LUPA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Penso di non essere mai stata esausta come in questo momento, e non parlo dello stress da isolamento a cui tutti giocoforza siamo sottoposti: la vita da reclusi col lupo, richiede un surplus energetico ed una preparazione psicologica, che solo le mamme di pargoli di due anni al massimo possono capire. I terribili due, così chiamano quella fase della primissima infanzia, in cui ci si destreggia con personcine in via di formazione, le cui energie vanno canalizzate – ma questa è un’altra storia.
Vivere con un lupo è un’esperienza unica ed appagante, sotto moltissimi aspetti, ma chiariamo subito, è una scelta che ti ribalta la vita e che richiede particolari doti da leader di cui io, chiaramente, sono sprovvista.
Senza troppo approfondire il discorso, faccio parte della non troppo ristretta cerchia, dei fruitori di asili per cani, realtà ormai sempre più utilizzata dai proprietari di cani; probabilmente partita come moda, nel mio caso, come in quello di molti altri conoscenti, reale necessità.
Quindi.
La giornata della mia vecchia vita iniziava con sveglia alle 7:20, preparazione abbastanza rapida, seguita da un buon dieci minuti di tentativi, per convincere Pippi ad alzarsi ed uscire di casa con me.
Se siete tra coloro che hanno bisogno di puntare dieci sveglie per riuscire a trascinarvi fuori dal letto, allora, capirete Lupa, che ritiene un atto di violenza verso gli animali l‘alzata forzosa prima delle 8:30-8:40 del mattino, a volte anche le 9:00.
“Momma, mi si chiudono gli occhi Momma, ancora cinque minuti Momma. Portami in braccio Momma. Ah, dici che peso più di trenta chili e non riesci a sollevarmi. Mmm…”
Una volta espletato il duro compito di risveglio, e caricata sull’auto Pippi, sempre nella mia vecchia vita, mi dirigevo a casa di Christian, pardon all’asilo, dove la piccola di casa, si fa per dire, rimaneva a giocare fino al tardo pomeriggio.
Finalmente esausta, al rientro, crollava sul divano di casa.
Chiaramente, al momento, l’unico intrattenimento di cui dispone la Pippi sono io.
Inutile dire che non posso competere con i cinque o sei cani, con cui gioca abitualmente, l’unico modo di esaurire le sue energie è quello di portarla a passeggiare, senza peraltro ottenere lo stesso risultato.
L’unica che stramazza sul divano, ogniqualvolta rientra in casa, sono io.
Oltre all’attività ludica, la presenza 24/24 della lupa in casa, pone la necessità di passare e ripassare l’aspirapolvere su ogni superficie orizzontale o verticale che sia, i peli sono ovunque sempre e costantemente.
Maniaci del controllo? Disordini ossessivo-compulsivi legati alla pulizia? Fatevene una ragione prima di impazzire completamente.
Tra le cose per cui ringrazio il cielo in questo momento buio ci sono: la fortuna che Pippi non sia in periodo di muta e San Dyson, protettore di aspirapolveri super performanti, che però, per il loro costo dovrebbero essere venduti in gioielleria.
Anche i rapporti con i vicini sono cambiati: da scambiarci poche parole di fretta, siamo passati a far fronte comune nella lotta alla noia del cane, istituendo una sorta di asilo tardo pomeridiano.
Ligi alle misure di sicurezza, mascherati e distanziati, ogni pomeriggio portiamo i pelosi in cortile per giocare e correre, liberi da guinzagli.
Dopo una bella mezz’ora, ed a volte anche più, ci sentiamo tutti molto meglio, e noi proprietari ci congratuliamo con noi stessi per l’incredibile genialata, va da sé, che se ne avessimo parlato con un qualsiasi genitore con figli piccoli, avrebbe potuto darci lo stesso consiglio dal primo giorno di quarantena.

di Myriam Tosi