Fontana ordina il coprifuoco in Lombardia: dannoso per l’economia e probabilmente inutile

Dopo l’ok del Ministro Speranza si attende l’ordinanza: coprifuoco dalle 23 alle 5, didattica a distanza nelle scuole secondarie e chiusi i centri commerciali non alimentari nei weekend.

La Regione Lombardia, con l’Ok del Ministro Speranza e dei sindaci dei capoluoghi di Regione, è al lavoro per varare nelle prossime ora la nuova “ordinanza coprifuoco” per cercare di contrastare l’aggravarsi della pandemia.

Il coprifuoco dalle 23 alle 5

Regione Lombardia ha chiesto al governo Conte, nella persona del Ministro della Salute, Roberto Speranza, ed ottenuto parere positivo, per lo stop di tutte le attività e degli spostamenti, ad esclusione dei casi di comprovata necessità, o per motivi di salute e di lavoro, nell’intera Lombardia dalle ore 23 alle 5 del mattino a partire da giovedì 22 ottobre.

La proposta è stata avanzata al Governo dai i Sindaci dei Comuni capoluogo di Regione, insieme al presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Mauro Guerra, ai capigruppo di maggioranza e di opposizione e al governatore Attilio Fontana.

“Credo sia opportuno prendere un’iniziativa come questa che è simbolicamente molto importante ma non dovrebbe avere delle conseguenze di carattere economico particolarmente gravi, senza però lasciare che la situazione peggiori. Ho sempre sostenuto che l’Italia non si può permettere un lockdown, dal punto di vista economico ma anche psicologico. Dobbiamo evitarlo, dobbiamo trovare la strada migliore per evitarlo”.

Attilio Fontana, Quarta Repubblica su Rete4 il 19 ottobre 2020

Bar, ristoranti e sale giochi

L’ordinanza prevede la chiusura dalle 23 di tutte le attività. Nei bar e ristoranti le consumazioni saranno consentite dopo le 18 solo al tavolo. Sono anche chiusi dalle 18 alle 6 del mattino i distributori automatici di alimenti e bevande posti sulle pubbliche vie.

Chiuse in tutta la Regione le sale scommesse, sale giochi e le sale bingo. Vietato l’uso delle slot machines nei bar e in qualsiasi altro esercizio pubblico.

Didattica a distanza

Regione Lombardia ha deciso anche l’alternarsi tra distanza e presenza delle attività didattiche per tutte le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali di secondo grado. Raccomandazione alle università di attivare la didattica a distanza appena possibile.

Mezzi di trasporto

Secondo le prime indiscrezioni, come di consuetudine, ci saranno adeguate norme stringenti per le società di trasporto private, ma nessuna stretta sui trasporti pubblici, se non lo scaglionamento degli ingressi a scuola. In tutta la Regione i pendolari potranno continuare ad ammassarsi su pullman, metro e tram, l’importante è che siano ben stipati per raggiungere il posto di lavoro o la scuola, ma che non facciano acquisti nei weekend.

Metropolitana di Milano

Fontana ha fatto bene i calcoli?

Sicuramente conoscerà i numeri in ascesa dei nuovi positivi, ieri 1687, di cui il 90-95% asintomatici e poco infettivi, ma sicuramente parla a sproposito dichiarando che la nuova ordinanza “non dovrebbe avere delle conseguenze di carattere economico particolarmente gravi”.

Secondo una ricerca della Camera di Commercio di Milano è emerso che la Lombardia si classifica al primo posto in Italia per numero di imprese ristorative: 22,000 ristoranti e 26,000 bar. Come potrebbero sopravvivere queste imprese, già molto compromesse dal primo lockdown, con le nuove restrizioni e senza concreti aiuti economici dal Governo?

Non dimentichiamo che Fontana, ancora indagato dalla Procura di Milano, si è interessato al fatturato di Dama spa, per la fornitura di mezzo milione di euro di camici, in quanto di proprietà del cognato Andrea Dini e di sua moglie Roberta Dini; ma non si interessa anche alle altre aziende presenti sul territorio? Secondo Unioncamere, infatti, il 1° trimestre del 2020 ha già visto chiudere oltre 20.000 attività, e nel 2° trimestre ne sono state chiuse altre 9.880. Quante ne chiuderanno ancora?

Perché non usare il modello Stoccolma?

A Stoccolma, come in tutta la Svezia, la strategia di non attuare alcun lockdown ha funzionato. Sotto la guida dell’epidemiologo Anders Tegnell, direttore dell’Agenzia di Sanità Pubblica svedese, la Svezia, ha semplicemente puntato sul buonsenso e su un minimo distanziamento sociale, una sorta di immunità di gregge, senza distruggere la propria economia e mettendo in ginocchio i propri cittadini.

Mettendo i dati svedesi a confronto con quelli italiani, possiamo notare che l’assenza di restrizioni ha generato meno morti: 61 morti ogni 100.000 abitanti in italia, contro i 57 morti, sempre ogni 100.000 abitanti, in Svezia.

Dal punto di vista economico, la Svezia, seppur in sofferenza, secondo le stime della Commissione Europea perderà il 5,3% del proprio Pil. L’Italia, devastata da lockdown e restrizioni, perderà, secondo le stime dal 10,2 al 12,4% del suo Pil.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

2.00 €

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Italia pronta a fallire: in arrivo coprifuoco serale e chiusure settoriali.

Oltre al coprifuoco notturno e le chiusure di migliaia di attività, avanza anche l’ipotesi di didattica a distanza per le scuole superiori.

Governo e Ministero della Salute stanno studiando un nuovo giro di vite per arginare i numeri in crescita dell’emergenza Coronavirus. In accordo con le regioni potrebbero essere istituiti dei lockdown regionali, direttamente dai governatori. Al momento le misure al vaglio sono: coprifuoco dalle 22; chiusura di palestre, parrucchieri, barbieri, centri estetici, cinema e teatri; didattica a distanza per le scuole superiori.

Quanto sono realmente preoccupanti i numeri dei contagi?

I dati ufficiali di ieri, 15 ottobre 2020, mostrano una netta crescita di positivi: 8.804, di cui il 95% asintomatici e con ridotta carica virale, a fronte del record di 162.932 tamponi. In aumento anche i ricoveri ospedalieri, che però, come conferma Giorgio Palù, past president delle Società Italiana ed Europea di Virologia, rappresentano il 6% dei positivi. Da considerare, inoltre, che molti dei ricoverati sono soggetti paucisintomatici, e per molti altri si tratta di ricoveri sociali: persone anziane e sole. Questi dati evidenziano ancora una volta che la situazione è ben differente da quella dei mesi di marzo ed aprile. Crescono i contagi all’aumentare del numero dei tamponi, è logico, ma la letalità del Covid-19 è stabile, tra i positivi, tra lo 0,3 e lo 0,4%.

Quanto interessa al Governo il pensiero del Comitato Tecnico Scientifico?

Da un lato il Governo Conte già prevede misure più drastiche per il contenimento del virus, dopo aver varato l’ennesimo DPCM appena due giorni fa’. Dall’altro, Agostino Miozzo, coordinatore del CTS, dichiara: “Il Cts non sta facendo alcun pressing sul governo. Stiamo pensando di convocare una riunione del Cts nelle prossime ore, ma nessuno ci ha chiesto nulla, né noi abbiamo chiesto nulla“.
Sebbene sia innegabile che nelle scorse ore, ambienti vicini al Comitato, avevano comunicato che sarebbero serviti provvedimenti più restrittivi per far fronte all’incremento dei contagi, risulta assurdo che un Governo (composto da avvocati, ex bibitari, ex comici, ex disoccupati cronici, ecc), dopo aver appena prorogato lo stato d’emergenza sanitaria, si arroghi il diritto, senza il parere di un comitato di esperti, di decidere per il futuro di un’intera nazione.

Il rischio del fallimento sociale

Secondo uno studio del Sole24Ore condotto su un campione di 3,4 milioni di persone a livello mondiale, e pubblicato il 25 Giugno 2020, è emerso che la solitudine fa aumentare il rischio di morte precoce del 26%, l’isolamento sociale del 29%, e vivere soli del 32%. Certamente la ricerca sugli effetti dell’isolamento sociale legati alla mortalità erano a lungo termine, tuttavia, l’angoscia significativa causata da queste pratiche di isolamento (didattica a distanza, chiusura di luoghi d’aggregazione, ecc) portano ad effetti negativi sul benessere e sulla salute mentale di ogni individuo: soprattutto in termini di disturbi alimentari, di alcolismo e di gioco d’azzardo telematico.

Il sicuro fallimento economico

Un virus con una letalità minore dello 0,001% a livello nazionale (fonte: epicentro.iss.it), in concomitanza con un Governo, molto probabilmente di incapaci, che prende decisioni spesso contrarie al Comitato Tecnico Scientifico, non potrà che portare i cittadini alla fame, ed alla “guerra dei poveri”.

Secondo l’Istat, l’impatto della crisi Covid-19 determina seri rischi per la sopravvivenza del 38,8% delle imprese italiane. Una catastrofe economico-sociale che farebbe perdere il posto di lavoro a circa 3,6 milioni di italiani.

Probabilmente, ma non sicuramente, barricandosi in casa ed interrompendo qualsiasi rapporto sociale non contrarranno il Coronavirus, ma certamente il loro problema sarà pagare il mutuo della casa in cui vivono, fare la spesa, e sostenere le spese di primaria necessità.

Se gli italiani non tornano a mangiare ai ristoranti, forse non si ammalano, ma i ristoranti chiudono e lasciano a casa il personale.
Se gli italiani non vanno dal parrucchiere o dal barbiere, forse non si ammalano, ma i saloni chiudono e lasciano a casa il personale.
Se gli italiani non vanno al cinema o a teatro, forse non si ammalano, ma i cinema ed i teatri chiudono e lasciano a casa il personale.

Forse chiudere tutto, anche a fasce orarie, potrebbe essere una delle soluzioni per difenderci da un virus ormai poco letale, ma sicuramente è la scelta migliore per mettere in ginocchio milioni di italiani.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

2.00 €

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Smaltimento mascherine e DPI: evitare un disastro ecologico

Guida allo smaltimento dei Dispositivi di Protezione Individuale, per non passare da un’emergenza sanitaria ad un disastro ecologico.

Abbandonate per strada migliaia e migliaia di mascherine, guanti gettati via dopo il loro utilizzo, senza nessuna cura per il benessere del nostro pianeta e per la sicurezza altrui: lo smaltimento dei DPI dovrebbe essere una questione importante per tutti. Sono purtroppo moltissimi gli episodi di dispersione nell’ambiente di guanti e mascherine verificatisi negli ultimi mesi. La riapertura dei luoghi di lavoro e delle scuole, in combinazione con l’obbligo delle mascherine, deve andare di pari passo con una maggior sensibilità verso l’ambiente. Un disinteresse verso il giusto smaltimento dei DPI potrebbe portare dall’emergenza sanitaria a un disastro ecologico.

Coronavirus e superfici

Tutti i virus al di fuori della cellula umana vengono sconfitti facilmente. Il Sars-CoV-2 sembrerebbe molto sensibile alla luce del sole e ai disinfettanti a base di cloro. Ormai è noto, a livello teorico, che il Coronavirus sopravvive da pochi minuti a qualche giorno al di fuori del corpo umano.

Senza sole e in presenza di materiale biologico il virus sopravvive più a lungo; esposto ai raggi UV o in zone sanificate resiste invece molto poco. Questi sono fattori molto importanti, sicuramente da tenere in considerazione, anche per la gestione dei rifiuti.

All’Istituto Superiore di Sanità è attivo un gruppo di lavoro per capire se i rifiuti possano rappresentare un reale veicolo di trasmissione, ma ad oggi non è ancora noto il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici dei rifiuti domestici.

I rischi dell’abbandono dei DPI

Esiste un duplice rischio: sanitario e ambientale. Rifiuti potenzialmente infetti, che andrebbero dunque smaltiti nell’indifferenziata, potrebbero entrare in contatto con chiunque. Il virus, plausibilmente ancora presente sulle superfici dei DPI, potrebbe infettare un nuovo “ospite” e far quindi aumentare il numero dei positivi.

Il danno ambientale è invece molto più reale e chiaramente visibile. La quasi totalità dei dispositivi abbandonati sono realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, ovvero plastica, oppure in nitrile, lattice, Pvc o altri materiali sintetici. Tutti prodotti che abbandonati sui marciapiedi, nei parcheggi e ai bordi delle strade, alle prime piogge rischiano di finire nei tombini, andando direttamente a inquinare fiumi, laghi e mari. Da sottolineare, oltre la tossicità dei materiali per l’ambente, il rischio reale che molti animali selvatici possano morire: ingerendo o rimanendo impigliati nei nostri DPI.

Richard Thompson, professore di biologia marina dell’Università di Plymouth, che ha coniato il termine “microplastica” nel 2004, ha dichiarato: “I governi chiedono a ogni cittadino di indossare una mascherina, ma questo non deve significare creare rifiuti. Manca una riflessione su ciò che accadrà a questi oggetti alla fine del loro ciclo di vita. Se questi prodotti vengono utilizzati per strada, dobbiamo insegnare alle persone come smaltirli”.

Il corretto smaltimento di guanti e mascherine

Le linee guida dell’ISS nell’ultimo rapporto sono chiare. Se appartengono a persone non positive, bisogna trattare i DPI come rifiuti normali, quindi smaltirli negli appositi contenitori per l’indifferenziata, ma con un accorgimento: chiuderli a loro volta in un sacchetto, in modo che non possano entrare in contatto con gli operatori ecologici durante il rituro dell’immondizia. Dove si fa la raccolta differenziata non c’è motivo di sospenderla.

Se i DPI appartengono a persone positive, o sottoposte a quarantena, devono essere utilizzati almeno due sacchetti l’uno dentro l’altro o in numero maggiore se poco resistenti. La raccolta differenziata dev’essere sospesa e tutti i rifiuti prodotti devono essere smaltiti come materiale non riciclabile, ovvero indifferenziato. Utile l’utilizzo di un contenitore a pedale, in modo da evitare il contatto con materiale infetto. I sacchi contenenti i DPI vanno chiusi utilizzando guanti monouso e non vanno schiacciati. Il corretto smaltimento sarebbe giornaliero, secondo le procedure in vigore nel proprio Comune di residenza, considerandoli sempre rifiuti indifferenziati.

In entrambi i casi, conferma l’ISS, lo smaltimento finale dei DPI sarà effettuato attraverso inceneritori e termovalorizzatori. In questo modo il virus, eventualmente presente nei rifiuti domestici, sarà completamente distrutto e si limiteranno il più possibile i danni all’ambiente.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

2.00 €

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Nuovo Decreto Legge: l’illegalità della mascherina

Sono trascorsi diversi mesi dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, eppure il virus non cessa di essere il protagonista indiscusso dei nostri pensieri e delle diatribe medico-politiche.

Uno degli argomenti su cui quasi chiunque ha espresso almeno una volta il proprio parere è: la questione delle mascherine. Quali usare, quando usarle, a chi farle indossare, dove indossarla e perché.

Ebbene, senza voler scendere nel merito della reale efficacia di questi dispositivi, la cui valutazione è opportuno lasciarla alle menti scientifiche, anche se spesso contrastanti; rivolgiamo l’attenzione su uno scenario che è rimasto in secondo piano: i regolamenti regionali e ministeriali che impongono ai cittadini di indossare le mascherine sono legittimi?

L’obbligo di indossare le mascherine: inizio dell’emergenza pandemica

Inizialmente, l’obbligo di indossare le mascherine non si è articolato in modo uniforme sul territorio. Tale obbligatorietà è stata prevista in modo “trasversale”, ovvero solo per determinate fasce di popolazione (i sanitari, gli esercenti commerciali dei beni di prima necessità come alimentari, farmacie etc.) e solo a livello regionale.
Quindi, obbligatorie solo per alcuni e, comunque, non dappertutto.

La Lombardia è stata la prima ad emettere un’ordinanza con cui ha imposto l’obbligo a chiunque esca di casa di coprire naso e bocca, possibilmente con una mascherina o, in mancanza, impiegando una sciarpa o un foulard (Ordinanza n. 521 del 4/4/2020).
Hanno seguito a ruota, sempre nel mese di aprile, la Valle d’Aosta, stabilendo l’obbligo di indossare mascherina e guanti, non solo per gli esercenti commerciali, ma anche per chi andava a fare la spesa. Ugualmente ha disposto il Veneto. Piemonte e Toscana avevano comunicato che avrebbero reso obbligatorio l’uso della mascherina per tutti, ma solo dopo aver provveduto a distribuirne gratuitamente una gran quantità alla popolazione.

Infine, con il DPCM del 26 aprile, finalizzato ad accompagnare l’Italia nella soprannominata “FASE 2”, l’obbligo è stato introdotto e regolamentato sull’intero territorio nazionale.

Oggi, 8 ottobre 2020, con la pubblicazione e l’entrata in vigore del nuovo Decreto Legge, la mascherina diventa un obbligo per tutti i cittadini al di fuori delle proprie case. Esclusi solamente i bambini, coloro che fanno sport e quelli con patologie che non consentono l’uso di tale protezione.

La normativa di carattere penale attualmente vigente

In questo periodo di Governo del buon avvocato Conte, c’è un elemento che pare essere stato completamente dimenticato: il precetto penale.
Nell’ordinamento italiano infatti esistono ancora delle norme, di carattere penale, che vietano di comparire mascherati in un luogo pubblico.

In particolare, sono due le norme fondamentali che impongono tale restrizione:

  • la prima – l’art. 85 del Testo Unico di legge sulla Pubblica Sicurezza (R.D. n. 773 del 18 giugno 1931), che così recita: “E’ vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con l’ammenda da L. 100 a 1000. È vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto. Il contravventore e chi, invitato, non si tolga la maschera, è punito con l’ammenda da L. 100 a 1000”.
  • la seconda – l’art. 5 della Legge n. 152 del 22 maggio 1975: “E’ vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. ((Nei casi di cui al primo periodo del comma precedente, il)) contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. ((Qualora il fatto è commesso in occasione delle manifestazioni previste dal primo comma, il contravventore è punito con l’arresto da due a tre anni e con l’ammenda da 2.000 a 6.000 euro.)) Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza“.

Dalla lettura di queste disposizioni sorgono due importanti interrogativi: cosa vuol dire “mascherati” e quali sono i “giustificati motivi”?

Il Coronavirus è realmente un “giustificato motivo”?

Il presupposto è ora chiaro: esistono due norme di rilevanza penale che impongono di non comparire in luogo pubblico mascherati, o con altri mezzi che rendano difficile il riconoscimento, se non per giustificato motivo. Opportuno chiedersi se effettivamente le ragioni che stanno alla base dell’obbligo imposto siano valutabili come un “giusto motivo”, tale da scriminare questo comportamento che, altrimenti, avrebbe indubbiamente rilevanza penale.

Fatto pacifico, e non contestabile, è che il virus si trasmetta tramite un contatto stretto con una persona infetta. Lo stesso Ministero della Salute, Roberto Speranza, nella pagina Web appositamente dedicata a fornire chiarimenti sulla natura del Covid-19, scrive: “Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette”.

Il Coronavirus, quindi, non aleggia libero nell’aria rendendola infetta. A riprova di ciò, ad oggi, non ci sono protocolli sanitari che chiariscano come l’uso delle mascherine in luoghi aperti, non affollati, con il mantenimento del distanziamento sociale, sia funzionale a prevenire la diffusione del contagio di Coronavirus.


Indossare la mascherina in luoghi aperti, quindi, non essendoci evidenze scientifiche di alcun tipo, non può essere in alcun modo un “giustificato motivo” per coprire il volto.

Cittadini e Pubblici Ufficiali commettono reati

Considerato che indossare le mascherine per prevenire o limitare la diffusione del virus, soprattutto all’aperto, non costituisce un giustificato motivo, va da sé che tale comportamento sia penalmente rilevante ai sensi degli articoli prima citati (art. 5, L. 152/75, e art. 85 R.D. 773/1931).

Eppure, basta affacciarsi alla finestra di casa per rendersi conto di quanti cittadini, certamente convinti di fare una cosa buona e giusta, circolinoi nelle pubbliche vie, anche da soli, indossando una mascherina.

La domanda, alla luce di ciò, diventa: per quale motivo nessun Pubblico Ufficiale in servizio, che rileva la presenza di persone dotate di mascherine in luogo pubblico, non ha mai segnalato all’Autorità Giudiziaria tali notizie di reato, rendendosi a sua volta passibile del reato di “Omessa denuncia di reato da parte del Pubblico Ufficiale“?

La risposta è molto banale: un’abrogazione implicita, ed illegale, sia dell’art. 85 del Testo Unico di legge sulla Pubblica Sicurezza, sia dell’art. 5 della Legge n. 152 del 22 maggio 1975

Se non fosse così, non ci si spiega come nessuno sia mai intervenuto a sanzionare tali comportamenti penalmente rilevanti.

Giuseppe Conte istiga a delinquere

Ma non è tutto. Sempre considerato che circolare per le pubbliche vie con il volto coperto e non riconoscibile sia penalmente rilevante, se non vi sia stata un’abrogazione implicita ed illegittima dei precetti penali che lo sanzionano, si potrebbe affermare che il nuovo Decreto Legge, che impone di andare in giro indossando la mascherina, di fatto stiano invitando la popolazione a tenere un comportamento contra legem.

Il Governo, in particolare l’avvocato Conte, che ben dovrebbe conoscere la legge, anche per via del suo titolo di studio, sarebbe penalmente perseguibile per il reato di “Istigazione a delinquere”; l’art. 414, comma primo, Codice Penale, infatti recita: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”.

Obbligatorietà dell’azione: R.I.P. in Italia

Il principio dell’obbligatorietà dell’azione, che in Italia risulta ancora costituzionalmente previsto, è quindi stato abrogato? In linea ormai puramente teorica in Italia, l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero, è infatti obbligatorio ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, come recepito anche negli artt. 50 e 405 c.p.p.; cioè l’azione penale diventa obbligatoria quando la “notizia di reato” è fondata e, in generale, quando gli elementi raccolti durante la fase investigativa sono sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio. La pubblicazione di un Decreto Legge sulla Gazzetta Ufficiale non è quindi una fondata notizia di reato?

Ai Lettori, e soprattutto ai Magistrati, il compito di rispondere.

Mascherina? Non ovunque se credi nelle leggi italiane

Molti riterranno l’utilizzo delle mascherine un “giustificato motivo”, idoneo a scongiurare un eventuale peggioramento della pandemia, sebbene in contrasto con i precetti penali sopra riportati. Bisogna tuttavia considerare che uno dei principi cardine del nostro Ordinamento è quello della gerarchia tra le fonti del diritto: esse non sono tutte di pari grado, bensì assumono importanza differente.

La legge costituzionale è all’apice della gerarchia, seguita dalle leggi statali ordinarie e, solo in seguito, da quelle regolamentari (sia di origine governativa, sia regionale).
La fonte superiore, chiaramente, deve prevale su quella inferiore e quest’ultima non può in alcun modo contraddire le fonti di grado superiore.

Ciò comporta, quindi, che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o i Decreti Legge, non possano imporre un precetto che sia in contrasto con quello di una legge ordinaria (quale è quella penale).

Le vie percorribili sono in definitiva due: o è avvenuta un’abrogazione implicita, dunque anche illegale, degli artt. 5, L. 152/75, e 85 R.D. 773/1931, poiché il loro contenuto è completamente in contrasto con il nuovo Decreto Legge, oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che impone di andare in giro “mascherati”, oppure quest’ultimo, come tutti precedenti, devono essere disapplicati in favore delle leggi penali di rango superiore.

Il contesto legislativo in cui ci troviamo è comunque a dir poco confusionario ed assurdo, e sarebbe auspicabile che, nonostante il periodo di “probabile emergenza sanitaria” e la necessità di farvi fronte velocemente, non si perdano di vista altri valori altrettanto importanti su cui si basa il nostro Stato, quali quelli sanciti nella nostra Costituzione.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

2.00 €

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Immigrazione clandestina: quando Stato e mafia sono grandi alleati!

Un ampio focus per capire quanto la problematica dell’immigrazione non sia un problema, ma una volontà.

Inquadrare la località

Vittoria. Una cittadina senza Sindaco ne giunta, commissariata per mafia, di circa 60.000 abitanti, di cui un quarto immigrati; la maggior parte con permesso di soggiorno provvisorio. Legalità ed illegalità coesistono da sempre, come in un abbraccio indissolubile; una cittadina in cui tutto è in sul filo del rasoio: tra ciò che la legge permette e ciò che vieta. Dove l’acqua corrente, ancora oggi, nelle abitazioni di alcuni quartieri è una cosa sconosciuta; grandi serbatoi dovrebbero essere riempiti dai camion cisterna comunali, ma che non vedendosi mai, costringono i cittadini, dallo spirito aperto e disponibile verso i turisti, a comprare l’acqua da società private. Il tutto contornato da aride campagne, uliveti e fichi d’india; muretti a secco e casolari di pietre chiare, per lo più abbandonati e decadenti. L’arrivo dei migranti, qui a Vittoria, non è un fenomeno recente; i primi sbarchi iniziarono negli anni ’80. Oggi però, sta diventando una vera e propria piaga sociale.

Hotspot

I migranti salvati in mare, o che riescono ad arrivare sulle coste siciliane, vengono portati negli hotspot: strutture allestite a partire dal 2015, per volere dell’Unione Europea, finalizzate alla rapida identificazione e registrazione. La più vicina struttura di questo tipo, una delle più grandi d’Italia, è sorta nella zona portuale di Pozzallo. Gestita direttamente dalla prefettura di Ragusa, i migranti, che spesso tentano la fuga prima del riconoscimento, sono controllati e sorvegliati dalle forze dell’ordine, prima di essere trasferiti in un centro d’accoglienza.

I tentativi di fuga

Molti si chiederanno perché i migranti che vengono salvati e condotti in un hotspot tentino la fuga. Una domanda più che lecita considerato che godono di assistenza medica e di prima necessità. La risposta sta nelle leggi internazionali: una volta registrati in Italia, non possono più richiedere “asilo” o “status di rifugiato” in altri Stati. La maggior parte dei migranti in Italia sarebbe solo di passaggio; vorrebbero infatti raggiungere la Francia e la Germania, dove in molti hanno parenti o amici. I tentativi di fuga sono quindi spesso finalizzati al ricongiungimento.

Perché non consegnare gli immigrati ad altri Stati europei?

La risposta è molto semplice: il binomio Stato-mafia, che in Italia non è mai stato sconfitto. I migranti, il più delle volte, sono una triplice fonte di guadagno una volta assegnati ai campi di accoglienza: grandi fondi statali per il loro mantenimento, caporalato e manodopera, se così possiamo chiamarla, per la gestione di spaccio e prostituzione. Queste sono le principali attività che lo Stato ben conosce e permette qui a Vittoria e nei Comuni limitrofi.

Campi d’accoglienza: più migranti, più soldi per la mafia

Prendiamo in esame un campo d’accoglienza tra i più grandi di Vittoria: capienza massima 120 ospiti. In base ai bandi di concorso, lo Stato versa alla società cooperativa che gestisce la struttura una media di 30 euro giornalieri per ogni “ospite” registrato, in altre parole 108.000 euro al mese, di cui solo 8.000 vengono distribuiti tra gli immigrati (70 ero al mese ciascuno).

Per il mantenimento di una vecchia cascina con una quindicina di alloggi per famiglie, un dormitorio maschile, servizi, cucina, refettorio e qualche dipende, servono davvero 100.000 euro al mese? Oppure lo stato versa in modo “pulito” soldi alla mafia?

Considerato che la spesa per mantenere un hotel di buon livello, con una capacità di 100 posti letto, non supera i 40.000 euro al mese, la risposta pare abbastanza ovvia. Purtroppo i coordinatori delle cooperative, generalmente onlus, che gestiscono questi campi e lottano per una corretta regolamentazione dell’immigrazione, sono abbandonati a loro stessi nella lotta alla mafia, e spesso devono “sottomettersi” alle decisioni dei clan mafiosi; aggressioni e minacce di morte non mancano infatti tra i metodi coercitivi.

Permanenza in un campo d’accoglienza: burocrazia e delinquenza

Lo Stato-mafia che governa l’Italia ha trovato ovviamente il modo per mantenere i campi d’accoglienza costantemente pieni di “ospiti” e crearne sempre di nuovi: la burocrazia. La permanenza media in un campo di accoglienza, dovrebbe essere di qualche mese, ovvero, il tempo di accettazione o rifiuto del singolo migrante sul territorio italiano da parte dell’autorità competente. Ma la realtà è ben diversa.

Quasi nessun migrante viene accettato con lo stato di “rifugiato” o in “asilo”, ma nemmeno viene rimpatriato a differenza di quanto falsamente viene spesso detto da politici ed importanti TG nazionali. Tramite avvocati d’ufficio ha così inizio la trafila burocratica dei ricorsi: primo, secondo e terzo grado, portando la permanenza dei migranti presso le strutture d’accoglienza da pochi mesi e diversi anni.

Molti degli “ospiti” del campo di Vittoria si trovano qui da più di 5 anni, con permessi di soggiorno provvisori costantemente rinnovati. Alcuni di questi lavorano nelle serre o nelle piantagioni fuori dal centro abitato, spesso attraverso il ben diffuso caporalato. Altri, visti i maggiori introiti, nonché il tacito benestare delle Forze dell’Ordine e della prefettura, si dedicano allo spaccio ed alla gestione della prostituzione nel centro cittadino; non è infatti difficile vedere nelle piazze principali, come piazza Manin, immigrati occupati nelle trattative di vendita della droga, ed agenti della Polizia Locale che, facendo finta di non vedere nulla, proseguono nell’attività di controllo dei tagliandi di pagamento delle auto in sosta, lasciando la delinquenza indisturbata.

Andrà quindi sempre peggio?

Sicuramente non sarà la casta politica italiana a risolvere questa situazione; qualsiasi partito risulta verosimilmente corrotto e colluso. L’unica salvezza sarebbe un cambio di mentalità, ed una forte presa di posizione per cambiare le leggi europee sulla distribuzione dei migranti tra gli Stati membri. Solo quando gli italiani riusciranno a sradicare la mafia dallo Stato le problematiche potranno essere risolte.

I magistrati Falcone e Borsellino si rivolterebbero nella tomba sentendo la dichiarazione di un cittadino vittoriese: “purtroppo Falcone e Borsellino hanno agito in tempi sbagliati, quando la gente appoggiava la mafia: i siciliani vedevano i mafiosi come dei Robin Hood per il popolo. Ora però la mafia è “cambiata”, agisce per arricchirsi, non per aiutare gli isolani”. Questa semplice ammissione potrebbe essere un punto di partenza per cambiare mentalità, eliminare la mafia e risolvere buona parte dei problemi del bel Paese.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

2.00 €

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

“Test rapidi” poco affidabili: troppi falsi negativi!

Arriva l’autunno e con le prime influenze sarà panico: i test rapidi saranno solo un placebo.

Nell’ultimo mese, alcune regioni italiane stanno facendo un ampio ricorso ai cosiddetti “test rapidi” per individuare potenziali contagiati al nuovo Coronavirus, soprattutto negli aeroporti, per il controllo dei passeggeri di ritorno da Paesi come Spagna e Grecia.

Questi test però, a differenza dei tamponi molecolari di cui sentiamo parlare quasi ogni giorno da ormai sette mesi, hanno un’affidabilità limitata.

Facciamo chiarezza e confrontiamo i test: quali sono, come vengono eseguiti e la loro affidabilità.

Quali test esistono e le loro differenze

Quando si sente parlare di “test” per il nuovo Sars-CoV-2, si fa riferimento a tre strumenti diversi:

il primo è quello del tampone faringeo o naso-faringeo, meglio conosciuto come tampone molecolare o Pcr (Polymerase Chain Reaction, nome della tecnica di rilevamento utilizzata). Permette di diagnosticare con una probabilità di errore dall’1 al 4% un’infezione in atto. Ricerca l’Rna virale del nuovo Coronavirus, dato che ne esistono 7 differenti tra loro, ma il procedimento di analisi può durare da diverse ore ad alcuni giorni;

il secondo tipo di test è il comunemente chiamato “sierologico”, e viene effettuato attraverso il sangue. Serve a individuare la presenza nel liquido plasmatico degli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione da Sars-CoV-2. Bisogna sottolineare però che un test sierologico di per sé non è sufficiente per diagnosticare un’infezione in atto: se si risulta positivi al sierologico, serve comunque un tampone molecolare per confermare la positività al nuovo Coronavirus. I casi di falsi negativi sono molto comuni; come dimostrato dai test sierologici “made in china”, ritirati dal mercato spagnolo, che hanno prodotto un risultato del 70% di falsi negativi;

come terza tipologia ci sono i test antigenici. Conosciuti anche con il nome di “test rapidi”. Sono sempre effettuati con un tampone faringeo o naso-faringeo, ma il campione raccolto viene analizzato con una tecnica completamente differente rispetto alla Pcr. Danno risultati in un periodo di tempo molto breve (anche in pochi minuti), ma sono di gran lunga meno affidabili rispetto a quelli molecolari. Un aspetto sicuramente di non di secondaria importanza nel contenimento di un’epidemia. Non consideriamo i test salivari che sono ancora in fase di studio e scarsamente utilizzati.

Misurare l’affidabilità dei test: sensibilità e specificità

L’affidabilità dei test, che siano molecolari, sierologici o antigenici, si misura in percentuale in considerazione alla sensibilità ed alla specificità.

La sensibilità corrisponde alla proporzione di positivi al Sars-CoV-2 identificati correttamente in quanto tali: più è alta è la percentuale di sensibilità di un test, più è bassa la probabilità di incorrere in falsi negativi. Ovviamente il falso negativo è una persona che secondo il test non è infetta, ma che in realtà lo è.

La specificità invece corrisponde alla proporzione di negativi che sono correttamente identificati come negativi al virus: più è alta la specificità di un test, più è bassa la probabilità di incorrere in falsi positivi. In altre parole l’opposto di un falso negativo: persone che secondo il test sono contagiate, quando in realtà non lo sono.

Quanto sono affidabili i test?

Secondo le evidenze scientifiche più recenti, i tamponi molecolari, ovvero trattati con tecnica di rilevamento RT Prc, sono i test considerati più affidabili, con sensibilità e specificità del 95% (fonte Unipd).

I test antigenici, o “test rapidi”, come dice già il nome, si pongono come priorità la velocità di diagnostica e non l’affidabilità. Hanno una sensibilità ridotta del 65% e una specificità del 90% (fonte CerTest Biotec).

L’affidabilità dei test sierologici, invece, varia molto a seconda del numero di giorni che sono trascorsi dal momento dell’infezione; più giorni passano più i sierologici sono affidabili. La percentuale è quindi molto variabile.

La grande problematica dell’uso dei test rapidi

Il potenziale problema dei “test rapidi” sorge dal momento che il governo italiano ha deciso di autorizzarli, per aumentare la capacità delle autorità sanitarie regionali di individuare i nuovi casi di Sars-CoV-2.

Appena iniziato l’autunno, con i primi raffreddori e sintomi influenzali, sembra evidente che sarà necessario eseguire molti più test rispetto ai centomila giornalieri eseguiti nelle ultime settimane.

Saranno i test rapidi, con la loro scarsa sensibilità a proteggerci dalla potenziale seconda ondata? Sembrerebbe proprio di sì. Saranno utilizzati per il controllo delle persone che entrano nel nostro Paese da zone a rischio Covid attraverso porti ed aeroporti, nelle scuole, negli uffici pubblici e forse anche nelle grandi aziende per il controllo del personale.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Modifica costituzionale approvata! Risparmio dubbio, ma certa la minor rappresentanza

L’entrata in vigore della nuova legge, il possibile Brescellum e il confronto con l’Europa: l’importante è risparmiare un euro e pochi centesimi.

Il referendum confermativo del 20 e 21 settembre, cha ha visto alle urne il 53,8% degli aventi diritto, ha confermato la modifica della Costituzione Italiana. Il 69,64% dei votanti si è espresso in modo favorevole alla riforma, che dovrebbe ridurre i costi del Parlamento riducendo però il numero dei rappresentanti dei cittadini.
In cosa consiste la riforma lo sappiamo: si riduce il numero dei deputati, che dagli attuali 630 passano a 400, ed il numero dei senatori, dagli attuali 315 diventano 200.

Ma quando entrerà in vigore?

La legge approvata attraverso il referendum confermativo, che dunque non necessitava di alcun quorum, è già in vigore, ma produrrà i suoi effetti a partire da 60 giorni dalla sua entrata in vigore.

Se per ipotesi si andasse a votare per eleggere il nuovo governo entro novembre, i cittadini sarebbero chiamati ad eleggere sempre 945 parlamentari. Ma ciò difficilmente potrà succedere, in quanto, prima che agli italiani sia concesso di tornare ad esprimersi, dovrà essere approvata la nuova legge elettorale, in modo che sia compatibile con il taglio dei parlamentari.

Nessun senatore o deputato che sarà giudicato “di troppo” perderà il posto di lavoro in questi giorni. I risultati della riforma si potranno vedere solo dopo le prossime elezioni politiche.

Nuova legge elettorale? D’obbligo il condizionale per il Brescellum

Stando agli ultimi accordi raggiunti dalle forze politiche, che però in Italia si sa, possono cambiare nel tempo di un aperitivo, la nuova legge, soprannominata Brescellum (dal propositore grillino Giuseppe Brescia), dovrebbe essere ispirata dal modello tedesco.

Nel dettaglio il Brescellum, è un sistema di voto totalmente proporzionale. Con il condizionale obbligatorio, dovrebbe essere basata su quattro punti cardine: abolizione dei collegi uninominali, soglia di sbarramento nazionale fissata al 5%, impianto proporzionale e diritto di tribuna.

Non si escludono però modifiche dell’ultimo momento: i renziani e la sinistra spingono, infatti, per un abbassamento della soglia di sbarramento almeno al 4% (attualmente è in vigore al 3%); mentre il Movimento 5 Stelle vorrebbe introdurre le preferenze per quanto riguarda le liste.

La struttura di Camera e Senato dovrebbe invece restare invariata, vale a dire che dovrebbe rimanere stabile il bicameralismo “perfetto”, a meno che tra una cena e un aperitivo politico, non intervengano ulteriori riforme costituzionali.

Il confronto tra Italia e resto d’Europa

Camera e Senato saranno ridimensionate del 36,5%. Andranno a casa, o meglio ad occupare altre cariche e funzioni pubbliche, 315 parlamentari. Se oggi abbiamo un deputato ogni 96 mila abitanti, alle prossime elezioni ne avremo uno ogni 151 mila. Quanto ai senatori, se oggi ne abbiamo uno per ogni 188 mila abitanti, in seguito sarà solo uno ogni 302 mila.

Forse non molti tra i 17 milioni di italiani che si sono espressi favorevoli alla riforma sanno che, l’Italia, con la nuova legge appena approvata approvata, sarà la nazione europea con la più bassa rappresentanza parlamentare, seconda sola alla Germania.

Un risparmio di milioni di euro?

Uno dei punti chiave per cui molti hanno deciso di approvare la riforma: il risparmio. Ma quanto si va a risparmiare rinunciando a circa un terzo dei nostri rappresentanti?

Anche Paperon de’ Paperoni della Disney, che tutti conoscono per la sua avidità, si sarebbe accorto che il risparmio non è proporzionale alla rappresentatività che ci siamo negati. Ogni italiano risparmierà infatti ben 1 euro e 55 centesimi all’anno.

Come? Così poco? Purtroppo si. Mediamente si calcola una spesa di 19 mila euro al mese, per ciascun deputato, e tra i 20 e i 21 mila euro al mese per ciascun senatore, inclusi i rimborsi. Quindi si arriverebbe ad un risparmio di circa 53 milioni di euro dalla Camera e di 29 milioni di euro dal Senato, almeno in teoria, ma in pratica c’è da tener conto di un altro dettaglio: parte di questi soldi torna nelle Casse dello Stato sotto forma di tasse. Il risparmio netto sarebbe quindi di circa 64 milioni di euro l’anno.

A questo punto aggiungiamo a questa cifra le “spese generali” che verrebbero tagliate, come gestione degli uffici, dalla cancelleria, i telefoni ecc.. che per eccesso quantifichiamo in altri 30 milioni di euro.

Calcolatrice alla mano, spalmando i 93 milioni di euro su 60 milioni di cittadini italiani, troviamo il grande risparmio annuo per ogni cittadino: l’euro e mezzo che anche Zio Paperone avrebbe speso per essere giustamente rappresentato.

“Una giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare: chi vuole risparmiare sempre è perduto, anche moralmente”

Theodor Fontane

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Vaccino anti-Covid AstraZeneca: sperimentazione accelerata e scarsa protezione

Nessuna pubblicazione dei risultati delle fasi sperimentali: dubbi sull’efficacia e sulla tempistica di messa in commercio.

Molti, soprattutto sui Social Network, gli accesi dibattiti sul possibile vaccino anti-Covid. Consideriamo la sospensione e la ripresa dello studio di AstraZeneca, scopriamo come nasce il vaccino e quali protezioni può offrire, riflettiamo sulle fasi di sperimentazione e sugli accordi europei per la somministrazione.

Sospensione e ripresa della sperimentazione AstraZeneca

È durata appena qualche giorno la sospensione dello studio del candidato vaccino di AstraZeneca in corso di sperimentazione a Oxford, con la collaborazione dell’italiana Irbm di Pomezia tramite la divisione Advent.

La vaccinazione sospesa volontariamente in tutti i trial clinici per consentire la revisione dei dati sulla sicurezza dopo un caso di “reazione avversa inattesa” verificatasi in una donna all’interno dello studio di fase III nel Regno Unito, è stata subito ripresa con il consenso della commissione indipendente di valutazione.

Matteo Liguori, amministratore delegato di Irbm, ha commentato telefonicamente la notizia all’agenzia di stampa Dire: “Attendevamo la pronuncia della commissione indipendente con serenità, consapevoli che su una sperimentazione che coinvolge migliaia di persone non si può lasciare nulla al caso. Pertanto ogni potenziale evento avverso va approfondito ed esaminato, in quanto al primo posto viene la sicurezza del vaccino in sviluppo. AstraZeneca, sospendendo volontariamente i nuovi test, ha dimostrato nei fatti che la sicurezza è al primo posto” – aggiungendo – “Ora che le attività ripartono a regime continuiamo a lavorare con cauto ottimismo, ma consapevoli che la strada per la validazione deve avere i suoi tempi, guidati dalla scienza e sotto l’attenta supervisione degli enti regolatori preposti a controllare ogni fase. La breve durata della sospensione permette di mantenere invariati i piani di validazione e distribuzione“.

La notizia della ripresa della fase sperimentale è stata accolta positivamente anche dal Ministro della Salute, Roberto Speranza: “La ripresa della sperimentazione del vaccino Astrazeneca è una buona notizia, ma serve ancora tanta prudenza. La scienza è al lavoro per dare al mondo cure e vaccini efficaci e sicuri. Nel frattempo la vera chiave continuano ad essere i comportamenti di ciascuno di noi”.

Come nasce il vaccino anti-Covid?

Il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19, sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford (UK), parte dalla versione indebolita di un adenovirus, un comune virus del raffreddore che infetta gli scimpanzé. Il patogeno in questione, è stato geneticamente modificato in modo che gli sia impossibile replicarsi nell’organismo umano. Alla sua struttura è stato però aggiunto il materiale genetico necessario a produrre la proteina “spike” che il coronavirus (SARS-CoV-2) utilizza per accedere alle cellule umane.
La speranza è che il sistema immunitario umano riconosca questo stimolo e attivi una risposta contro le proteine spike, in modo che, in caso di successivo incontro con il SARS-CoV-2, sia pronto a combatterlo.

Che protezione offre?

La sicurezza e l’efficacia del vaccino ChAdOx1 nCoV-19 sono tutt’ora in fase di studio su diversi modelli animali. I primi risultati dei test su piccoli gruppi di macachi dimostrano che il vaccino protegge dalla polmonite da CoViD-19, ma non dall’infezione (nel naso degli animali sono state infatti comunque trovate particelle virali).

Se gli stessi risultati fossero confermati anche sull’uomo, non sarebbero dunque pienamente positivi: l’obiettivo più realistico in cui possiamo quindi sperare è quello di mettere a punto vaccini che scongiurino le conseguenze più gravi del Covid, riducendo i sintomi della malattia a poco più di un brutto raffreddore.

Come avviene la sperimentazione?

I test di fase I sono iniziati ad aprile nel Regno Unito, e hanno coinvolto un migliaio di volontari dai 18 ai 55 anni. Questi primi trial sono serviti a valutare la sicurezza del vaccino, a comprenderne i dosaggi e ad escludere effetti collaterali importanti. I risultati di questa fase, sebbene conclusa a maggio, non sono stati pubblicati. Un comitato scientifico indipendente ha visionato i risultati e ha dato il via libera a procedere con le fasi successive.

La fase II prevede di estendere il numero di volontari a oltre 10.000 persone in UK, inclusi anziani (over 55) e bambini (a partire dai 5 anni) che non erano stati presi in considerazione nella fase precedente. La fase III, che in via del tutto eccezionale partirà contemporaneamente alla fase II, valuterà l’efficacia del vaccino su decine di migliaia di volontari in diverse parti del mondo, soprattutto nei nuovi epicentri della pandemia: trentamila negli USA e duemila in Brasile riceveranno una o due dosi di ChAdOx1 nCoV-19, oppure di un altro vaccino o preparato.

Considerato che il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19 può dare alcuni effetti collaterali a breve termine come indolenzimento al braccio, mal di testa e qualche linea di febbre, al fine di evitare che in assenza di sintomi, i volontari sospettino di aver ricevuto un placebo, ad alcuni verranno somministrati altri vaccini o preparati, come il MenACWY (di norma somministrato contro il meningococco).

Per la riuscita dei test è indispensabile, secondo i ricercatori, che i volontari non sappiano che cosa gli sia stato inoculato. Tutti i volontari saranno comunque sottoposti a tamponi e ad esami del sangue periodici per valutare l’esposizione al virus e la risposta immunitaria.

Ironia della sorte, la sperimentazione sarà più veloce se la curva epidemica continuerò a crescere nei Paesi in cui vengono condotti i test. Per capire la reale efficacia del vaccino è infatti necessario che una parte dei soggetti volontari contraggano il virus. I partecipanti alla sperimentazione saranno seguiti per tutta la durata dei test da personale medico; nel caso avessero ricevuto un placebo, un vaccino contro un differente virus, o un preparato come il MenACWY, e dovessero contrarre il Covid-19 perché residenti in aree ancora molto colpite, riceveranno cure tempestive.

L’accordo con AstraZeneca e il vaccino gratuito

L’accordo stipulato nel mese di giugno da Italia, Germania, Francia e Olanda con AstraZeneca serve ad assicurarsi che in Europa arrivino scorte adeguate del vaccino entro la fine del 2020. Un contributo fondamentale alla produzione massiccia di dosi sarà fornito dall’azienda italiana Irbm di Pomezia; già in prima linea con un vaccino anti-Ebola. L’obiettivo di questo accordo, come di molti altri in fase di sottoscrizione, è quello di garantire l’accesso al vaccino, senza esclusioni o distinzioni, a tutti gli stati UE, a fronte di un supporto finanziario dei vari Stati alle aziende biofarmaceutiche che si assumono il rischio di scommettere su vaccini sperimentali.

La distribuzione del vaccino durante la pandemia avverrà su base non-profit. In Italia il vaccino sarà gratuito e offerto, per ora non obbligatoriamente, prima alle categorie più a rischio. Durante la fase ancora acuta dell’epidemia, non sarà verosimilmente acquistabile in farmacia. Le prime dosi di questo “vaccino in tempi record”, considerato che mediamente occorrono dai 18 ai 24 mesi per completare lo studio di un nuovo vaccino, potrebbero essere somministrate in Italia già all’inizio del 2021. Il condizionale è d’obbligo: non si sa ancora la reale efficacia dello sperimentale vaccino ChAdOx1 nCoV-19.

LEGGI ANCHE:

Tumore al seno: il veleno della api può ucciderlo

Positivi al Covid-19: solo in pochi sono contagiosi

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Tumore al seno: il veleno delle api può ucciderlo

Le api rivelano un altro grande dono all’umanità: il loro veleno può uccidere le cellule del cancro al seno.

Uno studio condotto dall’Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth, Australia, e pubblicato su Nature (npj precision oncology) hanno scoperto che la principale componente del veleno delle api (Apis millifera), detta melittina, può uccidere rapidamente le cellule tumorali aggressive e difficili da trattare.

La melittina

Lo studio ha rivelato che la melittina, combinata con farmaci chemioterapici esistenti, è altamente efficiente nel ridurre lo sviluppo dei cancro nei topi .
Lo studio, nello specifico, ha mostrato che una specifica concentrazione del veleno ha ucciso il 100% dei tumori al seno tripli-negativi e delle cellule cancerose entro 60 minuti, con effetti minimi sulle cellule normali.

La Dott.ssa Ciara Duffy, responsabile della ricerca, ha dichiarato: “Abbiano accertato che il veleno delle api da miele è notevolmente efficace nell’uccidere alcune delle più aggressive cellule del cancro al seno, in concentrazioni che non sono dannose per le cellule normali”. Duffy ritiene che la scoperta possa portare allo sviluppo di un trattamento per i tumori al seno triplo-negativi, per i quali, ad oggi, non esistono terapie mirate e clinicamente efficaci.

La procedura

Nella procedura le api sono state addormentate con anidride carbonica e refrigerate prima di estrarre loro il veleno. I ricercatori hanno poi riprodotto sinteticamente la melittina, verificando che rispecchiasse la maggioranza degli effetti antitumorali del veleno delle api. La melittina, infatti, è in grado di penetrare la membrana plasmatica delle cellule, creare porosità, ed uccidere le cellule tumorali.

Più nel dettaglio, come riporta lo studio “il veleno dell’ape e la melittina sopprimono l’attivazione di EGFR e HER2 interferendo con la fosforilazione di questi recettori nella membrana plasmatica delle cellule di carcinoma mammario”.

Anti-riproduzione della cellula cancerosa

Grazie alla ricerca, si è anche scoperto che entro 20 minuti dalla somministrazione, la melittina ha un altro potente effetto: chiudere il percorso di segnalazione per la riproduzione delle cellule cancerose triplo-negative.
“Abbiamo osservato che interferisce con i percorsi principali che segnalano il cancro e che sono fondamentali per la crescita e la replicazione delle cellule cancerose”, ha dichiarato la dottoressa venticinquenne Ciara Duffy.



La studiosa sottolinea tuttavia la necessità di ulteriori ricerche: “Vi è molta strada da fare su come può essere somministrata, per verificarne le tossicità e le massime dosi tollerate, prima di conseguire ulteriori progressi”.

Scarica lo studio completo (lingua inglese):


“Quando l’ultima ape morirà all’uomo resteranno 4 anni di sopravvivenza”.

Albert Einstein

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Restrizioni anti-Covid prorogate fino al 7 ottobre

Entra in vigore oggi, 8 settembre 2020, il nuovo DPCM, con cui il Governo Conte proroga i divieti fissati il 10 agosto scorso. La scadenza per questo nuovo provvedimento è fissata al 7 ottobre 2020.

Nonostante la lieve risalita dei contagi delle ultime settimane, che impone prudenza, il decreto non prevede nuove restrizioni. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha comunque rassicurato che non ci sarà più alcun lockdown generalizzato.

Tuttavia, non ci sono neppure degli allentamenti delle misure di restrizione, come invece molti auspicavano. Non sono previste riaperture di discoteche. Chiusi anche gli stadi nonostante l’imminente inizio del campionato di Serie A. Nota positiva: si dà il via libera al ricongiungimento delle coppie internazionali.

Nuovo DPCM e l’obbligo delle mascherine

Il Presidente del Consiglio, considerando l’Italia in stato di pandemia e firmando il nuovo DPCM, proroga i divieti e gli obblighi fissati il 10 agosto scorso. Per quanto riguarda l’utilizzo della mascherina – salvo diverse ordinanze locali – è stato confermato l’obbligo di indossarla in tutti i luoghi pubblici al chiuso. Confermato anche l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici all’aperto quando non può essere garantita la distanza di sicurezza di un metro tra le persone. Restano esclusi dall’obbligo della mascherina i bambini sotto i 6 anni e i disabili.

Nuovo DPCM e mezzi di trasporto pubblici

La capienza massima dei mezzi di trasporto pubblici è stata portata all’80%, sia per quanto riguarda i posti a sedere, quanto quelli in piedi. Permane l’obbligo di tenere sempre indossata la mascherina sui mezzi di trasporto pubblici. Secondo il DPCM saranno istallate paratie laddove non è possibile garantire il distanziamento.

Alquanto discutibile la decisione che riguarda gli scuolabus: questi potranno viaggiare con la capienza massima consentita nei casi in cui il tempo di permanenza degli alunni sul mezzo non supera i 15 minuti. Gli studenti di età superiore ai 6 anni dovranno indossare la mascherina dal momento della salita sul mezzo, a meno che non sia possibile l’allineamento degli alunni su posti singoli, escludendo così il posizionamento “a faccia a faccia”.

Nuovo DPCM e ricongiungimento per le coppie internazionali

L’unica novità importante del nuovo DPCM è la possibilità di ricongiungimento per le coppie internazionali. Prevista un quarantena obbligatoria di 14 giorni e l’autocertificazione per l’ingresso in Italia da chi proviene da Paesi finora considerate “off limits”: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia, Colombia.

Per il ricongiungimento delle coppie internazionali è quindi necessario certificare che chi arriva in Italia risiederà presso una persona con la quale vi sia una stabile relazione affettiva.

Così si legge sul DPCM: “è consentito l’ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio, l’abitazione e la residenza di una persona, anche non convivente, con la quale vi sia una stabile relazione affettiva”.

Nuovo DPCM e tamponi obbligatori

Confermata nel DPCM anche la validità dell’ordinanza del Ministero della Salute, Roberto Speranza, del 12 agosto scorso. Permane l’obbligo di sottoporsi a tampone per coloro che nei 14 giorni antecedenti al rientro in Italia abbiano soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna.

Il tampone obbligatorio viene sottoposto direttamente all’arrivo in aeroporto o comunque entro 48 ore dall’ingresso in Italia. Sono esclusi dal tampone obbligatorio, presentandone la certificazione di negatività, coloro che si sono già sottoposti al test nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale.

Scarica gratuitamente i PDF:

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Divieto di indossare la mascherina a Sutri: la più grande fake news pubblicata delle Grandi Testate

A Sutri, dove Sgarbi è primo cittadino, bisogna fare attenzione ad indossare la mascherina? Occorre farlo solo se è strettamente necessario? Si rischia davvero di essere sanzionati?

“Solo ladri e terroristi si mascherano il volto. In città non c’è nessun contagiato”, avrebbe dichiarato il critico d’arte, e primo cittadino di Sutri, l’On. Prof. Vittorio Sgarbi, aggiungendo: “A Sutri chi porta la mascherina senza necessità sarà multato”.

Cosa dicono le grandi testate?

Nonostante la responsabilità di verificare sempre le fonti delle notizie e porre attenzione al linguaggio usato nel pubblicarle, questo impone l’Ordine dei Giornalisti ed il Codice Deontologico degli stessi, le grandi testate italiane non se ne preoccupano. Un susseguirsi di fake news, non rettificate. Purtroppo “vendere la notizia al lettore” sta diventando primario rispetto alla notizia stessa.

Ecco cos’è stato pubblicato dalle principali testate nazionali il 29 agosto 2020:

Sgarbi vieta la mascherina nel comune di Sutri (dove è sindaco). “Solo i ladri nascondono il volto. Multa a chi la indossa senza necessità“. L’ordinanza firmata dal critico d’arte si richiama alla legge degli anni Settanta che vieta “l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. – Il Fatto Quotidiano

Sgarbi sindaco senza freni: “A Sutri multe a chi indossa le mascherine senza necessità”. “A Sutri chi porta la mascherina senza che sia necessario sarà multato”. Lo stabilisce un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il primo cittadino. – La Repubblica

A Sutri il sindaco Sgarbi multa chi indossa la mascherina “senza necessità”: “Solo ladri e terroristi si mascherano il volto”. A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi,... – La Stampa

Sutri, Sgarbi sindaco multa chi indossa la mascherina. Il viceparroco: «Che pazienza…» A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il sindaco. «Solo ladri e terroristi si mascherano il volto», afferma, in una nota. – Corriere della Sera

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti

L’Ordine dei Giornalisti, è l’ente pubblico italiano, fondato nel 1963 che rappresenta la categoria professionale dei giornalisti, a cui sono obbligati ad iscriversi per esercitare la professione. L’Ordine dovrebbe avere funzione di vigilanza e tutela sull’operato degli iscritti.

Esistono testi fondamentali a cui i giornalisti dovrebbero attenersi, integralmente consultabili sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, tra i quali: Testo Unico dei Doveri del Giornalista ed il Codice Deontologico.

Riguardo il falso riportato, ovvero il divieto di indossare le mascherine a Sutri, è importante sottolineare che il Testo Unico dei Doveri del Giornalista, al Articolo 1, cita: “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori…”

I giornalisti, non di meno le grandi testate, avrebbero anche il dovere di rispettare il Codice Deontologico in caso di errore in una notizia. In questo particolare caso, più che errore, una notizia completamente falsa, non verificata prima della pubblicazione. L’art. 4 del Codice Deontologico cita infatti:Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge”.

La falsità del divieto di indossare la mascherina nel Comune di Sutri

L’unica cosa reale di tutta questa bufera mediatica è la proposta di divieto avanzata dall’On. Prof. Vittorio sgarbi, sindaco di Sutri. Ad oggi però non è stata firmata alcuna ordinanza. La verifica dell’inesistenza dell’ordinanza anti-mascherina è molto semplice, infatti è possibile:

  • consultare il sito internet ufficiale del Comune di Sutri, dove non compare nessuna ordinanza a riguardo;
  • telefonare alla segreteria del Comune al numero 0761.6011;
  • telefonare e chiedere chiarimenti alla Polizia Locale di Sutri al 0761.601219, che sicuramente non potrà contestarvi e verbalizzarvi l’uso della mascherina a protezione del Covid-19.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Positivi al Covid-19: solo in pochi sono contagiosi

Non tutti i positivi al Cov-Sars-2 sono contagiosi, dipende dalla carica virale.

Dalla metà di agosto è in aumento la curva dei positivi. I media fanno leva sull’allarmismo, trasmettendo continuamente il numero di positivi in costante aumento. Ma facciamo chiarezza sul significato di “positivi” e di “asintomatici”, alla luce del termine “carica virale”.

Cos’è la carica virale?

La carica virale, conosciuta anche come “carico virale” o “titolo virale”, è un’espressione numerica della quantità di virus in un dato volume. Nel caso specifico del Coronavirus, questo numero esprime quante particelle virali siano presenti per ml di fluido corporeo esaminato. Più nel dettaglio, esprime quante copie di Rna virale siano presenti per ogni ml di espettorato o di plasma sanguigno.

Tutti i positivi sono infetti?

Secondo recenti studi, e le dichiarazioni di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, la risposta è negativa. Secondo lo stesso scienziato, un positivo con carico virale inferiore a 100.000 copie di Rna, non presenta sostanziali rischi di contagio.

Ha dichiarato Remuzzi riguardo lo studio condotto su 133 ricercatori della struttura da lui guidata e su 298 dipendenti della Brembo: “In tutto, 40 casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale”.

Quelli che vengono indicati come “nuovi positivi“, (+1.462 al 28 agosto 2020) non sono quindi tutti contagiosi o malati.

Gli asintomatici sono contagiosi?

La paura degli asintomatici, come possibili “untori”, sta dilagando. Importante sottolineare che già nei primi di Giugno, L’Organizzazione Mondiale della Sanità , aveva rilasciato una dichiarazione: “i soggetti positivi e asintomatici hanno meno probabilità di diffondere il contagio del Sars-Cov-2 rispetto a quelli che hanno sviluppato sintomi”.

L’infettivologo Matteo Bassetti, ha sottolineato le 4 categorie esistenti di asintomatici, con le rispettive possibili cariche virali di ogni categoria:

  • gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus. Presentano una bassa carica virale e quindi bassa probabilità di contagiare;
  • i pre-sintomatici, ovvero quelli in fase si incubazione, che nel giro di qualche giorno svilupperanno i sintomi. Presentano una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi;
  • i paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che spesso passano inosservati, con una media carica virale e relativa probabilità di essere contagiosi;
  • i “non più sintomatici”, quelli che sono guariti e che dopo due tamponi negativi tornano ad avere positività. Questi hanno una carica virale bassissima o addirittura nulla, e non sono in grado di trasmettere l’infezione.

L’acceso dibattito tra scienziati

Da un lato si pongono l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, ed i principali media, che dichiarano: “il virus c’è ancora e non è meno aggressivo!”.

Dall’altro si schierano i più importanti virologi e scienziati italiani (Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Lucà Lorini, Giorgio Palù, Roberto Rigoldi e Giuseppe Remuzzi), che hanno firmato un breve documento, anti-allarmistico, già due mesi fa’, e riportato in molte testate, nel quale spiegano che i nuovi positivi saranno poco o per nulla contagiosi.

Il testo completo:

“Evidenze cliniche non equivoche da tempo segnalano una marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia. Il ricorso all’ospedalizzazione per sintomi ascrivibili all’infezione virale è un fenomeno ormai raro e relativo a pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche, in totale parallelismo, hanno mostrato un costante incremento di casi con bassa o molto bassa carica virale. Sono in corso studi utili a spiegarne la ragione. Al momento la comunità scientifica internazionale si sta interrogando sulla reale capacità di questi soggetti paucisintomatici e asintomatici di trasmettere l’infezione”.

Convivere con il virus

La scienza rimane ancora divisa. I Governi di tutto il mondo mettono in moto strategie differenti: dal lockdown all’immunità di gregge. I media creano allarmismo e sui social crescono gruppi negazionisti.

L’unica strategia vincente potrebbe essere di imparare a convivere con questo virus senza ulteriore terrorismo mediatico e senza negazionismo. L’economia deve ripartire, così come l’istruzione. Smettere di “vivere” per la paura di un virus porterebbe solo all’annichilimento dell’Uomo.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.

Mahatma Gandhi

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Il referendum taglia parlamentari: le date, gli orari e l’analisi dei numeri dei parlamentari italiani

Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, previsto per il 9 marzo 2020, e posticipato al 20 e 21 settembre, a causa della pandemia di Covid, è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale.


Qualche numero

Il testo di legge, approvato in via definitiva già l’ 8 ottobre dell’anno scorso, prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento. I seggi della Camera passerebbero quindi da 630 a 400 e i seggi elettivi del Senato da 315 a 200.

L’eventuale approvazione della legge colpirà anche la Circoscrizione Estero: i deputati passerebbero da 12 ad 8 e i senatori da 6 a 4.

La riduzione dei senatori comporterà anche la riduzione del numero minimo di senatori eletti da ogni Regione. In caso di conferma della legge proposta si passerà da un minimo di 7 elettori ad un minimo di 3. Ci sono due eccezioni: Molise e Val d’Aosta, che manterranno rispettivamente un minimo di 2 senatori la prima e 1 la seconda.


Quando e chi potrà voterà?

Al fine di evitare assembramenti, i seggi per le votazioni saranno aperti per due giornate. Il 20 settembre sarà possibile esprimere la propria preferenza dalle ore 7:00 alle ore 23:00, mentre il 21 settembre dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Al referendum costituzionale potranno votare tutti i cittadini italiani che alla data del 20 settembre abbiano compiuto i 18 anni. Saranno necessari: un documento d’identità in corso di validità e la tessera elettorale.


Come si voterà?

Agli elettori sarà consegnata una scheda elettorale con la domanda per cui si è chiamati alle urne:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente -Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari-, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?”

Sarà sufficiente segnare una croce: sul “Sì”, se si è favorevoli alla legge proposta; sul “No”, se si intende bocciare la modifica costituzionale. Barrando entrambe le caselle, ovviamente, il voto sarà nullo.

Si ricorda la particolare importanza del voto, in quanto, essendo un referendum confermativo, non sarà necessario il raggiungimento del quorum, ovvero non sarà necessario il voto del 50% + 1 degli aventi diritto.


Perché votare a favore?

La riforma sul taglio dei parlamentari porterà, secondo gli esperti pro-referendum, a un risparmio di circa 100 milioni di Euro all’anno, prendendo in considerazione anche indennizzi e rimborsi. Secondo gli schieramenti politici favorevoli alla riforma, i quasi 945 parlamentari sono troppi per l’Italia. Il taglio dovrebbe rendere più efficiente il lavoro dei due rami del Parlamento. Si dovrebbe mettere la parola “fine” ad un’eccessiva frammentazione anche all’interno degli stessi partiti, e quindi “fine” anche a dibattiti infiniti ed inconcludenti.


Perché essere contrari?

Una delle motivazioni principali è il calo della rappresentatività. Il taglio dei parlamentari porterebbe un singolo parlamentare a rappresentare una maggior numero di cittadini, e le minoranze sarebbero ancor meno rappresentate di quanto lo siano adesso. Da non sottovalutare che le Regioni più piccole saranno penalizzate al Senato, in quanto perderanno rappresentanti. Ovviamente, per gli esperti anti-riforma, il taglio dei parlamentari porterà ad un risparmio molto inferiore ai 100 milioni di Euro, calcolabile in circa 90 centesimi di Euro/annui pro-capite.


Il numero dei parlamentari italiani rispetto alle altre nazioni europee

L’Italia, sebbene sia il secondo Paese in Europa per numero di parlamentari assoluto, secondo solo al Regno Unito che ne conta 1430, non lo è assolutamente per numero di parlamentari per abitante.
Nei grafici viene mostrata la situazione attuale, e la situazione dopo un’eventuale approvazione della legge per cui ci si recherà alle urne.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

La curva dei contagi in salita: un falso che crea allarmismo

Ricercatori e virologi si dividono: leggere i numeri senza farci influenzare da politica ed economia.

Negli ultimi giorni, con il rientro di molti dalle vacanze all’estero, il numero dei contagi è aumentato. Questo è innegabile. Da meno di 500 casi al giorno, il 22 agosto si è superata la “fatidica” soglia di 1000 nuovi positivi. Ma la curva dei contagi davvero è pericolosamente in ascesa? L’analisi matematica dei dati dimostra che non dobbiamo lasciarci prendere dall’ansia e dalla fobia del contagio.

Una curva di contagi che divide i ricercatori

Purtroppo, senza entrare nel merito della questione, politica ed interessi economici dividono anche ricercatori e scienziati. La credibilità della ricerca scientifica diminuisce, e si generano ansie e paure infondate.

Fabrizio Sebastiani, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), ha dichiarato: “Se non invertiamo immediatamente la rotta, c’è il rischio che il Paese si ritrovi a vivere la situazione drammatica di qualche mese fa”.
La virologa Ilaria Capua, invece, con Zangrillo e Bassetti, si schiera contro l’allarmismo da pandemia. Per la responsabile dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, pur invitando sempre alla prudenza, è sbagliato definire i nuovi casi con il termine “malati”.

La curva dei nuovi positivi

Se si considera il numero puro dei nuovi casi, innegabilmente è aumentato. Il 14 agosto i nuovi positivi accertati erano 574, il 22 agosto ne sono stati contati 1071, quasi il doppio, per l’esattezza l’86,6% in più. Ma un semplice numero non definisce una curva dei contagi. La percentuale dei positivi rispetto ai tamponi eseguiti giornalmente può invece definire un trend. In questo caso, tra il 14 ed il 22 agosto, l’aumento dei contagi è solo dello 0,15%. Di seguito il grafico che mostra la curva dei contagi in percentuale rispetto ai tamponi giornalieri eseguiti, dal 1° marzo 2020 al 22 agosto 2020.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Quanto sono “piene” le Terapie Intensive?

Tante purtroppo le false notizie, poi smentite, che le terapie intensive stanno tornando a riempirsi a causa della curva di contagio in aumento; forse per giustificare, inutilmente, i milioni di euro spesi per la creazione di nuovi posti di terapia intensiva. La matematica mostra però una situazione differente. Interessante osservare la percentuale di ricoverati in terapia intensiva rispetto ai positivi: al 22 agosto solo lo 0,38%. Sarebbe quindi semplice allarmismo dire che stiamo tornando alla situazione di alcuni mesi fa, quando la percentuale ha toccato valori dell’8,8%. Il grafico mostra chiaramente una curva in costante decrescita e prossima allo zero.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Decessi in costante calo

Tantissimi sono stati i genitori, i nonni, i fratelli o gli amici rimasti vittime dalla pandemia di Covid, ma non si può vivere nel terrore. La curva dei contagi ha un trend leggermente positivo, ma la curva dei decessi decisamente no. Ad oggi il tasso di mortalità a causa del Coronavirus è pari allo 0,02% dei positivi. Ma attenzione, di questo 0,02% di deceduti: il 61,8% avevano 3 o più patologie pregresse, il 20,4% altre 2 patologie, il 13,9% un’altra patologia e solamente il 3,9% erano pazienti sani.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Il rischio matematico

Rispettando le regole anti contagio imposte dal Governo, le possibilità di morire di Covid-19 in Italia sono davvero remote, se non avete altre patologie. Per sdrammatizzare un po’, considerate che è matematicamente più probabile indovinare i 6 numeri del Superenalotto per diverse estrazioni consecutive che morire di Sars-Cov-2, se non avete importanti patologie pregresse. Per dare un ultimo dato numerico, la percentuale di morti a causa del Coronavirus il 22 agosto (ultimo dato disponibile), ovvero 3, è pari allo 0,000005% della popolazione italiana. Rispettare le regole ed evitare che la curva pandemica non risalga è importante, ma non farsi prendere dall’ansia e dalla fobia del Covid è fondamentale.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Nuove pandemie? No, grazie. Interveniamo all’origine

Prevenire nuove pandemie non è una strada costosa, e una reale necessità per salvaguardare la specie umana.

Esistono efficaci piani di prevenzione contro possibili nuove pandemie. Reprimere il commercio di specie selvatiche e contenere la deforestazione sono i punti fondamentali di uno studio condotto da un team di ricercatori statunitensi e pubblicato sulle pagine di Science.

Il costo, dell’intero programma decennale di prevenzione, si aggirerebbe mediamente sui 265 miliardi di dollari. Una cifra che rappresenta appena il 2% di quanto l’economia mondiale ha perso a causa dell’emergenza Covid-19.

I punti chiave della prevenzione

In accordo con il pensiero di Giorgio Vacchiano, ricercatore forestale italiano di fama internazionale, la strategia vincente per prevenire nuove pandemie si basa su pochi punti chiave:

  • la fine del commercio di carni selvatiche, presente soprattutto nei wet market cinesi;
  • sorveglianza e controllo dell’emergere di malattie nella fauna selvatica e domestica;
  • un attento monitoraggio del traffico illecito di animali selvatici;
  • ridurre almeno del 40% la deforestazione e il frazionamento delle foreste vergini.

Sars-Cov-2, sebbene non ancora confermato scientificamente, potrebbe essere proprio di una zoonosi (malattia che si trasmette dagli animali all’uomo). Questo potrebbe far riflettere sull’importanza di questi punti chiave, che fino ad oggi, non hanno mai ricevuto la giusta attenzione, né sufficienti finanziamenti necessari affinché gli interventi tentati fossero efficaci.

“Il maggiore investimento – precisano i ricercatori – sarebbe quello per mettere fine al commercio di carni selvatiche in Cina (19,4 miliardi di dollari all’anno), per compensare la perdita dell’intero indotto”.

Ci spiega meglio Giorgio Vacchiano: “la sorveglianza ed il controllo delle malattie in animali selvatici e domestici è fondamentale per ridurre al minimo il rischio di spillover (salto di una malattia dall’animale all’uomo). Mentre la salvaguardia delle foreste vergini, come luoghi incontaminati, serve a proteggere l’habitat naturale di specie che sono serbatoi di virus potenzialmente pericolosi per l’essere umano. Anche il solo frazionamento di queste foreste è pericoloso, in quanto può portare l’uomo in contatto con nuovi virus, anche sconosciuti, e costringere animali selvatici a spostarsi verso aree urbanizzate”.

Un appello della comunità scientifica

Questo studio è anche un appello dell’intera comunità scientifica verso i Governi e le Organizzazioni Non Governative di tutto il mondo. I finanziamenti per i progetti ambientali e socio-culturali, volti a migliorare la salute del pianeta, hanno un’importanza cruciale per salvare noi stessi.

Andrew Dobson, Professore di Ecologia e Biologia evolutiva della Princeton University, coordinatore del team che ha condotto lo studio, ha dichiarato: “È ingenuo pensare alla pandemia di Covid-19 come a un evento che capita una volta ogni 100 anni. Tutto ciò che stiamo facendo all’ambiente, non fa che farle emergere più velocemente, proprio come accade per i cambiamenti climatici”.

Stuart Leonard Pimm, biologo americano-britannico ed ecologo teorico specializzato nella ricerca scientifica sulla biodiversità e la biologia della conservazione ha aggiunto: “Gli investimenti nella prevenzione potrebbero essere la migliore polizza assicurativa per la salute umana e l’economia globale in futuro. Potremmo fermare le future pandemie prima che inizino”.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato