PACCHETTO ALL-INCLUSIVE

Per me non si è trattato di scelta ponderata. Dal nulla, mi sono ritrovata con pacchetto completo fidanzato più cucciolo di lupo in arrivo.

Io, che non avevo mai avuto cani prima, sono letteralmente rimasta travolta e, negli ultimi tre anni, ancora la mia domanda ad ogni sua stranezza è “ma anche gli altri cani si comportano così?”. La risposta chiaramente è no.

Mi sono informata tramite web sulle peculiarità della razza, sui comportamenti da tenere, sui si deve e non si deve, più o meno perentori di allevatori, istruttori cinofili e compagnia bella.

Fortunatamente, o no, queste ricerche mi sono messa a farle quando è apparso chiaro che della Lupa (è una cucciola femmina) mi sarei dovuta occupare anch’io, ed a quel punto la amavo così tanto che per nulla al mondo mi sarei liberata di lei.

Ho letto molto il blog di Katia Verza – Sulle Orme del Lupo -, che tra le varie dice:

“il cane ha bisogno di regole che ne determinano la sua posizione gerarchica all’interno del branco famigliare, se vengono a mancare queste regole (se si permette al cane di fare qualsiasi cosa) allora ci ritroveremo un soggetto dallo spirito libero”.

Ed io, forse, sono la persona al mondo meno adatta a crescere un tale orsetto di peluche.

Viene richiesto un capobranco, una figura forte di riferimento, una persona di polso, un leader. Appunto.

Eccoci qui, siamo noi due. Chiaramente il problema sono io, mica lei.

Lei, come ogni cucciolo, ha tirato la corda per vedere a che punto si spezzava, io, come mamma del lupo, non ho una corda, ma un elastico ed una pazienza infinita.

Dico sempre: “Li vedi ?, guardali quelli lì sono gli occhi che comandano il mondo!”; i classici occhioni da cucciola che spezzano il cuore quando devi dire no, quello sguardo che riesce a farti fare qualsiasi cosa lei voglia, o quasi.

Si, le permetto di fare quasi tutto quello che vuole, la sgrido ridendo, perché sono tutti peccatucci i suoi, perché è buona e quando sbaglia, sapendo di farlo, poi si esibisce nella danza del perdono: orecchie abbassate, viene vicino, mi bacia, mi zampa ed è impossibile rimanere seri.

Bisogna anche essere equi nello sgridarla, perché  ha un grande senso di giustizia: se ritiene che il rimprovero non sia attinente, inizia a borbottare. Non ringhia, non abbaia, no, lei borbotta, ha tutta una serie di tonalità vocali diverse a seconda di quello che deve dire.

Quanto parla!

Ma questa è un’altra storia.

di Myriam Tosi