Modifica costituzionale approvata! Risparmio dubbio, ma certa la minor rappresentanza

L’entrata in vigore della nuova legge, il possibile Brescellum e il confronto con l’Europa: l’importante è risparmiare un euro e pochi centesimi.

Il referendum confermativo del 20 e 21 settembre, cha ha visto alle urne il 53,8% degli aventi diritto, ha confermato la modifica della Costituzione Italiana. Il 69,64% dei votanti si è espresso in modo favorevole alla riforma, che dovrebbe ridurre i costi del Parlamento riducendo però il numero dei rappresentanti dei cittadini.
In cosa consiste la riforma lo sappiamo: si riduce il numero dei deputati, che dagli attuali 630 passano a 400, ed il numero dei senatori, dagli attuali 315 diventano 200.

Ma quando entrerà in vigore?

La legge approvata attraverso il referendum confermativo, che dunque non necessitava di alcun quorum, è già in vigore, ma produrrà i suoi effetti a partire da 60 giorni dalla sua entrata in vigore.

Se per ipotesi si andasse a votare per eleggere il nuovo governo entro novembre, i cittadini sarebbero chiamati ad eleggere sempre 945 parlamentari. Ma ciò difficilmente potrà succedere, in quanto, prima che agli italiani sia concesso di tornare ad esprimersi, dovrà essere approvata la nuova legge elettorale, in modo che sia compatibile con il taglio dei parlamentari.

Nessun senatore o deputato che sarà giudicato “di troppo” perderà il posto di lavoro in questi giorni. I risultati della riforma si potranno vedere solo dopo le prossime elezioni politiche.

Nuova legge elettorale? D’obbligo il condizionale per il Brescellum

Stando agli ultimi accordi raggiunti dalle forze politiche, che però in Italia si sa, possono cambiare nel tempo di un aperitivo, la nuova legge, soprannominata Brescellum (dal propositore grillino Giuseppe Brescia), dovrebbe essere ispirata dal modello tedesco.

Nel dettaglio il Brescellum, è un sistema di voto totalmente proporzionale. Con il condizionale obbligatorio, dovrebbe essere basata su quattro punti cardine: abolizione dei collegi uninominali, soglia di sbarramento nazionale fissata al 5%, impianto proporzionale e diritto di tribuna.

Non si escludono però modifiche dell’ultimo momento: i renziani e la sinistra spingono, infatti, per un abbassamento della soglia di sbarramento almeno al 4% (attualmente è in vigore al 3%); mentre il Movimento 5 Stelle vorrebbe introdurre le preferenze per quanto riguarda le liste.

La struttura di Camera e Senato dovrebbe invece restare invariata, vale a dire che dovrebbe rimanere stabile il bicameralismo “perfetto”, a meno che tra una cena e un aperitivo politico, non intervengano ulteriori riforme costituzionali.

Il confronto tra Italia e resto d’Europa

Camera e Senato saranno ridimensionate del 36,5%. Andranno a casa, o meglio ad occupare altre cariche e funzioni pubbliche, 315 parlamentari. Se oggi abbiamo un deputato ogni 96 mila abitanti, alle prossime elezioni ne avremo uno ogni 151 mila. Quanto ai senatori, se oggi ne abbiamo uno per ogni 188 mila abitanti, in seguito sarà solo uno ogni 302 mila.

Forse non molti tra i 17 milioni di italiani che si sono espressi favorevoli alla riforma sanno che, l’Italia, con la nuova legge appena approvata approvata, sarà la nazione europea con la più bassa rappresentanza parlamentare, seconda sola alla Germania.

Un risparmio di milioni di euro?

Uno dei punti chiave per cui molti hanno deciso di approvare la riforma: il risparmio. Ma quanto si va a risparmiare rinunciando a circa un terzo dei nostri rappresentanti?

Anche Paperon de’ Paperoni della Disney, che tutti conoscono per la sua avidità, si sarebbe accorto che il risparmio non è proporzionale alla rappresentatività che ci siamo negati. Ogni italiano risparmierà infatti ben 1 euro e 55 centesimi all’anno.

Come? Così poco? Purtroppo si. Mediamente si calcola una spesa di 19 mila euro al mese, per ciascun deputato, e tra i 20 e i 21 mila euro al mese per ciascun senatore, inclusi i rimborsi. Quindi si arriverebbe ad un risparmio di circa 53 milioni di euro dalla Camera e di 29 milioni di euro dal Senato, almeno in teoria, ma in pratica c’è da tener conto di un altro dettaglio: parte di questi soldi torna nelle Casse dello Stato sotto forma di tasse. Il risparmio netto sarebbe quindi di circa 64 milioni di euro l’anno.

A questo punto aggiungiamo a questa cifra le “spese generali” che verrebbero tagliate, come gestione degli uffici, dalla cancelleria, i telefoni ecc.. che per eccesso quantifichiamo in altri 30 milioni di euro.

Calcolatrice alla mano, spalmando i 93 milioni di euro su 60 milioni di cittadini italiani, troviamo il grande risparmio annuo per ogni cittadino: l’euro e mezzo che anche Zio Paperone avrebbe speso per essere giustamente rappresentato.

“Una giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare: chi vuole risparmiare sempre è perduto, anche moralmente”

Theodor Fontane

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato

Il referendum taglia parlamentari: le date, gli orari e l’analisi dei numeri dei parlamentari italiani

Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, previsto per il 9 marzo 2020, e posticipato al 20 e 21 settembre, a causa della pandemia di Covid, è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale.


Qualche numero

Il testo di legge, approvato in via definitiva già l’ 8 ottobre dell’anno scorso, prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento. I seggi della Camera passerebbero quindi da 630 a 400 e i seggi elettivi del Senato da 315 a 200.

L’eventuale approvazione della legge colpirà anche la Circoscrizione Estero: i deputati passerebbero da 12 ad 8 e i senatori da 6 a 4.

La riduzione dei senatori comporterà anche la riduzione del numero minimo di senatori eletti da ogni Regione. In caso di conferma della legge proposta si passerà da un minimo di 7 elettori ad un minimo di 3. Ci sono due eccezioni: Molise e Val d’Aosta, che manterranno rispettivamente un minimo di 2 senatori la prima e 1 la seconda.


Quando e chi potrà voterà?

Al fine di evitare assembramenti, i seggi per le votazioni saranno aperti per due giornate. Il 20 settembre sarà possibile esprimere la propria preferenza dalle ore 7:00 alle ore 23:00, mentre il 21 settembre dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Al referendum costituzionale potranno votare tutti i cittadini italiani che alla data del 20 settembre abbiano compiuto i 18 anni. Saranno necessari: un documento d’identità in corso di validità e la tessera elettorale.


Come si voterà?

Agli elettori sarà consegnata una scheda elettorale con la domanda per cui si è chiamati alle urne:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente -Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari-, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?”

Sarà sufficiente segnare una croce: sul “Sì”, se si è favorevoli alla legge proposta; sul “No”, se si intende bocciare la modifica costituzionale. Barrando entrambe le caselle, ovviamente, il voto sarà nullo.

Si ricorda la particolare importanza del voto, in quanto, essendo un referendum confermativo, non sarà necessario il raggiungimento del quorum, ovvero non sarà necessario il voto del 50% + 1 degli aventi diritto.


Perché votare a favore?

La riforma sul taglio dei parlamentari porterà, secondo gli esperti pro-referendum, a un risparmio di circa 100 milioni di Euro all’anno, prendendo in considerazione anche indennizzi e rimborsi. Secondo gli schieramenti politici favorevoli alla riforma, i quasi 945 parlamentari sono troppi per l’Italia. Il taglio dovrebbe rendere più efficiente il lavoro dei due rami del Parlamento. Si dovrebbe mettere la parola “fine” ad un’eccessiva frammentazione anche all’interno degli stessi partiti, e quindi “fine” anche a dibattiti infiniti ed inconcludenti.


Perché essere contrari?

Una delle motivazioni principali è il calo della rappresentatività. Il taglio dei parlamentari porterebbe un singolo parlamentare a rappresentare una maggior numero di cittadini, e le minoranze sarebbero ancor meno rappresentate di quanto lo siano adesso. Da non sottovalutare che le Regioni più piccole saranno penalizzate al Senato, in quanto perderanno rappresentanti. Ovviamente, per gli esperti anti-riforma, il taglio dei parlamentari porterà ad un risparmio molto inferiore ai 100 milioni di Euro, calcolabile in circa 90 centesimi di Euro/annui pro-capite.


Il numero dei parlamentari italiani rispetto alle altre nazioni europee

L’Italia, sebbene sia il secondo Paese in Europa per numero di parlamentari assoluto, secondo solo al Regno Unito che ne conta 1430, non lo è assolutamente per numero di parlamentari per abitante.
Nei grafici viene mostrata la situazione attuale, e la situazione dopo un’eventuale approvazione della legge per cui ci si recherà alle urne.

Ti è piaciuto l’articolo?

News24.varese.it è completamente gratuito e privo di pubblicità negli articoli grazie alle donazioni degli utenti. Aiutaci a migliorarlo e a mantenerlo libero con una tua donazione.

€2,00

Iscriviti gratuitamente alla newsletter e tieniti sempre aggiornato