Stesso settore merceologico, chi resta aperto e chi chiuso?

La confusione sulle aperture e chiusure di negozi e centri commerciali regna sovrana ai tempi del Covid: non solo per i clienti, ma anche per gli stessi esercenti

Nell’ultimo mese è capitato di notare che nei fine settimana e nei prefestivi alcuni grandi negozi, sebbene vendessero prodotti considerati di “prima necessità” dalle restrizioni imposte dal Governo, siano rimasti chiusi. Il fatto che però incuriosisce è che, spostandosi ad altre realtà dello stesso settore merceologico, si trovassero attività aperte. Esempio lampante: negozi di attrezzature e bricolage.

Constatato personalmente, il 7 di dicembre recandomi al Bricocenter di Olgiate Olona, per cercare un ricambio a causa di un guasto a casa, l’ho trovato chiuso. Pensando ad un probabile problema tecnico, considerato che le luci erano accese ed il personale al lavoro, mi recai al BricoIo di Verghera: regolarmente aperto. Parlando con un amico ebbi poi conferma che anche il colosso Leroy Merlin quel giorno era regolarmente aperto al pubblico.
Da lì a qualche giorno tornai per altri acquisti al Bricocenter ed il personale mi disse che avevano provato di tutto, ma era stato loro vietato di tenere aperto nei fine settimana e nei prefestivi da lì al 6 gennaio.
Il 6 gennaio è passato ed il divieto, pare essere stato prorogato per tutto il mese di gennaio 2021.

Ricordiamo che questi negozi vendono articoli che sono considerati di prima necessità: componenti per le riparazioni domestiche, materiali di consumo, prodotti per pulizia e disinfezione, e non ultimo il pellet, che per molti è ormai il combustibile primario per il riscaldamento domestico.

Il problema delle isole commerciali

La risposta ufficiale che viene data dal personale del negozio è che, quel negozio, come altri della catena, si trovano in un’area definita “isola commerciale” e pertanto, in queste aree solo le attività commerciali che vendono generi alimentari possono restare aperti durante questo periodo.

Molti avranno notato che anche Obi Italia, si trova spesso in aree che potrebbero essere definite “isole commerciali”, ma che rimangono comunque aperti. Per l’appunto, Leroy Merlin, nel caso specifico del punto vendita di Solbiate Arno, si trova sul lato opposto della strada dove sorgono Tigros e McDonald’s. Probabilmente, avendo tempo e voglia, se ci mettessimo a circolare per la provincia troveremmo situazioni analoghe in altri settori: dell’abbigliamento ai dispositivi elettronici.

Da sottolineare che spesso, all’interno dello stesso centro commerciale, i negozi della galleria siano chiusi, mentre si possano acquistare gli stessi prodotti nelle corsie del supermercato lì presente.

Stesso settore merceologico, uno chiuso e un altro aperto: come risolvere?

Sicuramente la differenza tra un negozio e l’altro, se non in pochi casi, non è questione di furbizia del negoziante o di mancanza di rispetto delle norme imposte. Forse la risposta è semplice: tutti questi DPCM transitori sono prolissi, a volte scritti male e lacunosi. Lasciano troppo spazio all’interpretazione.
Certamente un modo per evitare questa problematica, semplificando la vita a clienti e commercianti, ci sarebbe: chiarezza e praticità nei Decreti. Forse sarà un’utopia, ma la speranza è che Governo ed Amministrazioni, emanassero Decreti e limitazioni in modo chiaro, senza discriminazioni ed usando il buonsenso.

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Tempo di regali: perché comprare nei piccoli negozi?

Comprendere i vantaggi di comprare nei piccoli negozi per salvare l’economia.

Il commercio negli ultimi anni è cambiato moltissimo, rispecchiando l’evoluzione delle dinamiche sociali. Soprattutto dopo la crisi economica iniziata nel 2008, sono state completamente stravolte le abitudini con cui i consumatori acquistano nelle botteghe.

Ultimamente i vari DPCM ci stanno portando a spostarci sempre meno dalle nostre abitazioni. Comprare nei piccoli negozi, ancora presenti nei nostri paesi o città, porta però a numerosi vantaggi che abbiamo spesso sottovalutato.

I vantaggi per il consumatore

Qualità del prodotto

Acquistare nei negozi di vicinato, permette al consumatore di poter usufruire di servizi e prodotti di maggior qualità.
Il negozio di vicinato generalmente si rifornisce da produttori locali, alimentando il cosiddetto Made in Italy, famoso in tutto il mondo per le sue eccellenze. La grande distribuzione (GDO) opta invece per una scelta differente: prodotti provenienti da ogni parte del mondo, con l’obiettivo di abbassare i costi a discapito della qualità.

Varietà di prodotto

La GDO ha la tendenza di appiattire l’offerta di prodotti, al fine di essere competitiva principalmente sul prezzo. Un fruttivendolo di quartiere, o un macellaio, ci permette di trovare prodotti con delle specifiche e delle varietà totalmente differenti rispetto a un grande centro commerciale.
Queste differenze si notano maggiormente nel settore alimentare, ma anche in molti altri settori si può notare questa logica.

Servizio personalizzato

Le piccole attività locali, grazie alla loro dimensione ridotta, hanno modo di seguire con più attenzione il cliente. Molto spesso il commesso è anche il proprietario dell’attività, con un’esperienza decennale nel settore.
Poter farsi consigliare da persone esperte, qualificate e che amano il loro lavoro, è forse uno dei maggiori vantaggi per il consumatore.
Da non sottovalutare la possibilità di creare un rapporto più umano tra consumatore e commerciante, che generalmente porta a prezzi scontati o flessibili.

Vantaggi per l’economia

Capacità di adattamento

I negozi di vicinato hanno una capacità di adattamento maggiore rispetto ai centri commerciali. Questo sembrerà sicuramente strano, visti i numerosi negozi che negli anni, e soprattutto negli ultimi mesi, hanno abbassato la saracinesca per sempre. Però rispetto al commercio all’ingrosso, sono in grado, secondo stime Istat, di perdere fino al 1,65% in meno di posti di lavoro in tempi di crisi. Inoltre hanno riprese economiche più rapide non appena la domanda di acquisto torna a crescere.

Essere piccoli non è uno svantaggio, anzi, il più delle volte permette azioni di adattamento più rapide rispetto a chi ha una struttura più complessa ed imponente.

una rete di commercio territoriale

Le piccole attività di vicinato hanno la positiva particolarità di collaborare con altre attività presenti sul territorio. Infatti, i piccoli negozi acquistano prodotti da attività che risiedono nelle vicinanze, creando una rete commerciale territoriale. Secondo le ultime stime, i piccoli negozi (media italiana) acquistano oltre il 65% di ciò di cui necessitano presso aziende locali.

La GDO, al contrario, sfrutta economie di scala e logistica, che gli permette di accedere a prodotti provenienti dall’altra parte del mondo, al solo fine, come già accennato, di abbattere drasticamente il prezzo, spesso a discapito della qualità.

Maggiori risorse sul territorio

Le piccole attività, che abbiano sede fissa o siano ambulanti, pagano le tasse agli enti locali: per gli immobili posseduti o per l’occupazione di suolo pubblico. Nonché le tasse d’esercizio allo Stato.
Ciò non accade per esempio per gli e-commerce, che nella maggioranza dei casi non dispongono di immobili.
La GDO, invece, spesso detiene la propria liquidità monetaria, e la sede legale, in paradisi fiscali; Paesi differenti da quelli dove produce gli utili.
Da non sottovalutare che dove la presenza di attività locali è maggiore, gli stipendi siano proporzionalmente maggiori, generando minor disoccupazione e diseguaglianze sociali.

Vantaggi sociali

maggiori posti di lavoro

La gestione di un negozio al dettaglio non è semplice, e necessita di grandi sforzi. Per questo motivo i piccoli negozi offrono maggiori opportunità lavorative sul territorio di quante non ne offrano i centri commerciali, o ancor peggio, gli e-commerce.

Uno studio dell’ America Economic Association stima che per ogni 10 milioni di euro di fatturato, il commercio locale offre fino a 47 posti di lavoro, contro i 19 degli e-commerce.

Maggiore sicurezza

I negozi di vicinato possono essere considerati dei veri e propri presidi per le vie dei paesi, delle città e soprattutto per le aree più periferiche.

Ad esempio, a cavallo degli anni ’80 e ’90 la città di New York era una delle città più pericolose al mondo dover passeggiare la sera. Grazie a un sistema di incentivi per mantenere l’illuminazione delle vetrine accese anche nelle ore notturne, il tasso di criminalità è precipitato molto rapidamente.

Punti d’incontro e di aggregazione

Un altro importante vantaggio delle attività di vicinato: i rapporti sociali. Spesso, infatti, i piccoli negozi si trasformano in veri e propri punti di aggregazione, oltre che semplici attività di vendita.
Questo accade soprattutto per chi non è autonomo negli spostamenti: gli anziani e i più giovani. Queste due fasce d’età opposte preferiscono spostamenti brevi e in luoghi facilmente raggiungibili.

Le botteghe ed i piccoli negozi diventano così luoghi dove ci si incontra, si scambiano quattro parole e si mantengono vivi i rapporti interpersonali, anche tra persone di età molto differenti. Quanti nel periodo di lockdown, facendo acquisti nei piccoli negozi, hanno fatto nuove conoscenze di abitanti dello stesso quartiere o dello stesso paese?

Attività culturali e sportive

Le attività di vendita al dettaglio solitamente investono più di altre in eventi organizzati sul territorio.
I piccoli negozi funzionano bene se viene mantenuto stabile un flusso di persone nei centri abitati o nei paesi. Proprio per questo motivo è importante per loro mantenere vivo il senso civico e di aggregazione, anche attraverso l’organizzazione o la sponsorizzazione di eventi.
Sono spesso i piccoli negozi a sponsorizzare gli eventi sportivi dei più giovani, oppure eventi culturali per adulti e anziani.

Vantaggi per l’ambiente

Risparmio energetico

Le botteghe ed i piccoli negozi hanno un minor impatto sull’ambiente di quanto non abbiano i grandi centri commerciali. Ambienti più piccoli da riscaldare e da illuminare corrispondono infatti ad un minor sfruttamento dell’ambiente per produrre energia.

Ecosostenibilità

Risulta ovvio che se i prodotti sono a kilometro zero, o comunque provenienti da filiera corta, abbattono l’inquinamento dovuto al loro trasporto, ed anche il traffico sulle strade ed autostrade.

I prodotti che provengono da altre parti del Mondo, inoltre, hanno bisogno di imballaggi differenti, e spesso non riciclabili. Quante volte ordinando su internet ci si accorge che è più l’imballo della merce?

La speranza è che questo brutto periodo di pandemia possa portare anche qualcosa di positivo: un ritorno al piccolo, al commercio di vicinato.

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18 Maggio 2020 – L’economia italiana riparte

“Da lunedì compiremo un altro importante passo avanti verso la nuova normalità. Sono certo che i lombardi sapranno agire responsabilmente e nel rispetto delle regole”, con queste parole il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha anticipato i contenuti dell’ordinanza che regolarizzerà la riapertura della maggior parte delle attività a partire da domani, 18 maggio e che sarà in vigore fino a fine mese.
L’Ordinanza Regionale verrà emanata ufficialmente, e senza sorprese, non appena entrerà in vigore il nuovo DPCM sulle riaperture.

Conte, infatti, si è espresso ieri a riguardo: “Regione Lombardia affronta una prova più difficile rispetto ad altre regioni. Consiglio a tutti i lombardi di essere particolarmente attenti, di fidare nel principio di auto-protezione”, ed ha poi sottolineato: “il Governo non ha motivo per dire alla Lombardia di non aprire, può tranquillamente, facendo proprie valutazioni in termini di responsabilità, decidere di aprire, come ogni Regione”.

Ecco quindi i punti chiave della ripartenza italiana post picco pandemico:


SPOSTAMENTI
Restano vietati gli spostamenti verso altre regioni (fino al 3 Giugno) sia con mezzi di trasporto pubblici sia privati, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
Liberi gli spostamenti all’interno della Regione, senza più l’obbligo di autocertificazione.

QUARANTENA
Permane il divieto di mobilità dalla propria abitazione per tutti coloro che sono sottoposti alla misura di quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus Covid-19.

ASSEMBRAMENTI
Restano vietati gli assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico si svolgeranno, ove ritenuto possibile, sulla base dell’andamento dei dati epidemiologici.

RISTORANTI, BAR E PUB
Potranno riaprire con una serie di regole speciali, tra le quali un’adeguata informazione, utilizzo di mascherine e guanti per il contatto con i clienti, nonché igienizzazione dei prodotti. I locali dovranno inoltre:

  • privilegiare l’accesso tramite prenotazione, garantendo distanze di sicurezza e/o contingentare gli ingressi;
  • privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici), garantendo il distanziamento di almeno 1 metro tra i presenti;
  • disporre i tavoli in modo che le sedute garantiscano il distanziamento sociale interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti. La distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite ‘droplet’;
  • è consentita la consumazione al banco solo se può essere assicurata la distanza interpersonale di sicurezza;
  • restano vietati i buffet.

COMMERCIO AL DETTAGLIO
Restando in vigore il divieto di assembramenti e l’obbligo di distanziamento sociale, gli accessi verranno contingentati. In caso di vendita di abbigliamento: dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia e toccare la merce.

SERVIZI ALLA PERSONA (PARRUCCHIERI ED ESTETISTI)
Consentiranno l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione, igienizzazione e controllo della temperatura corporea prima dell’accesso.

FUNZIONI RELIGIOSE
Saranno consentite le cerimonie religiose, con l’obbligo di indossare le mascherine, mantenere il distanziamento sociale e l’igenizzazione delle superfici al termine di ogni funzione.

Da domani anche i cittadini potranno dimostrare che l’Italia vuole ripartire; ricominciando ad acquistare nei negozi, frequentando bar ed organizzando cene nei ristoranti preferiti, usufruendo di parrucchieri, barbieri ed estetisti, nel rispetto delle norme, ma senza farsi prendere dalla fobia del contagio. L’Italia non è solo decreti e divieti, ma persone!