di 3. Ci sono due eccezioni: Molise e Val d’Aosta, che manterranno rispettivamente un minimo di 2 senatori la prima e 1 la seconda.


Quando e chi potrà voterà?

Al fine di evitare assembramenti, i seggi per le votazioni saranno aperti per due giornate. Il 20 settembre sarà possibile esprimere la propria preferenza dalle ore 7:00 alle ore 23:00, mentre il 21 settembre dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Al referendum costituzionale potranno votare tutti i cittadini italiani che alla data del 20 settembre abbiano compiuto i 18 anni. Saranno necessari: un documento d’identità in corso di validità e la tessera elettorale.


Come si voterà?

Agli elettori sarà consegnata una scheda elettorale con la domanda per cui si è chiamati alle urne:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente -Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari-, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?”

Sarà sufficiente segnare una croce: sul “Sì”, se si è favorevoli alla legge proposta; sul “No”, se si intende bocciare la modifica costituzionale. Barrando entrambe le caselle, ovviamente, il voto sarà nullo.

Si ricorda la particolare importanza del voto, in quanto, essendo un referendum confermativo, non sarà necessario il raggiungimento del quorum, ovvero non sarà necessario il voto del 50% + 1 degli aventi diritto.


Perché votare a favore?

La riforma sul taglio dei parlamentari porterà, secondo gli esperti pro-referendum, a un risparmio di circa 100 milioni di Euro all’anno, prendendo in considerazione anche indennizzi e rimborsi. Secondo gli schieramenti politici favorevoli alla riforma, i quasi 945 parlamentari sono troppi per l’Italia. Il taglio dovrebbe rendere più efficiente il lavoro dei due rami del Parlamento. Si dovrebbe mettere la parola “fine” ad un’eccessiva frammentazione anche all’interno degli stessi partiti, e quindi “fine” anche a dibattiti infiniti ed inconcludenti.


Perché essere contrari?

Una delle motivazioni principali è il calo della rappresentatività. Il taglio dei parlamentari porterebbe un singolo parlamentare a rappresentare una maggior numero di cittadini, e le minoranze sarebbero ancor meno rappresentate di quanto lo siano adesso. Da non sottovalutare che le Regioni più piccole saranno penalizzate al Senato, in quanto perderanno rappresentanti. Ovviamente, per gli esperti anti-riforma, il taglio dei parlamentari porterà ad un risparmio molto inferiore ai 100 milioni di Euro, calcolabile in circa 90 centesimi di Euro/annui pro-capite.


Il numero dei parlamentari italiani rispetto alle altre nazioni europee

L’Italia, sebbene sia il secondo Paese in Europa per numero di parlamentari assoluto, secondo solo al Regno Unito che ne conta 1430, non lo è assolutamente per numero di parlamentari per abitante.
Nei grafici viene mostrata la situazione attuale, e la situazione dopo un’eventuale approvazione della legge per cui ci si recherà alle urne.

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La curva dei contagi in salita: un falso che crea allarmismo

Ricercatori e virologi si dividono: leggere i numeri senza farci influenzare da politica ed economia.

Negli ultimi giorni, con il rientro di molti dalle vacanze all’estero, il numero dei contagi è aumentato. Questo è innegabile. Da meno di 500 casi al giorno, il 22 agosto si è superata la “fatidica” soglia di 1000 nuovi positivi. Ma la curva dei contagi davvero è pericolosamente in ascesa? L’analisi matematica dei dati dimostra che non dobbiamo lasciarci prendere dall’ansia e dalla fobia del contagio.

Una curva di contagi che divide i ricercatori

Purtroppo, senza entrare nel merito della questione, politica ed interessi economici dividono anche ricercatori e scienziati. La credibilità della ricerca scientifica diminuisce, e si generano ansie e paure infondate.

Fabrizio Sebastiani, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), ha dichiarato: “Se non invertiamo immediatamente la rotta, c’è il rischio che il Paese si ritrovi a vivere la situazione drammatica di qualche mese fa”.
La virologa Ilaria Capua, invece, con Zangrillo e Bassetti, si schiera contro l’allarmismo da pandemia. Per la responsabile dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, pur invitando sempre alla prudenza, è sbagliato definire i nuovi casi con il termine “malati”.

La curva dei nuovi positivi

Se si considera il numero puro dei nuovi casi, innegabilmente è aumentato. Il 14 agosto i nuovi positivi accertati erano 574, il 22 agosto ne sono stati contati 1071, quasi il doppio, per l’esattezza l’86,6% in più. Ma un semplice numero non definisce una curva dei contagi. La percentuale dei positivi rispetto ai tamponi eseguiti giornalmente può invece definire un trend. In questo caso, tra il 14 ed il 22 agosto, l’aumento dei contagi è solo dello 0,15%. Di seguito il grafico che mostra la curva dei contagi in percentuale rispetto ai tamponi giornalieri eseguiti, dal 1° marzo 2020 al 22 agosto 2020.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Quanto sono “piene” le Terapie Intensive?

Tante purtroppo le false notizie, poi smentite, che le terapie intensive stanno tornando a riempirsi a causa della curva di contagio in aumento; forse per giustificare, inutilmente, i milioni di euro spesi per la creazione di nuovi posti di terapia intensiva. La matematica mostra però una situazione differente. Interessante osservare la percentuale di ricoverati in terapia intensiva rispetto ai positivi: al 22 agosto solo lo 0,38%. Sarebbe quindi semplice allarmismo dire che stiamo tornando alla situazione di alcuni mesi fa, quando la percentuale ha toccato valori dell’8,8%. Il grafico mostra chiaramente una curva in costante decrescita e prossima allo zero.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Decessi in costante calo

Tantissimi sono stati i genitori, i nonni, i fratelli o gli amici rimasti vittime dalla pandemia di Covid, ma non si può vivere nel terrore. La curva dei contagi ha un trend leggermente positivo, ma la curva dei decessi decisamente no. Ad oggi il tasso di mortalità a causa del Coronavirus è pari allo 0,02% dei positivi. Ma attenzione, di questo 0,02% di deceduti: il 61,8% avevano 3 o più patologie pregresse, il 20,4% altre 2 patologie, il 13,9% un’altra patologia e solamente il 3,9% erano pazienti sani.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Il rischio matematico

Rispettando le regole anti contagio imposte dal Governo, le possibilità di morire di Covid-19 in Italia sono davvero remote, se non avete altre patologie. Per sdrammatizzare un po’, considerate che è matematicamente più probabile indovinare i 6 numeri del Superenalotto per diverse estrazioni consecutive che morire di Sars-Cov-2, se non avete importanti patologie pregresse. Per dare un ultimo dato numerico, la percentuale di morti a causa del Coronavirus il 22 agosto (ultimo dato disponibile), ovvero 3, è pari allo 0,000005% della popolazione italiana. Rispettare le regole ed evitare che la curva pandemica non risalga è importante, ma non farsi prendere dall’ansia e dalla fobia del Covid è fondamentale.

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Nuove pandemie? No, grazie. Interveniamo all’origine

Prevenire nuove pandemie non è una strada costosa, e una reale necessità per salvaguardare la specie umana.

Esistono efficaci piani di prevenzione contro possibili nuove pandemie. Reprimere il commercio di specie selvatiche e contenere la deforestazione sono i punti fondamentali di uno studio condotto da un team di ricercatori statunitensi e pubblicato sulle pagine di Science.

Il costo, dell’intero programma decennale di prevenzione, si aggirerebbe mediamente sui 265 miliardi di dollari. Una cifra che rappresenta appena il 2% di quanto l’economia mondiale ha perso a causa dell’emergenza Covid-19.

I punti chiave della prevenzione

In accordo con il pensiero di Giorgio Vacchiano, ricercatore forestale italiano di fama internazionale, la strategia vincente per prevenire nuove pandemie si basa su pochi punti chiave:

  • la fine del commercio di carni selvatiche, presente soprattutto nei wet market cinesi;
  • sorveglianza e controllo dell’emergere di malattie nella fauna selvatica e domestica;
  • un attento monitoraggio del traffico illecito di animali selvatici;
  • ridurre almeno del 40% la deforestazione e il frazionamento delle foreste vergini.

Sars-Cov-2, sebbene non ancora confermato scientificamente, potrebbe essere proprio di una zoonosi (malattia che si trasmette dagli animali all’uomo). Questo potrebbe far riflettere sull’importanza di questi punti chiave, che fino ad oggi, non hanno mai ricevuto la giusta attenzione, né sufficienti finanziamenti necessari affinché gli interventi tentati fossero efficaci.

“Il maggiore investimento – precisano i ricercatori – sarebbe quello per mettere fine al commercio di carni selvatiche in Cina (19,4 miliardi di dollari all’anno), per compensare la perdita dell’intero indotto”.

Ci spiega meglio Giorgio Vacchiano: “la sorveglianza ed il controllo delle malattie in animali selvatici e domestici è fondamentale per ridurre al minimo il rischio di spillover (salto di una malattia dall’animale all’uomo). Mentre la salvaguardia delle foreste vergini, come luoghi incontaminati, serve a proteggere l’habitat naturale di specie che sono serbatoi di virus potenzialmente pericolosi per l’essere umano. Anche il solo frazionamento di queste foreste è pericoloso, in quanto può portare l’uomo in contatto con nuovi virus, anche sconosciuti, e costringere animali selvatici a spostarsi verso aree urbanizzate”.

Un appello della comunità scientifica

Questo studio è anche un appello dell’intera comunità scientifica verso i Governi e le Organizzazioni Non Governative di tutto il mondo. I finanziamenti per i progetti ambientali e socio-culturali, volti a migliorare la salute del pianeta, hanno un’importanza cruciale per salvare noi stessi.

Andrew Dobson, Professore di Ecologia e Biologia evolutiva della Princeton University, coordinatore del team che ha condotto lo studio, ha dichiarato: “È ingenuo pensare alla pandemia di Covid-19 come a un evento che capita una volta ogni 100 anni. Tutto ciò che stiamo facendo all’ambiente, non fa che farle emergere più velocemente, proprio come accade per i cambiamenti climatici”.

Stuart Leonard Pimm, biologo americano-britannico ed ecologo teorico specializzato nella ricerca scientifica sulla biodiversità e la biologia della conservazione ha aggiunto: “Gli investimenti nella prevenzione potrebbero essere la migliore polizza assicurativa per la salute umana e l’economia globale in futuro. Potremmo fermare le future pandemie prima che inizino”.

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A settembre si torna a scuola!

Dopo la chiusura a causa del Coronavirus, anche l’Italia delle scuole riparte a settembre.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) fornisce tutte le regole ufficiali per il rientro a scuola a settembre 2020. Rientriamo a scuola, è la pagina ufficiale creata appositamente del Ministero, in cui si possono consultare tutti i dettagli del rientro a scuola previsto per settembre. La pagina, in costante aggiornamento, è divisa in quattro aree ben divise dove trovare informazioni: i documenti ufficiali del Ministero, le indicazioni sanitarie del TCS, i territori e le Faq.

Quando si torna sui banchi?

L’Ordinanza, firmata dal Ministro Lucia Azzolina, il 24 luglio scorso, prevede l’inizio dell’anno scolastico 2020/2021 il 14 settembre. In realtà, bisogna fare attenzione, dato che la data è solo indicativa, alcune provincie e regioni l’hanno anticipata o posticipata. Nella provincia di Bolzano si tornerà in classe il 7 Settembre, in Friuli Venezia Giulia il 16 Settembre ed in Puglia il 24 Settembre.

Dal 1° Settembre, invece, riprenderanno in tutt’Italia le attività d’integrazione e recupero per gli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza nell’anno scolastico precedente. Stessa data anche per coloro che, secondo richiesta dei docenti, saranno coinvolti in attività di consolidamento o potenziamento dei loro studi.

“Si tornerà in classe e il servizio scolastico sarà erogato con le lezioni in presenza. La didattica digitale potrà essere utilizzata in modo complementare e integrato solo nella scuola secondaria di secondo grado, come previsto nel Piano Scuola 2020/2021 del 26 giugno 2020 e come ribadito nelle Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata. Solo in caso di una nuova sospensione delle attività in presenza, dovuta a motivi emergenziali, si renderà necessario il ricorso alla Didattica digitale integrata per tutti gli altri gradi di scuola“.

Il Miur, chiarendo la possibilità di didattica a distanza

L’uso della mascherina nelle scuole

Riguardo l’uso della mascherina per la protezione delle vie aeree, il Miur ha comunicato che non sarà obbligatoria per i bambini di età inferiore ai 6 anni. Nessun obbligo nemmeno per gli alunni con disabilità, ma solo se la disabilità stessa non è compatibile con l’uso continuativo del dispositivo di protezione. Gli studenti, secondo le ultime direttive, potranno togliere la mascherina quando saranno seduti al loro posto, ma solo se ci sarà il distanziamento sociale minimo di un metro nei confronti degli altri compagni.

“Il Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza (CTS) si esprimerà nel mese di agosto sull’obbligo di utilizzo della mascherina per gli studenti di età superiore a 6 anni. Per chi ha meno di 6 anni è già previsto che non si debba utilizzarla”.

Il Miur riguardo l’uso delle mascherine

Il personale presente nelle scuole (docenti, tecnici, personale ATA), sarà invece obbligato all’utilizzo costante della mascherina. Il Ministero sta considerando l’ipotesi di ulteriori dispositivi di protezione per il personale che dovrà interagire con alunni affetti da particolari disabilità.

“Per il personale si potrà prevedere, in aggiunta alla mascherina, l’utilizzo di ulteriori dispositivi di protezione individuali per occhi, viso e mucose, tenendo conto della tipologia di disabilità e di ulteriori indicazioni impartite dalla famiglia dell’alunno/studente o dal medico.”

Il Miur

Il controllo della temperatura e della salute degli studenti

Il Miur conferma che il controllo della temperatura dovrà obbligatoriamente essere eseguito prima di uscire di casa. Uno studente che abbia una temperatura pari o superiore ai 37,5° o che presenta sintomi influenzali, secondo i Protocolli di Sicurezza e le indicazioni del CTS, sarà obbligato a rimanere a casa.

“Uno studente che ha la febbre e non sa di averla non deve salire sull’autobus o stare in fila insieme ad altre centinaia di ragazzi davanti alla scuola. Sarebbe un rischio per l’intera comunità”.

Il Miur specifica la propria motivazione

Il Ministero ha istituito un servizio aggiuntivo: “Help Desk”. Si tratta di un numero telefonico dedicato per richiedere assistenza, o informazioni, in caso di dubbi sulla sicurezza degli studenti, dal punto di vista sanitario. Il numero verde 800.90.30.80, sarà attivo dal 24 agosto, dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00.

Distanziamento sociale e banchi monoposto

Il Miur ha ritenuto opportuno chiarire anche la questione dei banchi che accoglieranno gli alunni di tutte le scuole italiane. Il Ministero spiega infatti che l’acquisto di nuovi banchi oltre a garantire la sicurezza, permette di rinnovare arredi spesso molto obsoleti. Il CTS per l’emergenza ha infatti indicato il banco monoposto come una delle misure utili per consentire il distanziamento tra gli alunni.

Lo Stato ha deciso di avviare un bando europeo, attraverso il Commissario straordinario di Governo, per un acquisto massivo di banchi monoposto. Da sottolineare che i singoli istituti hanno potuto scegliere, tramite apposita rilevazione, la fornitura di banchi tradizionali o, in alternativa, quelli innovativi di cui si è molto discusso. Il Ministero dichiara che non è stata imposta nessuna tipologia specifica di banco monoposto.

“Il Governo, da gennaio ad oggi ha stanziato oltre 6 miliardi per la scuola, di cui 2,9 miliardi per la ripresa di settembre. Si sta investendo su edilizia scolastica, arredi, assunzioni di docenti e ATA, igienizzanti e tutto quello che servirà per la ripresa.”

Il Miur riguardo i fondi stanziati

Pulizia, igiene e sanificazioni nelle scuole

L’igienizzazione giornaliera delle scuole, fonte di preoccupazione per molti, sarà effettuata secondo quanto dettato dal Comitato Tecnico Scientifico. Sono stati previsti appositi finanziamenti per l’acquisto di saponi ed igienizzanti per garantire la tutela della salute di studenti e personale scolastico.

“In base al Protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre si dovrà assicurare la pulizia giornaliera e la igienizzazione periodica di tutti gli ambienti, predisponendo un cronoprogramma ben definito, da documentare attraverso un registro regolarmente aggiornato di tutti gli spazi, gli arredi e gli oggetti”.

Il Miur rassicura sull’igienizzazione


Nel caso si presenti un caso di positività al Covid-19, la scuola dovrà seguire una serie di procedure più stringenti dal punto di vista igienico, e tener conto della circolare 5443 del Ministero della Salute. Il Miur sottolinea che in tal caso sarà necessario:

  • assicurare quotidianamente le operazioni di pulizia previste dal rapporto ISS COVID-19, n. 19/2020;
  • utilizzare materiale detergente, con azione virucida, come previsto dall’allegato 1 del documento CTS del 28/05/20;
  • garantire la adeguata aerazione di tutti i locali, mantenendo costantemente (o il più possibile) aperti gli infissi esterni dei servizi igienici;
  • sottoporre a regolare detergenza le superfici e gli oggetti (inclusi giocattoli, attrezzi da palestra e laboratorio, utensili vari) destinati all’uso degli alunni.

Eventuali positivi Covid-19 e test sierologici

In presenza di un caso di “sospetto di COVID-19”, o di “Covid-19 accertato”, sia tra il personale scolastico sia tra gli studenti, si seguiranno regole ufficiali. Un apposito documento operativo è infatti in fase di emanazione, e sarà reso pubblico entro l’inizio dell’anno scolastico. Il documento conterrà indicazioni dettagliati e protocolli di risposta a potenziali focolai da COVID-19.

Contando sul senso civico, il Miur informa che il personale scolastico si sottoporrà su base volontaria e gratuitamente a uno screening preventivo in due fasi:

  • somministrazione del test sierologico;
  • test molecolare obbligatorio a coloro che siano risultati positivi al test sierologico, per escludere con certezza una possibile infezione in atto.

“Il Ministero dell’Istruzione, d’intesa con il Ministero del Lavoro e il Ministero per la Pubblica amministrazione e con il coinvolgimento delle OO.SS., fornirà tempestivamente, comunque entro l’inizio del prossimo anno scolastico, indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti “lavoratori fragili” nelle istituzioni scolastiche.”

Miur riguardo i possibili casi di positività

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Wet market: paura e dolore, ben mescolati con cultura e mancanza di norme igieniche

L’analisi di cosa sono i wet market, cosa viene venduto, le motivazioni della loro ampia diffusione ed una possibile chiusura definitiva

Cosa sono i wet market?

Il termine inglese “wet market”, tradotto in italiano in “mercato umido” o “mercato bagnato”, è una tipologia di mercato alimentare, ampiamente diffuso in Asia orientale ed Africa, dove vengono commercializzati animali e vegetali. Molto diffusi, e non sempre legali, sono frequentati dai locali e fotografati dai turisti soprattutto in Cina, Thailandia, India e Vietnam.

Il nome deriva dal fatto che i pavimenti di questi mercati sono costantemente bagnati dagli escrementi, dalle viscere e dal sangue degli animali che vengono macellati sul posto, che si uniscono al ghiaccio, dei banchi del pesce, e all’acqua, che viene utilizzata quotidianamente per lavare via il tutto.

Cosa viene venduto sui banchi?

Sofferenza, paura e dolore, ben mescolati con cultura, medicina tradizionale e mancanza di norme igieniche. Nei wet market vengono venduti, oltre ai vegetali, anche pesci, pangolini, ratti, cani, volpi, gatti, coccodrilli, cuccioli di lupo, tartarughe, serpenti e molti altri animali esotici, spesso anche di specie protette. Gli animali, purtroppo, vengono detenuti vivi all’interno di piccole gabbie accatastate l’una sull’altra, e macellati o mutilati sul posto, in base alla richiesta del cliente.

Wet market: incubatoi di malattie senza norme igienico-sanitarie

Oltre ad essere una pratica crudele verso gli animali, si sviluppa un “terreno di coltura” perfetto per malattie infettive di vario genere. Lo stretto contatto con l’uomo, inoltre, crea un’ottima occasione perché si verifichi lo “spillover” (“salto di specie” del virus dall’animale all’uomo). Senza contare la completa mancanza di norme igienico-sanitarie che, come conferma Vincent Nijman, ricercatore della Oxford Brookes University: “spesso -nei wet market- manca del tutto l’igiene di base, con lo stesso coltello e lo stesso piano di lavoro utilizzati per ogni pezzo di carne, e nessuno che indossa guanti o si lava le mani”.

Perché sono così diffusi?

I wet market fanno parte della cultura e della tradizione di molti Paesi asiatici, ma non è solo questa la causa della loro ampia diffusione. Tendiamo a vedere la Cina, paese in cui i wet market sono molto diffusi, come un colosso economico e tecnologico, ma la realtà è diversa. L’uso del frigorifero, che in Italia fa ormai parte dell’arredamento domestico da decenni, in Cina è particolarmente recente e non ancora capillarmente diffuso.
Ancora oggi nei piccoli centri rurali vivono senza frigoriferi, da qui l’acquisto di pesci e carni macellati sul posto, diventano sinonimo e garanzia di freschezza. Per questo una mancanza “tecnologica” è diventata più volte una problematica sociosanitaria mondiale.

Chiudere i wet market?

La chiusura dei mercati bagnati creerebbe necessariamente nuove problematiche associate alle politiche di sostenibilità alimentare, soprattutto per quei paesi rurali ed in via di sviluppo, dove la compravendita di animali selvatici, a scopo alimentare, sono spesso alla base della loro economia.
Elizabeth Maruma Mrema, Responsabile della Biodiversità delle Nazioni Unite, in un’intervista al The Guardian, si è espressa a favore della chiusura dei wet market, ma avvisando che dovranno essere proposte delle alternative, per non incentivare il mercato nero (e illegale) di animali selvatici, che già ora sta mettendo molte specie a rischio di estinzione.

La soluzione più semplice potrebbe essere quella di vietare la macellazione di animali direttamente nei mercati, emanare leggi contro la vendita di animali selvatici protetti e garantire un minimo di tecnologia anche nei paesi rurali. Smettere di creare sofferenze inutili agli animali e limitare al massimo nuove pandemie sono due punti cardine per un Mondo più civile.

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Abuso di alcol, droghe e disturbi compulsivi aumentati dal Covid-19

Durante il lockdown si sono modificate abitudini e comportamenti. In vari Paesi la quarantena obbligatoria ha portato al negativo sviluppo di disturbi compulsivi legati al sesso ed agli affetti. Si registra un notevole sviluppo di abuso di alcol, droghe e farmaci durante il periodo di Covid-19.

Solitudine da quarantena

Raffaele Lovaste, psicoterapeuta e Direttore dell’Istituto Europeo per le Dipendenze (IEuD), si è così espresso: La solitudine ha indotto o accentuato certe dipendenze. Questa condizione di isolamento ha alzato il livello di stress e le persone hanno “risolto il problema” aumentando i loro comportamenti compulsivi, come anche il consumo di alcol e droghe. Nella fantasia si è convinti di poter controllare quest’uso, ma nella realtà è un’illusione”. A conferma della gravità della situazione, lo stesso IEuD (uno dei primi strutturato per fornire assistenza online), ha confermato di aver ricevuto moltissime richieste d’aiuto e di aver offerto supporto a moltissimi italiani.

Prof. Raffaele Lovaste

Dipendenze differenti in base al sesso ed all’età


Le dipendenze si sviluppano, generalmente, in modo differente in base al sesso ed all’età. Gli uomini, secondo degli studi effettuati proprio durante il lockdown, risultano più inclini alla dipendenza da droghe: soprattutto cocaina. Le donne sviluppano perlopiù particolari dipendenze affettive; spesso “bloccate” all’interno di meccanismi mentali con paure e timori di restare sole. Tra i più giovani e gli adolescenti prevalgono le dipendenze da extasy, cannabinoidi e metanfetamine. In ambo i sessi e senza nette distinzioni d’età, invece, è aumentato considerevolemente, ed in modo preoccupante, l’abuso di alcol durante la pandemia di Covid. Supermercati e negozi hanno registrato aumenti delle vendite del 180% di alcolici e superalcolici.

Una possibile crisi sociale: l’alcolismo da lockdown

Una seconda ondata di Coronavirus, da alcuni virologi prevista tra qualche mese, è dunque molto preoccupante. Oltre il problema sanitario del virus stesso e tutte le problematiche economiche derivanti da un possibile nuovo lockdown, si aggraverebbe la situazione di stress e di depressione che ha afflitto molti; plausibile una ricaduta nelle dipendenze, soprattutto nell’abuso di alcol, nel quale molti hanno tentato di “affogare” le preoccupazioni. Il rischio sanitario andrebbe a braccetto con una possibile piaga sociale: l’alcolismo. In molti Paesi, basti pensare a quelli dell’ex Blocco Sovietico, dove vi è il più alto consumo di alcol pro-capite (dati OMS del 2014), sono molto più frequenti gli episodi di violenza domestica, le violenze sessuali e gli abusi.

Le notizie e le fake news: complici dell’abuso di alcol durante il Covid

Le cattive notizie che sono state trasmesse quotidianamente, e che persistono, su TG, radio e giornali, non aiutano certamente ad alleviare ansie e preoccupazioni, che purtroppo portano ad abuso di alcol o ad altre dipendenze. Forte anche l’impatto delle fake news, ampiamente diffuse sui Social Network, proprio durante il periodo di quarantena (fase più acuta di stress e solitudine), nelle quali l’alcol è stato più volte citato come “mezzo di difesa” dal Covid-19, sebbene scientificamente smentite anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Proprio per arginare il fenomeno delle fake news, in netto aumento durante la pandemia, in molti Paesi sono state emanate ed inasprite le pene. In Sud Africa, ad esempio, diffondendo fake news riguardo il Coronavirus si rischiano 6 mesi di reclusione; negli Emirati Arabi fino a 5 anni e l’espulsione dal Paese.

Arginare entrambi i problemi: fake news ed abuso di alcol

Le fake news, in forte crescita attraverso il web ed i social network, sono purtroppo sempre esistite. La gravità della situazione sanitaria attuale ha portato il Ministero della Salute a sviluppare una pagina web dedicata, dove trovare in ordine cronologico le smentite scientifiche alle principali fake news: Covid-19 – Attenti alle bufale. Riguardo l’abuso di alcol durante la pandemia di Covid, è importante sottolineare, in accordo con le campagne di sensibilizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che le bevande alcoliche o superalcoliche possono rendere le persone più vulnerabili al Coronavirus. L’alcol non rafforza, ma compromette il sistema immunitario.

Come fare per…

Se ci si accorge che il lockdown ha portato, o aggravato, disturbi compulsivi, abusi di droghe o alcol, a sé stessi, al proprio partner, ad un amico oppure ad un famigliare, non ci si deve scoraggiare. Ci sono molti modi per superare tutte queste problematiche, tra i quali, chiedere aiuto all’Istituto Europeo per le Dipendenze oppure all’Azienda Socio Sanitaria del proprio territorio.

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A passeggio con il cane: norme, responsabilità e consigli

Con l’arrivo dell’estate e con la sempre più diffusa abitudine di portare il proprio cane con sé anche in vacanza, occorre conoscere le norme da rispettare per non incorrere in sanzioni, ed evitare che l’animale sia un pericolo per le persone, per altri animali o per sé stesso.

Quali sono le principali norme?

L’ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 03.03.2009 stabilisce le regole minime che i proprietari dei cani devono rispettare nelle aree urbane, nei luoghi pubblici (1) e nei luoghi aperti al pubblico (2):

  • utilizzare un guinzaglio non più lungo di 1,50;
  • portare sempre la museruola, rigida o morbida che sia; da far indossare obbligatoriamente nei luoghi pubblici o sui mezzi di trasporto pubblici, all’occorrenza se il cane diventi aggressivo o su richiesta delle Autorità;
  • portare sempre sacchetti, o apposita paletta, per raccogliere le deiezioni e cestinarle negli appositi contenitori. Utile anche una bottiglietta d’acqua per lavare eventuali deiezioni da auto o edifici.


Nel caso tu debba delegare qualcuno a condurre in passeggiata il tuo cane, prediligi un membro adulto della famiglia, un dog-sitter, o comunque un soggetto che sia in grado di gestire l’animale. Non affidarlo ad un minorenne o ad un anziano, in quanto potrebbero avere difficoltà a gestirlo.

Leggi l’ordinanza completa

Cane a passeggio senza padrone o affidato a terzi: chi paga i danni?

Se il cane dovesse mordere, ferire qualcuno o causare un qualsiasi danno, per la legge, la responsabilità del fatto cade sul proprietario dell’animale ed anche su chiunque altro abbia accettato la sua custodia.

Vediamo un paio di esempi:

“Marco ha chiesto a suo cugino Luca di portare a passeggio il cane. Improvvisamente, l’animale strappa con un morso la gonna di una passante. La danneggiata potrà chiedere il risarcimento sia a Marco che a Luca”.

“Giorgio, non potendo portare il cane in vacanza, l’ha affidato per qualche giorno all’amico Dario. L’animale scappa da casa di Dario e causa un danno. La responsabilità sarà anche di Giorgio”.

Per la legge, infatti, non è importante, né obbligatorio, che il cane vada a passeggio o che sia sempre detenuto dal padrone. Tuttavia, il padrone dell’animale ha il dovere di adottare ogni cautela per evitare possibili danni a terzi, anche quando a prendersi cura dell’animale è un soggetto terzo.
Attenzione: non lasciare che il tuo cane vada fuori di casa da solo a fare i propri bisogni, rischi una multa da 25,00 a 258,00 Euro.

Dove ed in che orari portare il cane a spasso?

Non esiste alcuna norma che imponga di portare a spasso il proprio cane in un posto piuttosto che in un altro, e nemmeno una legge che imponga degli orari in cui portarlo. Il “dove” ed il “quando” sono dettati dal buon senso. A livello precauzionale, evita di portare il cane a spasso negli orari e nei luoghi di maggior affollamento, come ad esempio davanti ad una scuola all’orario di ingresso o di uscita degli studenti.

Sebbene molte città adottino regolamenti volti a consentire il più possibile l’accesso degli animali domestici nei luoghi pubblici ed aperti al pubblico, favorendo anche la costruzione di aree verdi interamente dedicate ai cani, alcuni Comuni hanno provato ad imporre un divieto generalizzato di accesso in tutte le aree verdi comunali. Sappiate che tale ultima pratica è stata ritenuta illegittima anche in una sentenza del TAR del Lazio del 2016, che ha stabilito che è illegittimo il divieto di ingresso ai cani nei giardini pubblici e, pertanto, non può essere applicato (sentenza n. 5836 del 2016).


Ricordati sempre anche del benessere del cane, soprattutto nel periodo estivo. Evita le ore più calde della giornata per prevenire colpi di calore e ricordati che il tuo amico peloso non ha le scarpe: può facilmente riportare scottature ed ustioni alle zampe camminando sull’asfalto caldo. Porta anche una ciotola, ci sono in commercio modelli pieghevoli in gomma, e dell’acqua, in modo che possa reidratarsi all’occorrenza.

Perché portare a spasso il cane?

Sembra una domanda insensata, ma diversi studi hanno dimostrato che portare il proprio cane a passeggio regolarmente apporta molti benefici sia all’animale che all’uomo:

  • permette di conoscere meglio il proprio cane e sé stessi;
  • rafforza l’unione tra cane e padrone, portando quindi ad un rapporto migliore;
  • fornisce al cane l’attività fisica necessaria per evitare la comparsa di alcuni disagi nell’animale che, di norma, si trasformano in fobie ed irrequietezza;
  • favorisce la socializzazione del cane, rapportandosi con diverse persone ed altri animali.

NOTE:
(1) Luoghi di proprietà del demanio dello Stato che sono accessibili a chiunque senza limitazioni
(2) Luoghi di proprietà privata, ai quali è consentito l’accesso secondo le condizioni fissate dal legittimo proprietario o gestore. Rientrano in questa seconda categoria i cinema, i teatri, le discoteche, i bar, le birrerie e i locali pubblici in generale.

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