LA LUPA INSEGNA

Al bancone del bar!

“Ci troviamo di fronte ad una razza diffidente e molto attenta all’ambiente circostante, sospettosa con gli estranei…” questo troverete, come avevo trovato io durante il peregrinare sul web, alla ricerca di notizie sulla razza -cane lupo cecoslovacco-.
Ho idea che la sua mamma biologica, non le abbia comunicato queste informazioni nelle prime fasi della sua educazione. La sua mamma attuale (io), nella più completa ignoranza, l’ha trascinata in tantissime esperienze prima dei sei mesi, è quindi uscita sociale la piccoletta di casa, con un amore spiccato per gli umani, ad eccezione di pochi sfortunati (leggi alla voce “corrieri”: ragazzi mi dispiace con voi proprio non c’è storia).
Il mio lupo mi ha insegnato l’amore per le persone, tutte le persone. In particolare, ha un grande trasporto per coloro che abitualmente passano inosservati, per gli emarginati e gli anziani.
Viviamo in una piccola città, non ci sono molti senzatetto per le strade; in centro in compenso abbiamo la rinomata “compagnia del tavernello”. Si tratta di uomini, per lo più di mezza età, senza lavoro, che trascorrono la giornata bevendo vino sulle panchine del centro, ignorati, se non disprezzati, dai benpensanti che invocano un ritorno al decoro urbano.
Talvolta, le persone che vivono per strada sono schive, abituate ad essere invisibili. Ricordo la prima volta che Lupa, detta anche “Pippi”, si è diretta verso di loro, più che la paura di vedersi arrivare un cane lanciato addosso, ho visto lo stupore negli occhi di questi uomini. Lo stupore di essere “visti”, la novità di trovarsi una donna ed un cane, che li trattano come persone e non come reietti, tutto questo è stato impagabile.
“Signori, buongiorno. Sono la Pippi. Il vostro lupo di quartiere è qui!”
Chiaramente è diventata la beniamina della compagnia.
Nel momento in cui entrano nella sua visuale, è tutto un tirare e saltare per raggiungerli, non appena ci avviciniamo, partono i saluti, e lei, Pippi, li saluta baciandoli tutti.
Ormai, se mi vedono in centro senza di lei, scatta il panico, la delusione e sempre la domanda: “Lupa è malata?”, a cui rispondo sempre: “No, sono in libera uscita “.
Nella via proprio dietro casa c’è la sede di un SERT, un centro servizi per le tossicodipendenze. Devo ammettere, che non sempre ci sono personaggi rassicuranti e probabilmente, se fossi sola, eviterei di passare proprio per quella strada, non per pregiudizio, ma per paura.
Lei mi ha insegnato la mancanza di pregiudizio, la capacità di vedere altro, in particolare la sofferenza e spesso la vergogna, di tanti che si trovano sulle scale dell’ingresso, con lo sguardo basso, in attesa che apra.
Noi passiamo e lei saluta. Visi tormentati per un attimo si illuminano. Educatamente si avvicinano e chiedono se è possibile salutarla.
“Momma, aspettami Momma, vado a salutare. Ciao, stai poco bene? Sei ammalato? Vieni, vieni dalla Pippi ti do un bacino così guarisci in fretta” sembrerebbe voler dire.
Allora si sciolgono un pochino, raccontano le storie dei loro amici pelosi, che molti hanno o avevno, sorridono e si rilassano.
Spesso, mi sono chiesta, se lei possa vedere la bontà dell’anima delle persone e se sia per questo che ama i fragili, per i quali mostra particolare trasporto; lei non me lo potrà mai dire a parole, ma io, più passano gli anni e più ne ho la certezza.
Ama molto anche gli anziani, con i quali saluti ed i baci sono in versione più soft, evita di saltare addosso, come farebbe da prassi, chiaramente cosciente che potrebbe far cadere a terra o far del male.
Talvolta, accade anche che, durante le nostre passeggiate, qualcuno non la saluti, nonostante lei si prodighi per farsi notare; chi per paura, chi perchè non ama i cani, chi per motivi suoi. Ecco allora che si blocca, si gira verso di me, mi guarda negli occhi basita come per dire: “Momma… non mi ha salutata Momma? No Momma, qui c’è qualcosa che non va!”

di Myriam Tosi