Smaltimento mascherine e DPI: evitare un disastro ecologico

Guida allo smaltimento dei Dispositivi di Protezione Individuale, per non passare da un’emergenza sanitaria ad un disastro ecologico.

Abbandonate per strada migliaia e migliaia di mascherine, guanti gettati via dopo il loro utilizzo, senza nessuna cura per il benessere del nostro pianeta e per la sicurezza altrui: lo smaltimento dei DPI dovrebbe essere una questione importante per tutti. Sono purtroppo moltissimi gli episodi di dispersione nell’ambiente di guanti e mascherine verificatisi negli ultimi mesi. La riapertura dei luoghi di lavoro e delle scuole, in combinazione con l’obbligo delle mascherine, deve andare di pari passo con una maggior sensibilità verso l’ambiente. Un disinteresse verso il giusto smaltimento dei DPI potrebbe portare dall’emergenza sanitaria a un disastro ecologico.

Coronavirus e superfici

Tutti i virus al di fuori della cellula umana vengono sconfitti facilmente. Il Sars-CoV-2 sembrerebbe molto sensibile alla luce del sole e ai disinfettanti a base di cloro. Ormai è noto, a livello teorico, che il Coronavirus sopravvive da pochi minuti a qualche giorno al di fuori del corpo umano.

Senza sole e in presenza di materiale biologico il virus sopravvive più a lungo; esposto ai raggi UV o in zone sanificate resiste invece molto poco. Questi sono fattori molto importanti, sicuramente da tenere in considerazione, anche per la gestione dei rifiuti.

All’Istituto Superiore di Sanità è attivo un gruppo di lavoro per capire se i rifiuti possano rappresentare un reale veicolo di trasmissione, ma ad oggi non è ancora noto il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici dei rifiuti domestici.

I rischi dell’abbandono dei DPI

Esiste un duplice rischio: sanitario e ambientale. Rifiuti potenzialmente infetti, che andrebbero dunque smaltiti nell’indifferenziata, potrebbero entrare in contatto con chiunque. Il virus, plausibilmente ancora presente sulle superfici dei DPI, potrebbe infettare un nuovo “ospite” e far quindi aumentare il numero dei positivi.

Il danno ambientale è invece molto più reale e chiaramente visibile. La quasi totalità dei dispositivi abbandonati sono realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, ovvero plastica, oppure in nitrile, lattice, Pvc o altri materiali sintetici. Tutti prodotti che abbandonati sui marciapiedi, nei parcheggi e ai bordi delle strade, alle prime piogge rischiano di finire nei tombini, andando direttamente a inquinare fiumi, laghi e mari. Da sottolineare, oltre la tossicità dei materiali per l’ambente, il rischio reale che molti animali selvatici possano morire: ingerendo o rimanendo impigliati nei nostri DPI.

Richard Thompson, professore di biologia marina dell’Università di Plymouth, che ha coniato il termine “microplastica” nel 2004, ha dichiarato: “I governi chiedono a ogni cittadino di indossare una mascherina, ma questo non deve significare creare rifiuti. Manca una riflessione su ciò che accadrà a questi oggetti alla fine del loro ciclo di vita. Se questi prodotti vengono utilizzati per strada, dobbiamo insegnare alle persone come smaltirli”.

Il corretto smaltimento di guanti e mascherine

Le linee guida dell’ISS nell’ultimo rapporto sono chiare. Se appartengono a persone non positive, bisogna trattare i DPI come rifiuti normali, quindi smaltirli negli appositi contenitori per l’indifferenziata, ma con un accorgimento: chiuderli a loro volta in un sacchetto, in modo che non possano entrare in contatto con gli operatori ecologici durante il rituro dell’immondizia. Dove si fa la raccolta differenziata non c’è motivo di sospenderla.

Se i DPI appartengono a persone positive, o sottoposte a quarantena, devono essere utilizzati almeno due sacchetti l’uno dentro l’altro o in numero maggiore se poco resistenti. La raccolta differenziata dev’essere sospesa e tutti i rifiuti prodotti devono essere smaltiti come materiale non riciclabile, ovvero indifferenziato. Utile l’utilizzo di un contenitore a pedale, in modo da evitare il contatto con materiale infetto. I sacchi contenenti i DPI vanno chiusi utilizzando guanti monouso e non vanno schiacciati. Il corretto smaltimento sarebbe giornaliero, secondo le procedure in vigore nel proprio Comune di residenza, considerandoli sempre rifiuti indifferenziati.

In entrambi i casi, conferma l’ISS, lo smaltimento finale dei DPI sarà effettuato attraverso inceneritori e termovalorizzatori. In questo modo il virus, eventualmente presente nei rifiuti domestici, sarà completamente distrutto e si limiteranno il più possibile i danni all’ambiente.

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Arrivate le mascherine: distribuzione porta a porta nel Comune di Gallarate

Sono arrivate oggi pomeriggio le mascherine tanto attese, destinate al Comune di Gallarate, dichiara il sindaco, Andrea Cassani, attraverso un video postato su Facebook.
Il numero esatto delle mascherine è 13.450, delle quali 300 saranno destinate ai volontari della Protezione Civile, e le restanti ai cittadini. Purtroppo però, Gallarate conta più di 54.000 abitanti, quindi l’Amministrazione Comunale ha preso la decisione di destinarle, finché non ne saranno disponibili altre, ai cittadini con più di 65 anni.
Il sindaco comunica, inoltre, che la distribuzione avverrà con modalità porta a porta, tramite i volontari della Protezione Civile, che citofoneranno ad ogni abitazione e consegneranno, previo controllo della Carta d’Identità, la mascherina agli aventi diritto. Questa modalità, sebbene richieda più tempo per la distribuzione, è quella reputata più sicura per la salute dei più anziani, ovvero, i più a rischio. La distribuzione è stato previsto, che avverrà ordinatamente, per rioni, e durerà alcuni giorni; i cittadini riceveranno comunicazione del giorno esatto in cui avverrà la distribuzione nella loro zona, entro il giorno precedente.

Accordo tra Regione e BLS di Cormano: 24 su 24 per la produzione di mascherine

Si è raggiunto l’accordo tra la l’Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (ARIA) e BLS, azienda leader e specializzata al 100% nella produzione di dispositivi di protezione individuale delle vie aeree da oltre cinquant’anni. Nell’headquarters di BLS, a Cormano, sono ora attive 24 ore su 24, 7 giorni su 7, tre linee di produzione di mascherine FFP2 e FFP3 riservate al fabbisogno di Regione Lombardia, utilizzate con efficace protezione contro il Covid-19. L’azienda ha assunto 30 nuovi dipendenti in modo da non fermare mai il ciclo produttivo, che passa così da 2 a 3 turni nelle ventiquattr’ore.


“L’aumento esponenziale di ordini e richieste ha reso la situazione estremamente mutevole: quotidianamente dobbiamo ripianificare la produzione e l’approvvigionamento delle materie prime, anche in base alle urgenze stabilite dal Governo” spiega l’Ing. Pier Paolo Zani, amministratore delegato di BLS “solo nelle ultime settimane l’azienda ha ricevuto ordini per diversi milioni di pezzi. Per questo abbiamo fatto una scelta responsabile di aumentare il più possibile la produzione, ridisegnando le linee e i processi per dare priorità alla fornitura di ospedali, istituzioni, forze dell’ordine e numerosi clienti del settore industriale, affinché anche le aziende italiane possano continuare il loro lavoro”.

I prodotti BLS sono infatti certificati come DPI secondo lo standard EN149:2001+A1:2009 in classe FFP2 e FFP3 e corrispondono alle indicazionidell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); inoltre i respiratori BLS sono marcati CE secondo il Regolamento Europeo (UE) 2016/425 (Dispositivi di Protezione Individuale)


BLS sottolinea che il prezzo ai propri canali di vendita non ha subito variazioni dopo l’inizio della pandemia, anzi, condanna i rincari e le speculazioni di aziende concorrenti e distributori finali.

BLS non vende a privati, nè a possessori di P. Iva, ma solo ai grandi distributori. L’azienda momentaneamente rifiuta, attraverso una registrazione audio, le telefonate in ingresso per dedicarsi al 100% alla produzione; si chiede anche di non presentarsi alla sede, in quanto per motivi di sicurezza sanitaria è vietato l’accesso ai non addetti.