#ioapro il 15 gennaio! Un’inevitabile protesta di bar e ristoranti contro i DPCM

Nata attraverso il tam tam sui social network, #ioapro è una protesta nazionale, da parte degli esercenti, soprattutto proprietari di bar e ristoranti, che partirà da venerdì 15 gennaio

Se da un lato, secondo i numeri pubblicati, la pandemia di Covid-19 in Italia non accenna a rallentare, dall’altra molte attività economiche rischiano la chiusura e la fame. Un Governo che continua a promettere, ma che all’effettivo non aiuta. Decine di migliaia le attività che non riapriranno, che hanno già restituito le chiavi degli immobili locati, o che hanno dichiarato fallimento. In questo clima di incertezza e disperazione nasce il movimento di disubbidienza civile #ioapro.

Una situazione comune a molti esercenti

Diego Fierro, è un imprenditore e Coordinatore Regionale del Trentino Alto Adige di Autonomi e Partite Iva. La sua vita l’ha trascorsa lavorando in hotel, ristoranti e bar. All’inizio della sua carriera lavorativa era un dipendente come molti altri, per poi prendere una decisione: inoltrarsi nel mondo dell’imprenditoria tra mille sacrifici e mille indecisioni.
Fino a qualche mese fa, due strutture da gestire; una molto grande, con 400 posti letto, ed un rifugio più piccolo: composto da bar, ristorante e 14 camere.

Con l’arrivo della pandemia, e le relative restrizioni, la struttura più grande ha dovuto lasciarla, mentre il rifugio risulta momentaneamente chiuso; le continue indecisioni di questo Governo non consentono di lavorare! Oltre a lui ed alla sua famiglia, tra entrambe le strutture, si parla di molti dipendenti: 20 stagionali, ora tutti disoccupati e senza sussidi.

“L’unico aiuto che ho ricevuto – dice Fierro – è stato un prestito di 20 mila euro, che andrà comunque restituito, più un piccolo aiuto dalla regione, ma parliamo di una piccola cifra. Faccio presente che dallo Stato non ho ricevuto nessuno aiuto, nemmeno i ristori”.

Non è negazionismo, ma necessità di lavorare

L’opinione pubblica è divisa. Vuoi per bandiera politica o per il terrorismo mediatico di un intero anno, la spaccatura è netta: tutti chiusi in casa (si possono benissimo evitare bar, ristoranti, cinema, ecc..) oppure negazionisti.

Dov’è finita la razionalità? Nessuno nega l’esistenza del Virus, ma nemmeno si può pensare che tutto sia superfluo; sicuramente non lo è per gli esercenti, per i loro dipendenti e per tutto l’indotto. Lo stesso Governo, nei primi DPCM, aveva imposto agli esercenti misure di contenimento del Sars-Cov-2 per poter lavorare. “Ci siamo adeguati e a spese nostre. Soluzioni idroalcoliche, pannelli, disinfettanti, nebulizzatori, ecc. – spiega Fierro – Abbiamo speso un sacco di soldi per metterci a norma, per non contare la paura ed il pericolo della gestione dei nostri dipendenti, corsi su corsi per una gestione che si è dimostrata poi inutile“.

Paura del virus e delle sanzioni

Credo che il Covid esista e sia pericoloso – continua Fierro – ma credo anche che oggi sia gestito in maniera completamente differente dalla prima ondata. Resta un pericolo reale, ma c’è più consapevolezza nell’affrontarlo, ed è proprio per questa ragione che non sono d’accordo sulle decisioni restrittive di questo Governo”.

La disubbidienza proposta da #ioapro, non è un’inosservanza negazionista di ogni regola anti-Covid. Distanziamento sociale, mascherine e soluzioni disinfettanti non sono in dubbio, ed è previsto il “conto sul tavolo” per le ore 21.45, in modo da rispettare il coprifuoco imposto per le 22.

Le sanzioni poco preoccupano a chi non ha quasi più nulla da perdere e rischia il fallimento della sua attività. Ormai la situazione è tragica, e la scelta di aderire a questa iniziativa è, per molti, come un “all in” in una partita a poker quasi persa. Importante sottolineare che molti studi legali italiani hanno deciso di supportare questa protesta, fornendo gratuitamente supporto legale ad esercenti e clienti: alla probabilità di vedersi notificare una sanzione, si contrappone la certezza di poter fare ricorso gratuitamente, seguiti da un professionista.

#ioapro, anche se non avrò clienti

Sicuramente, ne sono consapevoli gli esercenti, non sarà facile lavorare dal 15 gennaio in poi, andando contro al DPCM in vigore. Nessuna certezza sulla presenza di clienti, ma ciò che conta è dare un segnale forte al Governo.

“Non ha importanza se avrò o meno gente, ma io aprirò perché è arrivato il momento di una disubbidienza civile. Il lavoro è un diritto, e dato che lo stato mi chiede di pagare le tasse, nonostante non abbia incassato un euro, è ora di dire basta” conclude Fierro.

Per molti, aprire o stare chiusi, cambia poco a livello di costi. Soprattutto nelle piccole attività, o a gestione familiare, sono le spese fisse a mettere in ginocchio. Molti esercenti, proprio a dimostrazione che #ioapro è un simbolo di protesta, non presenteranno nemmeno il conto ai loro clienti, ma batteranno lo scontrino fiscale solamente delle donazioni ricevute dagli stessi. Un’offerta libera insomma, credendo ancora nel grande senso civico degli italiani.

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