Diffida dalla Fondazione Molina? Era solo giornalismo d’inchiesta: i fatti lo dimostrano

Per dovere di cronaca, qualche giorno fa, avevo pubblicato, sulla testata giornalistica con cui collaboravo, un articolo riguardante la diffusione del Covid-19 all’interno della Fondazione Molina di Varese. La pubblicazione è avvenuta dopo un’intervista al direttore generale, Vanni Belli, che però non mi aveva concesso di registrarla, nè di filmarla. Il risultato è stata una diffida, inviata alla redazione, una possibile querela e la rimozione immediata dal sito del giornale. Ovviamente, la situazione di contagio presso la Fondazione si è aggravata, confermando ciò che avevo scritto, così, fortunatamente, o purtroppo, non essendo una persona arrendevole, ho chiesto prima a Mauro Gregori, amministratore della pagina Facebook “Varese la vedo così” di pubblicare queste righe, e l’articolo “fastidioso”, successivamente di aprire un mio blog di informazione, su cui sto riportando l’articolo.
Sicuramente non otterró le scuse dall’amministrazione, ma i parenti dei pazienti in cura al Molina, i cittadini di Varese e magari le autorità competenti, potranno continuare a leggerlo e prendere la loro posizione ed eventuali provvedimenti.

“Le voci che girano sono false, non c’è assolutamente nessun contagio qui, sono solo allarmismi dettati dallo stress e dalla troppa suscettibilità del personale”. Queste le parole dette, davanti ad alcuni parenti all’ingresso della   Fondazione Tito e Paolo Molina Onlus, dal direttore  generale Vanni Belli, in carica dal 13 Agosto 2019. “Abbiamo istituito un collegio di esperti, che monitorano la situazione, nessun nostro paziente presenta sintomi di coronavirus” proseguiva lunedì il direttore, mentre chiedeva di non registrare ed informandomi che non avrebbe rilasciato una dichiarazione scritta. In effetti sarebbe stato rischioso, in quanto già il giorno precedente, la domenica, un paziente della struttura era stato portato per problemi respiratori presso l’Ospedale di Circolo, dove mostrando anche gli altri sintomi noti, è stato subito sottoposto a test tampone; cosa che Belli, sempre il lunedì, aveva accennato, affermando però che sarebbe stato quasi sicuramente negativo, che per il collegio interno di esperti non sarebbe stato nemmeno necessario e giudicando fin troppo zelanti i sanitari dell’ospedale. Oggi però è arrivata la conferma inversa, il paziente è positivo, il contagio è presente all’interno della Fondazione. Già da lunedì i visitatori non avevano accesso alla struttura, consegnano agli addetti sacchi e borse di vestiti puliti che li portavano nelle camere, e riconsegnavano all’uscita quelli da lavare; il tutto con mascherine operatorie, sciarpe ed altro davanti a naso e bocca: inefficaci ed inutili contro il virus. Forse servirebbero ora i tamponi per un controllo a tappeto di pazienti (circa 430) e personale (oltre 500 persone). Com’è possibile che se un cittadino qualsiasi  chiami il numero regionale con sintomi riconducibili al Covid-19, debba rimanere in quarantena, come  chiunque ne sia venuto in contatto, mentre in una struttura simile no?  Perché fino alla conferma della positività, non si sono attivati i provvedimenti, tra i quali la quarantena, anche per un “potenziale” contagio? La popolazione è obbligata a non uscire di casa per contenere il più possibile il contagio, ugualmente non si possono tollerare in questa situazione, atti di omissione davanti all’evidenza; questo non è salvaguardare la salute dei pazienti, ma metterla a repentaglio in cambio di una cospicua retta giornaliera.”

Medicina ad Alta Intensità: nasce a Varese un reparto dedicato per i positivi al Covid-19

Da oggi è operativo a Varese il nuovo reparto di Medicina ad Alta Intensità, sito al quinto piano dell’Ospedale di Circolo, blocco centrale. Creato per accogliere ed isolare i pazienti positivi al Coronavirus, è stato presentato ieri in forma ufficiale durante la visita di Emanuele Monti, presidente della commissione Regionale Sanitá di Regione Lombardia. La capacità dell’ospedale sale così a 164 unità da destinare ai pazienti Covid-19 positivi. Il nuovo reparto ha preso il posto ad altri reparti, che sono stati dislocati diversamente nell’Ospedale ed alcuni, come nel caso della Geriatria, spostati in altri Ospedali dell’Azienda.
Il professor Francesco Dentali, che guiderà il nuovo reparto, ha commentato: “Varese per ora sembra essere stata risparmiata, almeno inizialmente, da questa epidemia, ma negli ultimi giorni stiamo affrontando un numero sempre crescente di pazienti che si presentano nei Pronto Soccorso della nostra azienda. Stiamo facendo il possibile per far fronte all’emergenza: 30 posti letto sono già pieni e altri 30 si riempiranno nei prossimi giorni. Sto guidando un team multidisciplinare composto da internisti e specialisti che si sono messi a disposizione volontariamente. Il clima tra di noi è buono e tutto il personale del comparto non si sta risparmiando ed a loro vanno i miei ringraziamenti”.

“L’emergenza che stiamo affrontando” spiega invece Monti, “ha cambiato profondamente non solo l’approccio del momento, ma tutta la pianificazione a livello sanitario. Ci troviamo ad un punto di svolta, dal quale la sanità del territorio non potrà più tornare indietro” e prosegue invitando alla flessibilità: “da oggi bisogna essere pronti ad affrontare velocemente le emergenze, intervenire con i protocolli previsti in maniera veloce ed essere in grado di approntare nuovi posti letto in tempo zero. L’Asst Sette Laghi si sta dimostrando non solo all’altezza, ma un esempio da seguire in questo nuovo scenario. Oggi, in particolare, abbiamo visitato un nuovo reparto, creato ad hoc per far fronte a questa emergenza”. Il direttore generale dell’Asst Sette Laghi Gianni Bonelli, riflette sulla possibilità dell’aggravarsi della situazione dicendo: “il reparto è stato allestito in preparazione ad una fase emergenziale che potrebbe presentarsi anche a Varese. Come azienda siamo pronti, abbiamo fatto una serie di cambiamenti organizzativi e professionisti di altissimo profilo collaborano con noi, ma dobbiamo evitare che i numeri diventino importanti e per farlo tutti devono collaborare, stando a casa”. Ringraziando per le donazioni, fondamentali per questi cambiamenti ed adattamenti, elogia infine il personale, continuando: “come è fondamentale lo sforzo di tutti i nostri operatori, se questa Azienda si sta mostrando all’altezza della situazione il merito è dei professionisti che vi lavorano. Non c’è una struttura, un servizio, un reparto, un ufficio che non sia stato chiamato in questi giorni a dare prova di capacità, flessibilità e responsabilità straordinarie. Penso innanzitutto alla prima linea, al Pronto Soccorso, alle Terapie Intensive, alle Malattie Infettive, alla Pneumologia, alle Medicine Interne. Ma penso anche a tutte le altre strutture sanitarie impegnate a garantire l’assistenza dovuta a tutti gli altri pazienti, del nostro territorio, ma non solo, visto che siamo centro di riferimento regionale per diverse patologie tempo-dipendenti. E poi penso anche agli uffici amministrativi che, nelle retrovie, stanno facendo funzionare questa enorme macchina in uno sforzo organizzativo continuo: sono stati spostati reparti, sono stati ristrutturati ambienti, si sono creati nuovi percorsi. Si provvede agli approvvigionamenti di materiali di ogni tipo, dalle tecnologie ai farmaci, dai dispositivi di protezione, agli arredi. Si trovano modalità alternative per offrire risposte e servizi ai cittadini e si forniscono loro ascolto, chiarimenti, informazioni”. Monti ha infine concluso:
“Quello che ho visto oggi è la messa in pratica della capacità e dello sforzo umano della nostra azienda ospedaliera. Vediamo i dati aumentare ancora in modo costante, con Bergamo e Brescia che guidano la classifica e Milano che continua a produrre casi giornalieri. Varese cresce con numeri ridotti, e questo ha dato modo all’Ospedale di organizzarsi.”

Ospedali da Campo: Ong statunitense completa il primo a Cremona

Ieri, alla presenza di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, è stato completato ed innaugurato l’ospedale da campo donato della ONG della Carolina del Nord Samaritan’s Purse. L’unità, posizionata nel piazzale antistante l’ospedale, è stata appositamente attrezzata con numerosi dispositivi di cure respiratorie. Le 20 tonnellate di forniture mediche essenziali, 68 posti letto, di cui 8 di terapia intensiva, ed il personale (medici, infermieri e tecnici di rianimazione) per un totale di 32 persone, è giunto in Italia il 17 marzo. In soli 4 giorni, con il supporto del corpo dell’Aeronautica Militare e della Protezione Civile, è stato reso operativo; già da oggi, infatti, vi saranno trasferiti alcuni pazienti, in modo da diminuire il sovraccarico, ormai critico, dell’ospedale di Cremona.
“Sarà per noi un grande aiuto perché sono autosufficienti e noi oltre ad essere pieni non abbiamo più risorse per assistere pazienti così impegnativi”: ha infatti spiegato Rosario Canino, direttore sanitario dellla Asst di Cremona.
L’ospedale era stato di fatto costretto a sospendere le cure in buona parte dei reparti, ad eccezione di maternità e pediatria, a causa del numero schiacciante di persone affette dal Covid-19. Fino ad oggi inoltre nessun paziente ricoverato nel reparto di terapia intensiva è sopravvissuto.
“La situazione in Italia è disperata. Gli ospedali sono invasi e le persone muoiono ”, ha dichiarato Franklin Graham, presidente e CEO di Samaritan’s Purse. “Siamo chiamati a rispondere in luoghi difficili. Ecco perché il nostro team di specialisti in risposta alle catastrofi è in prima linea, fornendo assistenza medica salvavita e condividendo l’amore di Dio con le persone che stanno soffrendo ”.
All’arrivo di Samaritan il personale dell’ospedale fu sopraffatto dalla gratitudine per questo supporto. Un membro del personale ha infatti detto: “Stai portando speranza in città, anche se è pericoloso, anche se è un momento di crisi. Penso che questo cambierà il mio paese “.

Si precisa che al momento sono in costruzione altri 3 ospedali da campo, in supporto agli ospedali nelle condizioni più gravi: il primo presso Crema, di fronte all’ospedale, che sarà utilizzabile già nelle prossime ore; gli altri due, che inizieranno a breve i lavori di montaggio, saranno rispettivamente ubicati presso la fiera di Bergamo e di Milano.

Il punto di vista di un’agenzia di servizi funerari: intervista a Taffo Funeral Services

Ho intervistato l’impresa funeraria Taffo Funeral Services di Roma, per capire il punto di vista di una società di pompe funebri riguardo questa pandemia di Covid-19. Conosciuti in tutt’Italia per la loro geniale e continua campagna pubblicitaria sui social network, soprattutto su Instagram, dove vanta più di 50mila followers, Alessandro Taffo ha così risposto alle domande:

  • “Pensate sia corretto, visto il decreto in vigore, non permettere nemmeno le cerimonie funebri? Non sarebbe stato sufficiente limitarle ai parenti stretti?”

“No, pensiamo sia corretto e indispensabile, vista la gravità del momento, limitare ogni possibile forma di aggregazione e contagio, purtroppo rientrano in questo caso anche le cerimonie funebri.”

  • “Come si è modificato il vostro lavoro, a livello generale di onoranze funebri, considerato anche il divieto ai funerali, durante questo difficile momento? Avete richieste anche da comuni più distanti, o dal governo, rispetto a prima della diffusione del Covid-19?”

“Per ora non ci sono richieste o esigenze particolari, i rapporti con la pubblica amministrazione erano in piedi già da prima e continuano ad essere in piedi. Il dramma in questo periodo è dare coraggio ai nostri uomini ed incentivarli a fare il proprio dovere, anche in condizioni di persone decedute per Covid-19. Purtroppo le forme di contagio per chi effettua questo tipo di lavoro sono molto alte e sta diventando sempre più difficile reperire i DPI idonei alla protezione degli addetti ai lavori.”

  • “Sono rimasti invariati i costi? Anche dovendo spesso spostarsi fuori comune per la mancanza di spazio nei cimiteri? Esistono sussidi statali, regionali, provinciali o comunali dovuti al numero di vittime?”

“No, per ora il nostro settore è stato dimenticato sembra. Se ne parla raramente e men che mai abbiamo dei sussidi.”

  • “Dal vostro punto di vista, che per lavoro vivevate già da prima quotidianamente nel dolore di coloro che hanno perso qualcuno, ci sono differenze? Cambia nella gente la visione della morte durante una pandemia? La morte fa’ più paura considerato che questo virus, sebbene con percentuali minori, colpisce anche giovani e bambini?”

“Certo che si vive di paure in questo momento, purtroppo lo sentiamo nelle persone a noi care ogni volta che al mattino ci caliamo sulla bocca la mascherina e usciamo di casa, lo si sente nelle persone che hanno parenti in uno stato precario di salute e iniziano a chiedere informazioni sui costi in vista anche dell’epidemia che potrebbe alterare lo stato fisico sopratutto dei più deboli, ma è pur vero che questo stato di paura e ansia potrebbe contribuire a far rispettare le norme restrittive.”

  • “Qual’é il vostro pensiero riguardo il trasporto delle salme, come succede a Bergamo, su camion militari per raggiungere i forni crematori? Si potrebbe agire diversamente? Come?”

“Non mi piace parlar male degli altri soprattutto se non vedo o vivo realmente le cose, posso dirvi però che anche nel caso del terremoto del’Aquila nel 2009 noi abbiamo assicurato con l’aiuto di altri colleghi in un solo giorno circa 280 funerali, probabilmente se a Bergamo non è stato possibile fare lo stesso ci sarà stato un motivo che non conosco. E’ pur vero che in situazioni di emergenza è bene che intervenga lo stato e questa è una di quelle purtroppo.”

Ringraziando per la disponibilità all’intervista, saluto il Sig. Taffo e riprendo un loro post di Instagram per sdrammatizzare ed invitarvi nuovamente a restare in casa:

NON È DIFFICILE
o state in casa
o staremo tutti in cassa

Link Instagram Taffo Funeral Services:
https://instagram.com/taffofuneralservices?igshid=boxglq9gtkjr

La Cina ci supporta contro il Coronavirus: atterra a Malpensa personale ed aiuti sanitari il volo da Shangai

È atterrato oggi alle 16.35 a Malpensa Terminal 2, l’unico aeroporto rimasto aperto in Lombardia, il volo della China Eastern, decollato alle 11.26 da Shangai, di aiuti da parte della Cina. Ad accogliere la delegazione composta da sette medici, infermieri e tecnici di rianimazione, era presente Fabrizio Sala, vice-presidente di Regione Lombardia, che in una breve intervista ha comunicato che ci sarà a breve un briefing di coordinamento con la centrale operativa; il personale sarà successivamente assegnato ed operativo in alcuni ospedali della Lombardia, dove resteranno di supporto per almeno due settimane.
Oltre al personale sono arrivate anche 17 tonnellate di aiuti sanitari, tra cui 400.000 mascherine, reagenti chimici per i test, medicinali, respiratori automatici, monitor ed altre apparecchiature utili nei reparti di terapia intensiva.

Tracciamento dei cellulari in Lombardia – “si spostano ancora troppe persone”

In Lombardia è stato attivato il tracciamento dei telefoni cellulari, utilizzando quindi la tecnologia al servizio della sicurezza pubblica, per verificare ed analizzare gli spostamenti dei cittadini durante la pandemia dovuta al Coronavirus. Il vicepresidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala, in diretta Facebook su Lombardia Notizie Online, ha commentato il grafico elaborato grazie ai dati forniti dalle compagnie telefoniche: «Con l’aiuto delle compagnie telefoniche, abbiamo potuto verificare gli spostamenti dei lombardi, in questi giorni di emergenza coronavirus. In base ai movimenti tracciati attraverso il monitoraggio delle celle telefoniche risulta, in base alle prime stime che dal 20 febbraio ad oggi il calo dei movimenti è stato del 60%. Ci sono ancora troppe persone che si spostano, corrispondenti al 40% del totale: il consiglio è e resta di rimanere a casa».

“Indulto poco mascherato” il nuovo Decreto anti-Covid – Completa bocciatura da parte del Sindacato di Polizia

Dure le parole di Valter Mazzetti, segretario generale del Sindacato di Polizia, scritte nel comunicato stampa, riguardo i provvedimenti a favore della concessione degli arresti domiciliari a moltissimi detenuti, al fine di ridurre il sovraffollamento nelle case circondariali italiane, per motivi di sanità pubblica, inclusi nel nuovo Decreto varato ieri.
Un provvedimento che per Mazzetti si può riassumere in tre punti:
inutile dal punto di vista della prevenzione contro il coronavirus, in quanto concedere i domiciliari a tutti i detenuti che avrebbero dovuto scontare al massimo 18 mesi, di reclusione totale o di rimanenza della pena per reati più gravi, non svuterá abbastanza i carceri, che rimarranno dunque sovraffollati;
logisticamente non ponderato, ponendosi il dubbio che non sia sufficiente il numero dei braccialetti elettronici necessari per tutti i detenuti a cui saranno concessi i domiciliari con una durata di arresto maggiore ai 6 mesi;
inaccettabile che lo Stato conceda questo “indulto poco mascherato” subito dopo le rivolte dei giorni scorsi, mostrandosi come debole, che si lascia intimorire dall’insurrezione di detenuti (alcuni dei quali nemmeno identificati ed evasi), proprio in un momento così difficile durante il quale dovrebbe mostare tutta la sua autorevolezza.
Un completo disaccordo quindi tra Sindacato della Polizia di Stato e Governo, che getta inoltre ombre sulla fattibilità e sull’utilità del Decreto stesso.

Motivazioni valide per gli spostamenti e la legge: facciamo chiarezza sull’Art. 650

In questi giorni di pandemia, iniziati i controlli per coloro che sono fuori dalle proprie abitazioni, sono scattate le prime denunce per inottemperanza al decreto ministeriale secondo l’art. 650 del Codice Penale, e si discute, soprattutto sui social networks, di multe ed arresti;
ma facciamo chiarezza: si riporta l’articolo tratto dal C.P.
Art. 650 – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.
“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [c.p. 336, 337, 338], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206”. Questo articolo va relazionato al decreto specifico in vigore, ovvero quello firmato da Conte in data 11 Marzo, con validità dal 12 al 25 Marzo 2020.
Se le forze dell’ordine, dopo avervi chiesto le motivazioni del vostro spostamento, non ritengono siano motivazioni valide, non avete realmente motivazioni o non eravate a conoscenza del decreto (l’art. 650 è perseguibile anche solo per colpa), state commettendo un reato, per cui avrete una pena.
L’arresto sarà immediatamente convertito con ammenda pecuniaria, se non state commettendo contemporaneamente altri reati, variabile in base alle condizioni che determinano la gravità con la quale state violando l’art. 650 (per esempio: da soli in un parco sarà meno grave che in centro a Milano in metropolitana).
Vi rassicuriamo però che il fermo o l’arresto immediato, come dice il codice penale, al libro terzo delle contravvenzioni in particolare, per il solo art. 650 non sono mai consentiti, ovvero non vi porteranno nè in questura nè presso una casa circondariale.
La legge italiana permette anche il ricorso, ma essendo comunque un reato, previsto dal Codice Penale, dovrete rivolgervi ad un legale, non al giudice di pace come per una multa per divieto di sosta, rispettando i termini temporali per il ricorso stesso (il legale vi dirà esattamente la data, in quanto la magistratura stessa sta momentaneamente sospendendo i termini di ricorso).

Ringraziando l’avv. Elena Uttinacci per i chiarimenti legali e tecnici, essenziali per la stesura di questo articolo, si consiglia comunque di evitare ogni spostamento se non realmente motivato.

Lonate Pozzolo e Ferno: nucleo Protezione Civile “Calluna” consegna gratis farmaci ed alimenti

Molto bella l’idea del consiglio direttivo dell’associazione di protezione civile CALLUNA: un concorso per unire le famiglie del comune di Lonate Pozzolo, durante questo difficile periodo di tristezza e divieti.
É stato indetto un concorso che premierà, con un buono da 100 euro, la bandiera arcobaleno più bella appesa fuori dalla propria abitazione, sinonimo di ANDRÀ TUTTO BENE!
Vi anticipiamo solo che la famiglia vincitrice sarà annunciate alle ore 24.00 del giorno in cui l’OMS dichiarerà CHIUSO l’evento pandemico del coronavirus.Il regolamento di quest’iniziativa lo troverete direttamente qui:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1460439180795882&id=240326069473872
Che questo evento sia utile per unire tutta la famiglia, portare divertimento e superare questo brutto periodo!